Ciclisti investiti a Lanzo, la Fondazione Scarponi contro gli haters: «Adesso Basta»
Dopo la violenza in strada, l’odio social
«Andrebbero messi sotto». «Uno in meno è già un favore». «Bisognerebbe tirarli giù tutti!». E ancora: «Se la cercano. Fanno solo danni». Fino a «Speriamo che capitino ancora!». Sono alcune delle frasi comparse sui social dopo il gravissimo episodio di Lanzo, avvenuto sabato 8 agosto 2026, che ha visto un gruppo di sei ciclisti travolto da un automobilista, un 73enne di Coassolo, arrestato con l’accusa di tentato omicidio plurimo. Parole che la Fondazione Michele Scarponi, nata in memoria del campione marchigiano morto nel 2017 mentre si allenava in bicicletta e impegnata da anni nella promozione della sicurezza stradale, ha deciso di mettere nero su bianco, pubblicandole in un post dedicato proprio alla valanga di insulti contro i ciclisti investiti:
«Accanto alla violenza subita dai ciclisti sulla strada, nelle ore successive abbiamo assistito a qualcosa che continua a lasciarci sgomenti: un’ondata di commenti di odio contro gli stessi ciclisti vittime dell’accaduto. Insulti. Disprezzo. Frasi che giustificano o minimizzano la violenza. E, nei casi più estremi, parole che sembrano quasi compiacersi di quanto accaduto o auspicare che accada ancora. No. Non possiamo considerarlo normale. Non possiamo accettare che una persona che sale su una bicicletta diventi, solo per questo, un bersaglio sul quale sia socialmente tollerabile riversare odio. E soprattutto non possiamo dimenticare che le parole hanno conseguenze».
La Fondazione annuncia quindi «azioni legali»:
«La Fondazione intende stare al fianco dei ciclisti coinvolti e sta valutando le iniziative che potranno essere intraprese a loro tutela. Ma non solo. Stiamo raccogliendo e vagliando anche le numerose segnalazioni relative ai commenti pubblicati online in queste ore. E, quando ne ricorreranno i presupposti, agiremo nelle sedi competenti. Lo faremo senza spirito di vendetta. Lo faremo perché crediamo che il cambiamento culturale passi anche dalla consapevolezza che la rete non è una zona franca e che la libertà di manifestazione del pensiero non significa libertà di incitare alla violenza».
Infine, l’appello:
«Vogliamo ringraziare le tantissime persone che, anche in queste ore, ci stanno inviando screenshot, link e segnalazioni dei messaggi di odio che incontrano sui social. Continuate a segnalarceli. Li raccoglieremo, li valuteremo uno per uno e, dove necessario, faremo la nostra parte. Perché quello che è accaduto deve servire anche a mandare un segnale al Paese».