I dati

Grande caldo, a Rivarolo mai un luglio così bollente

Dal 1973 ad oggi, la città è diventata una serra: picchi fino a 38 gradi. E intanto, cresce il disagio fra la popolazione

Grande caldo, a Rivarolo mai un luglio così bollente

Grande caldo, a Rivarolo non si è mai registrato un luglio così bollente: piogge in calo e picchi fino a 38 gradi.

Grande caldo, i dati

Guardare le rilevazioni meteo raccolte negli ultimi cinquant’anni non lascia spazio a dubbi: la nostra città si sta scaldando a ritmi allarmanti e le aule scolastiche, così come le abitazioni, rischiano di trasformarsi in vere e proprie serre invivibili durante le stagioni calde.

Un tempo giugno e luglio regalavano giornate estive piene ma sostenibili, accompagnate da frequenti piogge ristoratrici. Oggi la calura opprimente è diventata la norma.

Per comprendere la gravità della situazione basta mettere a confronto i dati storici a partire dal 1973, l’anno più lontano registrato negli archivi de Il Meteo.it. Allora, a luglio, la temperatura media si attestava sui 20.9 gradi, con una massima che sfiorava appena i 30 gradi e un livello di precipitazioni abbondante pari a quasi 319 mm distribuiti su 14 giorni.

Nel 2000 – prendiamo ad esempio l’anno simbolo del nuovo millennio – la temperatura media di luglio era uguale a quella del 1973, si attestava infatti a 20.9.

Trentatre anni dopo, nel luglio del 2006, la media era già salita a 25.4 gradi, con massime fino a 34 gradi. Negli ultimi anni il trend si è stabilizzato su livelli critici: nel 2016 e nel 2025 si sono registrate medie di 24.1 gradi, salite a 24.8 gradi nel 2023 e a 25.2 gradi nel 2024. Quest’anno, a luglio 2026, la temperatura media ha raggiunto il picco di 27 gradi con una massima di 37 gradi e piogge scarse pari a 30 mm distribuiti su 8 giorni. Anche il mese di giugno 2026 ha mostrato la sua faccia più dura, con una media di 25.4 gradi e una punta massima estrema di 38 gradi.

Le cause

La causa di questo progressivo surriscaldamento non è legata soltanto ai cambiamenti climatici globali, ma è amplificata localmente dal fenomeno dell’isola di calore urbana. Le città scontano spesso il prezzo di un’intensa cementificazione e di una cronica mancanza di spazi verdi e alberature capaci di ombreggiare e rinfrescare l’aria tramite l’evapotraspirazione.

L’asfalto delle strade, il cemento degli edifici e le infrastrutture assorbono l’irraggiamento solare durante il giorno per poi rilasciarlo sotto forma di calore continuo durante la notte, impedendo alle strutture di raffreddarsi.

Trarre le conclusioni da questo quadro è inevitabile quanto urgente: il fenomeno non è passeggero ma strutturale. L’aumento progressivo delle temperature medie, l’esplosione delle massime verso i 38 gradi e il netto calo delle piogge estive rappresentano un allarme rosso per la qualità della vita, la salute pubblica e la fruibilità degli edifici scolastici e pubblici.

Per evitare che le nostre città diventino invivibili nei mesi estivi, è indispensabile e non più rimandabile investire nella de-paving (la rimozione del cemento), nella creazione di corridoi verdi urbani e nell’isolamento termico intelligente delle strutture. Nell’attesa prepariamoci a vivere ancora giornate bollenti e notti soffocanti.