la delicata situazione

Indagato don Mario: dal blitz dei carabinieri, il parroco è in «malattia»

La Curia non commenta: «Non sono previste dichiarazioni». E sulle indagini dei carabinieri è calato il più stretto riserbo

Indagato don Mario: dal blitz dei carabinieri, il parroco è  in «malattia»

C’è un silenzio che fa più rumore di una conferma (che nessun vuol dare ufficialmente, anche se dietro le quinte le fonti certificate non smentiscono) come lo schiocco della dita tra le mura secolari della abazia di Fruttuaria  di San Benigno Cavanese. Un silenzio che si trascina dietro un’indiscrezione pesante come una pietra, filtrata attraverso le maglie strette di un’indagine che – ufficialmente c’è – della quale non si conoscono i contorni, o meglio: si sanno, ma non vengono ancora confermati perché le indagini sono in corso, e che affolla i pensieri delle comunità di Bosconero e San Benigno della Curia di Ivrea. Perché, coinvolto in questa vicenda c’è don Mario Viano, parroco di Bosconero e abate di Fruttuaria a San Benigno Canavese.

Indagato don Mario: dal blitz dei carabinieri, il parroco è in «malattia»

Una perquisizione per caso? Secondo quanto appreso da fonti confidenziali, tutto sarebbe nato da un’inchiesta condotta da un corpo specializzato (in reati ambientali) dei Carabinieri di Torino. L’obiettivo iniziale del sopralluogo non avrebbe avuto nulla a che fare con quanto si sospetta in questa fase inquirente, bensì con verifiche di ben altra natura. Tuttavia, è proprio qui che il racconto si tinge di tinte noir. Durante l’ispezione, i militari si sarebbero imbattuti in uno scenario del tutto inaspettato da quello che potresti ritrovarti ad osservare entrando in una pertinenza generalmente frequentata da un uomo di chiesa che anni fa ha fatto il suo voto a Dio.

Il muro di gomma delle autorità

Se la vicenda fosse priva di fondamento, le smentite arriverebbero rapide come dardi. Invece, ci si scontra con una “cortina fumogena” densissima. La Procura di Ivrea sul caso mantiene il più stretto riserbo. Dagli altri “attori” inquirenti coinvolti si rifugiano in un severo “no comment” con l’invito a rivolgerci a chi il fascicolo lo sta maneggiando e riempendo. Tutti però convergono sul fatto che due settimane fa, nel cuore del Canavese, si è svolta un’operazione di natura penale i cui risvolti, appunto, non sono stati resi noti.

La Curia osserva un silenzio

Nel frattempo abbiamo investito della questione anche la Curia e di conseguenza il Vescovo di Ivrea, ma anche in questo caso il silenzio istituzionale contro il quale ci siamo imbattuti non ha fatto altro che alimentare dubbi anziché diradarli.

Il “giallo” dei motivi di salute

A rendere il quadro ancora più criptico è l’assenza, improvvisa, da due settimane, periodo che coincide con l’inchiesta – per un lasso di tempo non meglio precisato – di don Mario Viano, dalla sede che da anni ricopriva, senza che vi fossero avvisaglie di un avvicendamento alle porte. Cambiamento temporaneo nella “cura pastorale” che è stata confermata e la cui spiegazione ufficiale parla di “motivi di salute”. Ora se si tratti di un reale malessere fisico o una formula di “paracadute diplomatico” in attesa che il quadro sia più chiaro, non è dato a sapersi, sta di fatto che la coincidenza delle date tra l’intervento dei carabinieri di Torino sul territorio canavesano (il 12 marzo 2026) e il cambio in parrocchia, qualche giorno successivo, è quanto meno singolare.