di Elisa Olivetto Baudino
Truffata dal suo tutore mentre è in ospedale, ma la legge non può fare nulla
Fidarsi è bene… non fidarsi è meglio
Molto spesso, all’interno dei proverbi popolari, risiede la verità e, mai come in questo caso, il modo di dire “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, risulta calzante con la vicenda che ha, purtroppo, visto protagonista Francesca Ongarello Belluco.
Il racconto
Tutto è iniziato nel gennaio 2006 quando la signora rimane vittima di un incidente automobilistico che le crea gravi problemi di salute: per quasi tre anni, a causa dei danni riportati, è costretta a rimanere fuori casa, passando da ospedali a case di riposo. Durante questo periodo, però, Francesca viene avvicinata da diversi soggetti che cercano di approfittare del risvolto positivo che intravedono nella sua situazione: l’assicurazione le ha infatti versato una somma considerevole, 600.000 euro.
Truffata dal suo tutore mentre è in ospedale
Tra coloro che iniziano a subodorare delle possibilità personali, c’è una persona, residente nello stesso comune della signora, che, senza remora alcuna, le fa sottoscrivere una procura speciale per poter operare sul suo conto corrente. L’uomo ha quindi la possibilità di sottoscrivere fondi e polizze sulla vita, compiere movimenti bancari e prelevare tutto ciò che vuole, senza che nessuno possa fermarlo e così fa: fino al 2009, quando Francesca Ongarello Belluco termina il suo percorso di salute, e ritorna a casa: «Ricordo che stavo guardando delle cartelle ospedaliere: tra i vari documenti medici ne vedo uno che aveva a che fare con la banca, così inizio ad avere dei dubbi – spiega la signora – Capisco che qualcosa non va e, a quel punto, revoco la procura speciale». Peccato, però, che i danni siano già stati fatti e che Francesca ne prenda atto solo diversi anni dopo quando, per altre motivazioni, si reca da un legale che le richiede i movimenti di quel periodo. Nero su bianco appare tutto quanto. L’uomo, senza rimorsi di coscienza, ha prelevato una somma di 90.000 euro: si vedono prelievi di 10.000 euro fatti a poche settimane di distanze, in un periodo nel quale la signora era allettata, quindi, non restano dubbi.
Il credito è prescritto
L’avvocato cerca di mettersi in contatto con l’individuo, le risposte arrivano dal legale di quest’ultimo che afferma di aver dato parte della somma a un costruttore per completare il pagamento della prima casa di Francesca, ma, quando si chiedono spiegazioni al terzo soggetto coinvolto, questo smentisce tutto. A quel punto, l’uomo senza scrupoli fa un passo indietro: non ricorda, visto che sono passati anni, dove siano andati a finire quei soldi. Una risposta insensata, ma che gli permette di farla franca: il tempo trascorso è troppo, il credito è prescritto sia in termini civilistici che penali, non si può più fare nulla. Francesca, quindi, non può avere la giustizia che le spetta e, oltretutto, c’è la possibilità, per lei, di vedere, quando passeggia per il paese, il suo truffatore.