L'analisi

Referendum, Sciretti (Pd): «Segnale importante, ma dai territori emerge un disagio profondo»

Nei centri medi come Volpiano, dove il No ha vinto con il 54,74%, il voto ha evidenziato «una comunità divisa tra esigenze di cambiamento e preoccupazioni per gli effetti della riforma»

Referendum, Sciretti (Pd): «Segnale importante, ma dai territori emerge un disagio profondo»

Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 ha restituito un Canavese controcorrente rispetto al dato nazionale: qui il Sì ha prevalso, soprattutto nei piccoli centri. Per l’assessore Marco Sciretti (nella foto), segretario del Pd di Volpiano, il voto va letto oltre il dato numerico.

«Un segnale importante»

Secondo Sciretti, la vittoria del No a livello nazionale rappresenta «un segnale importante», perché dimostra come «nel Paese esistono ancora anticorpi democratici forti, capaci di reagire quando si percepisce un rischio di squilibrio istituzionale o di deriva autoritaria». Tuttavia, la vittoria del Sì in Canavese «è un elemento politico che merita di essere letto con attenzione, senza semplificazioni».

In Canavese

«Nei centri più piccoli – continua il segretario, analizzando la mappa del voto – emerge una domanda forte di cambiamento, che si traduce in un sostegno deciso alla riforma. Nei centri medi, invece, si registra un equilibrio più fragile, segno di una comunità divisa tra esigenze di cambiamento e preoccupazioni per gli effetti della riforma. Nei centri più grandi, infine, il No prevale in modo più netto, indicando una maggiore cautela rispetto alle modifiche proposte. Qui da noi il risultato racconta quindi un disagio profondo. Non necessariamente un’adesione convinta a una riforma nel merito, ma piuttosto una domanda di rottura rispetto a uno stato delle cose percepito come fermo, distante, inefficace. È un voto che parla anche di rabbia, di sfiducia, di bisogno di risposte concrete. Qui da noi il risultato racconta quindi un disagio profondo».

La sfida politica

Il messaggio che arriva dal voto, però, non può essere ignorato. «C’è un malessere reale, che non può essere liquidato o ridotto a errore. Le persone sono arrabbiate, spesso deluse, e chiedono cambiamenti tangibili. In questo quadro, il centrosinistra ha una responsabilità particolare. In tutto il Canavese esiste una storia amministrativa importante, costruita nel tempo su un principio semplice ma fondamentale: l’ascolto dei cittadini. È da lì che bisogna ripartire, senza dare nulla per scontato. Nel caso della giustizia, «serve una riforma seria, equilibrata, capace di migliorare davvero il funzionamento del sistema senza mettere in discussione i principi fondamentali e non per questo modificare la nostra Costituzione». In definitiva  – conclude Sciretti – «serve una stagione davvero riformista. Non annunci, non slogan, ma riforme serie, capaci di migliorare concretamente la vita delle persone e di rendere le istituzioni più giuste, più efficienti, più credibili».