Valprato

Festa di San Besso 2026: in centinaia per la ricorrenza della valle tra fede e tradizione

Un successo per la manifestazione più attesa della Valle Soana nonostante l'incombente maltempo

Festa di San Besso 2026: in centinaia per la ricorrenza della valle tra fede e tradizione

Festa di San Besso 2026: in centinaia per la ricorrenza della valle tra fede e tradizione. Un breve reportage.

Festa di San Besso 2026

Salire al Santuario di San Besso nel tardo pomeriggio del 9 agosto (la data esatta della ricorrenza è il 10, ma in tanti raggiungono il luogo di culto già la sera precedente) significa toccare con mano la forza di una tradizione e di una devozione che dura da secoli, tramandata di generazione in generazione. Nonostante il tempo avverso – alle 18.30 a Campiglia sta ancora piovendo a dirotto – sono decine e decine le persone che, zaino in spalla, si preparano ad un’escursione di quasi due ore con la ferma intenzione di andare ad onorare il Santo più amato della Valle Soana. Sono valligiani, ma non solo: tanti vengono dal Canavese pianeggiante o collinare, altri sono turisti francesi in villeggiatura a Ronco o in altre località limitrofe. Il meteo minaccioso non li scoraggia, anzi c’è chi è persino galvanizzato dall’idea di affrontare un pellegrinaggio tra le sfide del maltempo, della pioggia, del vento e, più tardi, anche del buio, che comporta la necessità di percorrere l’ultimo tratto del sentiero alla luce di piccole torce elettriche o dei cellulari. C’è chi arriva a destinazione bagnato fradicio, ma felice alla vista del vallone di fronte al Santuario già coperto di tende per il bivacco notturno e pronto alla festa. Nel capannone montato di fianco alla chiesetta, così come nel rifugio e sul piccolo sagrato, la vigilia della ricorrenza si trasforma in veglia e per tutta la notte risuonano i canti, le risate e i brindisi di chi attende con fervore la gioia del giorno successivo. Chi, in tenda, vorrebbe dormire, dovrà mettersi il cuore in pace: la stravagante “movida” dei bivaccanti, specie di quelli più giovani, renderà impossibile chiudere occhio. Quantomeno, però, passata la pioggia il cielo notturno di nuovo limpido regalerà lo spettacolo della volta stellata e la meraviglia di decine di stelle cadenti.

Il giorno della festa

Ore 7.00 del 10 agosto: i guardiaparco avvisano gli assonnati campeggiatori che è ora di ritirare le tende. Giù al Santuario i volontari sono già pronti a offrire té caldo, caffé e biscotti a tutti, mentre altri preparano la cappella per la funzione. Intanto cominciano ad arrivare altri pellegrini lungo i sentieri provenienti da Campiglia, Cogne e Piamprato. In poco tempo il sole illumina l’intera vallata ormai affollata da centinaia e centinaia di persone. Alle 10.00 la liturgia, presieduta dal prevosto della Valle don Giampaolo Bretti, poi la tradizionale processione della statua di San Besso e l’Incanto. Dopo la messa, tutti al capannone per ritirare la propria porzione di polenta, spezzatino e salsiccia. La festa è poi proseguita la sera a Valprato con la cena dei bolliti, la consegna del premio San Besso presso le strutture della Pro loco e serata danzante con Sara e Marco.

La leggenda di San Besso

Il santuario di San Besso si trova al di sotto del monte Fantone o Fautenio, già luogo sacro per le popolazioni celtiche che abitavano la valle prima della cristianizzazione. Secondo la leggenda, Besso era un soldato della mitica Legione Tebea, milizia romana convertitasi al Cristianesimo nei primi secoli dopo Cristo e, per questo, perseguitata. In particolare Besso sarebbe giunto in Valle Soana dalla Svizzera e, qui, avrebbe avviato un’opera di evangelizzazione dei pastori locali. Una versione della storia vuole che siano stati proprio questi ultimi a vendere l’ex soldato ai Romani, un’altra che i legionari avessero rintracciato e catturato Besso autonomamente. Sia come sia, alla richiesta di ripudiare il credo cristiano, il futuro santo si sarebbe rifiutato preferendo il martirio e, portato sulla cima del monte Fantone, sarebbe stato gettato di sotto: una roccia con quella che viene ritenuta l’impronta lasciata da San Besso dopo la sua caduta è ancora conservata presso il Santuario come reliquia. Le sue spoglie sarebbero state custodite a lungo a Ozegna (paese che ancora oggi mantiene viva una forte devozione per il Santo) e poi portate da Arduino presso la Cattedrale di Ivrea.