L'intervista

Ivrea verso il 2026: l’anno del PNRR e il futuro della città secondo Chiantore

Tra le prime scadenze c’è la «zona rossa» da rinnovare entro gennaio 2026 alla stazione ferroviaria.

Ivrea verso il 2026: l’anno del PNRR e il futuro della città secondo Chiantore

Di Elisabetta Signetto

Il 2026 sarà l’anno del PNRR e sarà segnato da importanti punti di svolta per la città, come ha spiegato il sindaco di Ivrea, Matteo Chiantore (Pd).

Con quale aggettivo definisci l’anno che sta per concludersi? Il 2025 è stato…

«Voglio usare l’aggettivo giusto: è stato entusiasmante, carico. Finalmente hanno iniziato a prendere forma una serie di progetti: si stanno concludendo quelli dell’Amministrazione precedente e delle progettualità che stiamo per mettere a terra. E questo ci fa fare una riflessione su quelli che sono i tempi della pubblica amministrazione, ed è vero che un mandato non basta. Da fuori non si comprende questa cosa, invece quando ti trovi a dover gestire, vedi come la burocrazia incida, nonostante si abbiamo funzionari validissimi. Da quando hai l’idea a quando la realizzi passa un tempo che ti fa sentire come “un leone in gabbia”. Ora finalmente iniziamo a mettere qualcosa a terra: sono andato a ritirare le chiavi de La Serra, alcuni progetti sono stati affidati, partecipiamo ad alcuni bandi, poi l’affidamento dei campi da tennis e piazza Freguglia che sta cambiando. Quindi, direi entusiasmante e stimolante».

Quali progetti concretizzati nel 2025 per te sono da «incorniciare»?

«Per il 2025 l’opera più importante è quella dei Bastioni al Castello, vedere erigere questa scala e vedere nella realtà prendere forma al progetto sulla carta è una bellissima soddisfazione. Non è un’opera, ma anche l’assegnazione dei campi da tennis in via Cascinette è importante, perché si riqualifica un’area. Per me, come per tutti i cittadini, tutte le volte che passavo di lì era un colpo al cuore vederla abbandonata».

Quale o quali, invece, «da dimenticare»?

«Non posso dire di aver vissuto un’esperienza da dimenticare, semmai qualcosa su cui riflettere e qualcosina da ripensare meglio in alcune circostante. Soprattutto, dobbiamo tenere un costante dialogo con i cittadini, perché non è mai abbastanza. Ci sono scelte che vanno spiegate e non basta averle scritte su un programma o parlare con i giornalisti, il confronto deve andare fino in fondo, con tutte le persone interessate, perché spesso le notizie, non per colpa della stampa o di qualcuno, arrivano distorte al cittadino. Ad esempio, per il Piano di mobilità sostenibile il messaggio arrivato è “domani chiudiamo il Borghetto”. Ma non è così. Dobbiamo lavorare sul dialogo con il cittadino, perché vuole essere ascoltato. E’ difficile arrivarci, ma dobbiamo farlo».

Il 2026 sarà «l’anno del Pnrr» e, salvo proroghe, buona parte dei cantieri in corso in città dovrà concludersi: quale sarà la prima opera da inaugurare?

«In questo momento sono in dirittura d’arrivo i Bastioni del Castello, come già detto, ed i lavori all’asilo Olivetti che è una grandissima soddisfazione. Sto andando spesso a visitare il cantiere, stanno installando gli infissi e c’è un grande entusiasmo come quello prima del Natale. Sicuramente entro la primavera saranno finiti, perché dovremo poi iniziare con l’allestimento del mobilio. A settembre, alla prima campanella, i bambini entreranno all’asilo Olivetti, quello che abbiamo visto tutti sui libri di scuola, ed è una bella soddisfazione penso per tutti».

Quale sarà, invece, l’ultima da portare a termine?

«Sicuramente uno, che poi è anche uscito dal Pnrr e non è un’opera del Comune, ma ci sentiamo direttamente coinvolti, è l’elettrificazione della ferrovia. Contiamo che in primavera i lavori alla galleria e dei sotto servizi possano finire, dopodiché ci sarà l’ultima fase di rifacimento della strada. E poi Palazzo Giusiana, anche questo uscito dal Pnrr e in parte rifinanziato, verrà avviato il prossimo anno. Infine la demolizione dell’ex Cena, perché è un altro tassello per dare forma ad un nuovo progetto».

Tra le prime scadenze del prossimo anno, c’è la «zona rossa» (a fine gennaio 2026) alla stazione ferroviaria: a fronte dell’attuale situazione e poi con l’avvicinarsi dei giorni clou dello Storico Carnevale dovrà essere nuovamente prorogata?

«Sicuramente ne farò richiesta. Ma va definito questo termine: zona rossa si traduce in un maggior presidio delle Forze dell’ordine e significa più agenti in quella zona. Se il concetto è questo dovremmo estenderlo a tutta l’Italia, perché in Italia servono più agenti e le Forze dell’ordine sono sotto organico. Sicuramente chiederemo la proroga, anche perché con la manifestazione del Carnevale e con i lavori dell’elettrificazione in corso il maggior presidio, per me, dovrà durare fino alla fine del cantiere. In quanto fino ad allora Ivrea sarà la fine corsa della tratta ferroviaria e per giocoforza determinati fenomeni si stanno concentrando qua».

In prossimità dell’anno nuovo si è soliti stilare una lista di «buoni propositi»: declinandoli in senso amministrativo, quali saranno le priorità per la città? E perché?

«La priorità della città, al di là di chiudere i progetti, sarà iniziare a concentrarci su manutenzioni e verde, perché la città ne ha bisogno, nel corso dell’ultimo decennio sono state un po’ trascurate e la città comincia a portarne i segni tra rotture e danneggiamenti a catena. Bisogna dare un giro di manutenzioni, vogliamo potenziare le risorse già stanziate e concentrarci sulla pulizia della città, perché una città che vuole candidarsi a sito d’interesse deve essere pulita. Non è semplice, perché abbiamo anche tante cose che non si vedono: quando il Comune stanzia centinaia di migliaia di euro per sistemare una scuola non si vede, come invece sistemare un marciapiede».

Una tradizione di Capodanno è quella di gettare qualcosa del «passato» per far spazio a qualcosa del «futuro», perché il nuovo anno nel significato di nuovo inizio è anche sinonimo di cambiamento: quale sarebbe la trasformazione necessaria per la città? Cosa andrebbe lasciato e a cosa bisognerebbe dare più spazio?

«Dovremmo proporci un po’ più di ottimismo e lasciarci alle spalle un po’ di vittimismo, sicuramente ci sono delle difficoltà ma non è piangendoci addosso che le risolveremo, serve guardare al futuro con maggiore ottimismo su nuove opportunità che si stanno aprendo nell’ambito del turismo, ed altre che dovremmo cercare nel settore dell’innovazione per andare a sfruttare tutte le professionalità sul territorio, e che in modo molto miope certi grandi operatori delle Telecomunicazioni non stanno valorizzando quanto dovrebbero. Qui, c’è un tesoro che dovrebbero coltivare invece di praticare questi continui tagli».

Infine il tuo augurio di Buon Anno agli Eporediesi…

«So di poter essere retorico, ma il mio augurio per l’Anno Nuovo è di poter avere un po’ di più di senso di serenità in quello che ci accade intorno e non vedere più certi orrori che si ripetono e perpetuano di giorno in giorno incessantemente».