Ritrovato il brevetto presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma dell’invenzione che il tonenghese padre barnabita e professor Pietro Monte presentò all’esposizione Universale di Parigi del 1867.
Ritrovato il brevetto
Le nuove ricerche per la riedizione del libro di Fabrizio Dassano, edito a Ivrea da Bolognino nel 1998, dal titolo: “Pietro Monte scienziato, insegnante e fondatore dell’Asilo di Tonengo”, ricerche ancora curate dall’autore e dal fisico Doriano Felletti, entrambi autori e redattori della rivista semestrale scientifica “L’Escalina” edita da i Luoghi e la Storia APS – ETS di Ivrea e in collaborazione con l’associazione “Tonengo del Canavese”, hanno portato ad un importante traguardo: “Siamo riusciti a trovare il brevetto conservato a Roma presso l’Archivio Centrale dello Stato, brevetto che ottenne un notevole successo all’Esposizione Internazionale di Parigi poiché la giuria internazionale gli assegnò un premio” – afferma Fabrizio Dassano – e se nel 1989 non era altro che una notizia, oggi vi è la certezza avuta incrociando i dati delle banche dati di Gallica della Bibliothèque National de France e Google Books che hanno dato il risultato esatto del titolo
dell’invenzione: Nuovo indicatore dello stato del vapore nei cilindri delle macchine”. Da questo dato la ricerca presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, ha dato il risultato”.
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Pietro Monte
Macchina a vapore di Thomas Horne 1860
La pubblicazione a Parigi
L’invenzione premiata a Parigi nel 1867
L’invenzione, da applicare alle macchine a vapore dell’epoca, venne registrata come privativa industriale il 30 ottobre 1865. Così Pietro Monte, attivo allora a Livorno in Toscana come meteorologo e professore di fisica al Liceo “Nicolini e Guerrazzi” e poi fondatore nel 1884 dell’Asilo infantile con giardino froebeliano presso la propria grande abitazione a Tonengo, descriveva: “Il mio indicatore è formato di due piccoli cilindri eguali nei quali si muovono i loro stantuffi a guarnizione metallica d’acciaio. L’altra del 1° cilindro porta alla sua estremità un lapis nero; l’altra del 2° cilindro si piega ad angolo retto e a guisa di biella pendente termina e porta un lapis rosso”. Il disegno che è stato ritrovato allegato aiuterà gli esperti a ricostruirne il funzionamento. Si tratta di un misuratore molto più semplice dei precedenti (Watt e Garnier) eccellente per la visualizzazione grafica, poiché utilizzava un nastro di carta molto simile a quello del telegrafo Morse, in grado di superare le indicazioni di un manometro e soprattutto tracciarne nel tempo, un andamento e registrando il numero dei colpi fino a 120 al minuto, cosa che gli altri indicatori non reggevano.
Pietro Monte anche benefattore
Il nuovo libro su Pietro Monte è previsto per l’inverno 2026/27 e nel frattempo altre iniziative verranno proposte dall’Associazione Tonengo del Canavese. La prima è già in programma domenica, 31 maggio, a Tonengo (Mazzè) in occasione della quinta edizione della “Fera dij Caplin” quest’anno dedicata al prof. Pietro Monte (1823 – 1888): dalle 10 alle 18 nel salone dell’ex asilo, all’interno del suo palazzo donato più di un secolo fa alla comunità, saranno esposte alcune copie dei materiali inediti trovati a distanza di 140 anni, grazie alla ricerca di Fabrizio Dassano e Doriano Felletti, oltre ad immagini dell’asilo risalenti al 1926/1927 provenienti da una collezione privata. Verrà anche proiettato un documentario realizzato dall’Archivio Storico di Livorno (LI). Un ulteriore tassello per concretizzare le volontà testamentarie dell’illustre religioso, scienziato ed inventore tonenghese, e completare il progetto per rendere il suo palazzo una casa-museo, dove poter custodire la sua eredità materiale ed immateriale.