Ambiente

Rifiuti abbandonati e inciviltà nel centro storico

Le segnalazioni da via Cibrario al bar “Al Torcet”, dove il titolare ogni mattina è costretto a pulire il selciato dall'urina

Rifiuti abbandonati e inciviltà nel centro storico

Rifiuti abbandonati e inciviltà nel centro storico, a Lanzo. Diverse le segnalazioni dei cittadini e dei commercianti.

Rifiuti abbandonati

Bastano due immagini, in fondo, per capire il livello di esasperazione di chi vive e lavora nel centro storico. Da una parte i sacchi di rifiuti lasciati in via Cibrario, appena sotto una finestra, in un punto dove il passaggio è stretto e il gesto di abbandonarli lì sembra già di per sé una dichiarazione di menefreghismo, anche perché a pochi passi ci sono i cestini.

Dall’altra Roberto Airola (nella foto19), titolare della pasticceria bar caffetteria «Al Torcet», impegnato con l’idropulitrice a lavare il selciato davanti al locale perché, come racconta lui stesso in un video pubblicato sui social, c’è chi durante la notte scambia quell’angolo del borgo per un bagno all’aperto.

Ma non è finita qui. Francesca Bellezza, pubblicando la foto dei rifiuti abbandonati in via Cibrario, ha scritto: «Chi ha abbandonato i rifiuti di cui alla foto al civico 43 di via Cibrario, è pregato di rimuoverli immediatamente e provvedere al corretto smaltimento degli stessi. Questo è il livello a cui assistiamo quotidianamente!».

Parole nette, che fotografano non solo un episodio, ma una stanchezza che da tempo serpeggia fra chi il centro lo abita davvero, ogni giorno, e non soltanto di passaggio.

Le testimonianze

Poco lontano, sempre nel cuore del borgo, Roberto Airola ha scelto invece una forma più diretta ancora: far vedere. Nel video lo si vede mentre pulisce il pavé davanti al suo locale, proprio nello spazio dove vengono sistemati i tavolini per gli aperitivi. Lo fa perché l’odore lasciato da chi, di notte, urina lì non è più sopportabile.

E il punto, al di là del gesto concreto di rimettere in ordine, sta tutto nella normalità rovesciata che racconta una scena del genere: un esercente costretto a lavare il selciato non per una semplice pulizia ordinaria, ma per cancellare le tracce di una maleducazione che si ripete. È questo che colpisce più di tutto: non il singolo episodio, ma la sua ripetizione. Da tempo, chi vive dietro quelle finestre e chi ogni giorno alza una serranda si trova ciclicamente a fare i conti con rifiuti lasciati dove non dovrebbero stare, con angoli usati come orinatoi improvvisati, con un’idea dello spazio pubblico ridotto a terra di nessuno. E invece il centro storico non è terra di nessuno. È la parte più delicata, più vissuta, più esposta del paese. Ed è anche il biglietto da visita più immediato per chi arriva.

Non solo decoro

Il problema, allora, non è soltanto il decoro, parola che spesso viene usata talmente tanto da perdere peso. Qui il nodo è più semplice e più concreto: il rispetto. Rispetto per chi in quelle case abita.

Rispetto per chi lì lavora e prova a tenere curato ciò che ha attorno. Rispetto per un centro storico che non può essere celebrato a parole nelle occasioni ufficiali e poi lasciato ogni giorno in balia degli incivili nelle ore in cui nessuno guarda. C’è qualcosa di profondamente stonato nel vedere un

borgo antico, che da anni viene raccontato come luogo identitario e prezioso, trattato da qualcuno come una discarica improvvisata o come un bagno di fortuna. E c’è anche qualcosa di ingiusto nel fatto che a pagare il prezzo di questa incuria siano sempre gli stessi: i residenti, i commercianti, chi al mattino trova i rifiuti, gli odori, lo sporco, e deve ricominciare da capo.