27 gennaio

I martiri eporediesi della Shoah uccisi ad Auschwitz: una memoria ancora senza lapide

Manca un riconoscimento pubblico che ne suggelli il ricordo a eterno omaggio

I martiri eporediesi della Shoah uccisi ad Auschwitz: una memoria ancora senza lapide

I martiri eporediesi della Shoah uccisi ad Auschwitz: una memoria ancora senza lapide

Il «Giorno della Memoria»

Il 27 gennaio 1945, quando il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche, la più imponente macchina di sterminio della storia veniva alla luce. Per la sua valenza simbolica, questa data è stata scelta nel 2005 come «Giorno della Memoria», «al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Le persecuzioni antiebraiche

In Italia, le persecuzioni contro gli ebrei, volute nel 1938 da Benito Mussolini, colpirono una minoranza di circa 47 mila persone, private nel giro di pochi anni del proprio lavoro e dei propri beni. Secondo gli ultimi dati aggiornati forniti dal Cdec, si stima che almeno 6.806 persone furono deportate, per un totale di 8.529 vittime della Shoah. Anche Ivrea, che all’alba delle persecuzioni contava una comunità di poco più di 30 persone, ha i propri «martiri».

La Mugnaia

Tra le storie più note, ricordiamo quella di Perla Foa e dei suoi fratelli Giuseppe (1866), ex direttore di una tipografia, e Davide Foa (1869), cancelliere a riposo del Tribunale di Torino. Discendente da una famiglia di ebrei sefarditi, Perla nacque nel 1873; sposatasi con Astolfo Faluomi, militare del Distretto di Ivrea, nel 1892 fu scelta come Mugnaia delle Storiche Celebrazioni Eporediesi, interpretando la Libertà. Rimasta vedova, allevò con cura i tre figli, Edoardo, Olga e Corinna, e assunse la custodia della sinagoga locale. Dopo lo scoppio del conflitto, accolse in via Palma (oggi via Quattro Martiri) i due fratelli.

L’arresto e la deportazione

Arrestata nel 1942, Perla fu incarcerata nel Castello delle Quattro Torri e successivamente rilasciata insieme ai fratelli. Nonostante gli avvisi di cercare un rifugio sicuro, tutti e tre rimasero a Ivrea e, nel marzo 1944, furono nuovamente arrestati e, dopo essere transitati da Fossoli, deportati ad Auschwitz, dove morirono il 23 maggio. La memoria di Perla Foa è stata restituita alla Città nel 1996 da Costantino Garda, Podestà di Ivrea, che durante la cerimonia della Preda in Dora la omaggiò come «una perla in più, la più fulgida, sulla corona marchionale che sovrasta lo stemma di Ivrea». E dal 2018, insieme ai suoi fratelli, è ricordata con una pietra d’inciampo e con una lapide posta nel cimitero ebraico.

Le altre storie

Accanto a queste vicende, esistono storie meno conosciute che meritano di essere ricordate. Come quella di Emilia Pugliese, nata a Ivrea nel 1904, dirigente di professione. Insieme al marito Bixio Pergola, fu arrestata a Roma il 16 ottobre 1943; anche lei, dopo una breve detenzione nel Collegio Militare della capitale, fu deportata ad Auschwitz, dove perse la vita il 23 ottobre dello stesso anno. Oggi Emilia è ricordata con una lastra commemorativa nel cimitero di via dei Molini, dove si trova anche con una lapide in ricordo di tutte le deportate italiane. Tra gli ebrei di Ivrea va menzionato anche il ragioniere Riccardo De Angeli: arrestato il 19 settembre 1944, De Angeli fu detenuto a Bolzano e, il mese successivo, deportato ad Auschwitz, dove morì il 21 gennaio 1945, sei giorni prima della liberazione del campo. Manca tuttavia, per tutti loro, un riconoscimento pubblico: una lapide che raccolga i nomi di tutti i deportati ebrei eporediesi e ne suggelli il ricordo a perenne memoria.