Nuova legge sulla montagna: scontro politico sulla classificazione dei Comuni e sul Fondo FOSMIT. Tra difesa delle risorse e accuse di immobilismo, Regione, opposizione e Uncem si confrontano sugli effetti della riforma nazionale per le Terre Alte.
Nuova legge sulla montagna: scontro politico
La nuova legge nazionale sulla montagna e la conseguente riclassificazione dei Comuni montani accendono il dibattito politico e istituzionale anche in Piemonte. Da un lato la Regione rivendica un lavoro di tutela dei territori e una posizione più favorevole nella ripartizione del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT); dall’altro, l’opposizione denuncia un impatto pesante per numerosi Comuni esclusi e accusa il Governo e la Giunta regionale di aver tradito le Terre Alte.
L’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo
Secondo l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo, il Piemonte ha affrontato una revisione «complessa ma necessaria» con l’obiettivo di limitare le penalizzazioni. La nuova normativa, introdotta con la legge 131/2025, prevede criteri più stringenti di tipo morfologico e territoriale: in questo contesto, la Regione sostiene di aver contenuto l’impatto al 16%, contro una media nazionale che in alcune aree arriva al 30%. Un risultato che, sul piano finanziario, consentirebbe al Piemonte di rafforzare il proprio peso nella distribuzione del FOSMIT e di continuare a sostenere servizi, infrastrutture e sicurezza del territorio montano. La Regione ha inoltre chiesto, insieme ad altre, un rinvio della trattazione per approfondire criteri ritenuti ancora poco condivisi.
I consiglieri regionali di opposizione
Di tutt’altro avviso i consiglieri regionali del Partito Democratico Mauro Calderoni, Fabio Isnardi, Emanuela Verzella e Domenico Ravetti, che parlano di una riforma «ingiusta e miope». Secondo il PD, oltre 1.100 Comuni verrebbero esclusi pur essendo territori fragili e strategici, con conseguenze gravi su manutenzione del territorio, difesa idrogeologica, servizi essenziali e Unioni montane. Particolarmente colpite, a loro dire, le province di Cuneo, Asti, Alessandria, VCO e anche diverse realtà del Torinese. Da qui l’accusa alla Regione di non aver difeso con sufficiente forza i propri territori.
Il presidente nazionale UNCEM Marco Bussone
Sulla necessità di abbassare i toni interviene Uncem. Il presidente nazionale Marco Bussone invita a evitare scontri e divisioni tra territori e sindaci, ribadendo come classificazioni rigide e uniformi non siano la soluzione e chiedendo di concentrarsi invece su politiche concrete per lo sviluppo delle montagne.
La partita, intanto, resta aperta. La seconda fase della riforma dovrà integrare criteri socio-economici, decisivi per l’accesso a agevolazioni e incentivi. Ed è su questo passaggio che si giocherà il futuro di molte comunità delle Terre Alte piemontesi.