Dinanzi Alassio

Isola di Gallinara venduta per 10 milioni di euro

A vendere sono stati i nove gruppi familiari piemontesi e liguri che per oltre 40 anni l’hanno posseduta in comproprietà.

Isola di Gallinara venduta per 10 milioni di euro
03 Agosto 2020 ore 10:12

La notizia fa scalpore: l’unica vera isola della Liguria (dalla curiosa forma apparente di una tartaruga) è stata venduta ad un magnate ucraino per oltre 10 milioni di euro.

Isola di Gallinara

Olexandr Boguslayev, 42 anni, ucraino residente nel Principato  di Monaco ma con cittadinanza a Grenada, isola caraibica, è il nuovo proprietario dell’isola di Gallinara, posta davanti alle cittadine di Albenga e Alassio. A vendere sono stati i nove gruppi familiari piemontesi e liguri che per oltre 40 anni l’hanno posseduta in comproprietà. La Gallinaria Srl, con sede a Novara, era società che si faceva carico della sua salvaguardia.

Un po’ di storia

L’isola prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, come riportano Catone e Varrone. Fu il rifugio di san Martino di Tours verso la fine del IV secolo e del monastero di San Martino fondato dai monaci colombaniani di San Colombano d’Irlanda sepolto nell’abbazia di Bobbio che porta il suo nome, in epoca longobarda e successivamente confluito con Bobbio alla regola benedettina. Dopo le invasioni saracene del IX e X secolo l’edificio monastico venne ricostruito dai benedettini. Nel 940 il vescovo di Albenga Ingolfo assegnò ai monaci il monastero di San Martino in Albenga, che divenne la sede in terraferma dell’abbazia, assieme alla basilica di San Calocero e alla chiesa di S. Anna ai Monti e in seguito anche la Chiesa di Santa Maria in Fontibus e altri possedimenti dei dintorni. Nel 1011 l’abbazia è documentata e denominata come monastero dei santi Maria e Martino con vasti possedimenti e del feudo del contado ingauno, un territorio che va da Sanremo a Finale Ligure, con capoluogo Albenga.

Veduta dell’isola

Nel 1044 ottenne da papa Benedetto IX l’esenzione dalla giurisdizione vescovile e ottenne diverse proprietà e munificenze in Italia, in Catalogna e Barcellona, in Provenza specie nella zona di Fréjus (fra cui la chiesa di San Leonzio) e in Corsica. Nel 1064 la marchesa Adelaide di Susa donò il monastero e i suoi possedimenti ingauni e di Porto Maurizio all’abbazia di Abbadia Alpina di Pinerolo. Ma nel 1169 con la bolla di papa Alessandro III l’abbazia divenne autonoma e indipendente e venne posta sotto la diretta protezione della Santa Sede. A partire dal XIII secolo, il monastero subisce una progressiva decadenza finendo sotto il controllo genovese. Nel 1473, con la morte dell’abate Carlo Del Carretto, e per due secoli l’abbazia venne trasformata in commenda e assegnata alla famiglia Costa. Nel XVII secolo la commenda passo ai vescovi di Albenga, finché nel 1842 il monastero e l’intera l’isola vennero venduti a privati.

I ritrovamenti

Nei fondali circostanti l’isola sono stati trovati vari relitti e manufatti, risalenti in alcuni casi al V secolo a.C. e identificati come provenienti dalla zona di Marsiglia, per via dei commerci avvenuti in passato. Svariati reperti sono conservati nel Museo navale romano di Albenga presso il palazzo Peloso Cepolla, tra cui molte anfore di epoca romana dal periodo repubblicano fino al VII secolo. Nino Lamboglia effettuò qui il primo recupero subacqueo della storia nel 1950.

Nel 1989 l’isola è stata dichiarata riserva naturale, vi soggiorna sempre un guardiano per preservarla dagli incendi e curando gli oltre dieci chilometri di sentieri che l’attraversano.

Dista 1,5 km dalla costa, dalla quale è separata da un canale profondo in media 12 metri. E’ sede di una delle più grandi colonie di nidificazione dei gabbiani reali nel mar Ligure. Ha le coste frastagliate e tra queste è situato un porticciolo.

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