L’Ivrea del futuro e le iniziative per i giovani tratteggiate nell’intervista al consigliere comunale di maggioranza, Emanuele Longheu (Pd), presidente della commissione Assetto del territorio e di recente eletto nel direttivo del Circolo federale dei Giovani Democratici.
L’Ivrea del futuro e le iniziative per i giovani
«Immagino Ivrea più turistica e me lo fa ben sperare il fatto che in città, soprattutto in estate, inizio a sentire parlare diverse lingue». Così il consigliere comunale di maggioranza, Emanuele Longheu (Pd), presidente della commissione Assetto del territorio e di recente eletto nel direttivo del Circolo federale dei Giovani Democratici, tratteggia a città del domani. «Non solo più l’italiano ed i suoi tanti accenti dovuti ai dialetti, bensì inglese, francese e lingue orientali, con scambi di culture differenti. Poi con un’infrastruttura ai trasporti più efficiente, perché rende appetibile l’abitare e l’arrivo di nuove attività produttive. Ancora più culturale, a fronte già del numero di librerie che abbiamo, tutte attive e impegnate nell’organizzazione di eventi, il futuro Polo culturale potrà dare un ulteriore impulso a queste attività. Immagino un’Ivrea più bella, valorizzata nel suo patrimonio storico e culturale». E sulle iniziative per i giovani Longheu ha evidenziato: «Abbiamo un gruppo molto eterogeneo di ragazzi e quindi bisogna saper rispondere alle diverse necessità. Oltre a formazione, lavoro, sport o divertimento, immagino degli spazi fisici e delle aree dove anche i talenti ed il proprio tempo libero vengano coltivati: un laboratorio di musica, come ad esempio la sala prove, piuttosto che spazi fisici dedicati al dibattito o all’associazionismo under 30. Questi potrebbe essere degli elementi che potrebbero rendere la città più attrattiva per un giovane. Sono tanti livelli sui quali intervenire e il Polo culturale in progettazione potrebbe avere un ruolo centrale, coordinandolo però su tutta la città, dal centro storico ai quartieri più periferici».
Il 2026 rappresenta un po’ il giro di boa dell’esecutivo Chiantore: rispetto ai punti del programma elettorale quali i pro e quali i contro amministrativi finora?
«I pro sono i tanti progetti che siamo riusciti a portare a termine come la Sport Commission; l’avvio delle manutenzioni stradali, ferme da anni; la continuità amministrativa con i Pnrr, andando verso la conclusione; le numerose progettazioni che si stanno avviando. Questa giunta mi piace molto perché da una parte sa che deve cercare di rispondere il più possibile alle necessità dei cittadini, d’altra guarda anche al futuro attraverso questi progetti, come ad esempio la nuova area mercatale o il piano della mobilità sostenibile, ponendo le basi per l’Ivrea del 2030. I contro sono dovuti agli stessi Pnrr perché nei primi due anni hanno ingolfato gli uffici comunali, rallentando le progettazioni vere e proprie del programma elettorale».
Come presidente della Commissione assetto del territorio nel tracciare un bilancio delle attività svolte finora quando è stata determinante e quando invece avrebbe potuto avere un ruolo più incisivo e perché?
«La Commissione è stata riunita circa 15 volte in questi due anni e mezzo, tra le più attive, e c’è un ottimo rapporto con l’assessore Francesco Comotto (Viviamo Ivrea, ndr), tenendoci spesso in contatto sia per recepire tutte le documentazioni e per iter che devono passare da noi, sia per monitorare e analizzare quello che accade in città. Per me la commissione è uno dei momenti più appaganti della vita amministrativa, perché si ha la possibilità di riunire i consiglieri ed i commissari, ed i loro ospiti, in un ambiente che non soffre delle tensioni del Consiglio comunale, diventando un momento di confronto e dibattito democratico, arricchito dalle competenze di ciascuno. E’ anche uno strumento di informazione più precisa per gli stessi consiglieri che possono dare risposte ai loro elettori, per maggioranza e minoranza, ed è un elemento strategico questo. Le prime riunioni erano molto concentrate sul Pnrr e, dovendo analizzare i progetti, le abbiamo dovute portare avanti anche per più sedute. Su alcuni progetti la Commissione è intervenuta, modificandone degli aspetti, ad esempio sugli orti urbani. Idem, per il Regolamento della Commissione edilizia, altro momento di confronto, culminando col redigere il nuovo regolamento e finalmente l’istituzione dell’organo. Un altro progetto importante è stato il Peba, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, analizzato e poi portato in Consiglio comunale. Oltre alle commissioni congiunte per il Piano della mobilità. E laddove era possibile agire, l’abbiamo fatto. La Commissione Assetto diventa centrale nell’approvazione di un nuovo Piano regolatore, ma nel nostro caso era già stato approvato. Idem la questione della cava a San Bernardo, trattandosi di un rinnovo ed essendo subordinato ormai alle competenze della Città Metropolitana di Torino, non c’erano margini».
Lavori nella comunicazione: quale «voto» daresti alla «situazione comunicativa» in Consiglio comunale?
«Il voto è a metà, 5/10. Perché l’insufficienza, seppur non troppo bassa: se lo analizziamo squisitamente dal punto di vista dell’efficacia dei messaggi e all’impatto sarebbe un 10. Per la qualità espressiva è 1. Quindi la media rientra nella metà. Di fatto, sono poche le sedute consiliari dove c’è effettivamente un confronto attivo, buono. Spesso, invece, c’è la ricerca di un dettaglio, che viene poi ingigantito per far polemica. Quando poi con le argomentazioni si smonta la polemica si arriva ad attacchi quasi sul personale. Ciò non porta un valore aggiunto ai cittadini, semmai ad un intestardirsi delle parti, culminando talvolta in provocazioni». E più in generale sulla comunicazione «politica» ha osservato: «In generale è così, questa contrapposizione a sfavore del confronto. E’ la cosiddetta “balcanizzazione”, generando schieramenti che non si vogliono parlare e distanti tra loro, tralasciando ciò che dall’altra invece potrebbe arricchire, portando al pluralismo. Si cerca più l’efficacia del messaggio, a scapito del suo stesso impatto, generando in alcuni casi anche un modo di parlare piuttosto violento per toccare quel tipo di emozione. Ma nel lungo termine ciò non giova a nessuna delle parti, anzi finisce col portare all’astensionismo, perché diventa sempre propaganda, ma dove rimane poi la realtà dei fatti, chi è responsabile di cosa? Oltretutto queste dinamiche sono ormai diffuse e ravvisabili nei Consigli comunali anche dei paesi intorno a Ivrea. Tant’è che le notizie di attacchi, anche personali ai consiglieri comunali, ingiustificati e ingiusti, sono frequenti e credo che i presidenti dei Consigli comunali abbiano ormai raggiunto un record di richiami all’ordine verbale. E questo credo sia significativo della violenza verbale che c’è, anche in modo trasversale».