le vittime furono quattro

A 30 anni dalla tragedia di cascina Martinetto

L'8 ottobre 1996 l'aereo si schiantò

A  30 anni dalla tragedia di cascina Martinetto
Aggiungi Prima il Canavese alle tue fonti preferite

Otto ottobre 1996, ore 10,27. Un boato nel cielo e, poi, lo schianto dell’Antonov An 124 contro la cascina, in via Bruna a San Francesco al Campo: quattro morti.

A 30 anni dalla tragedia di cascina Martinetto

Giovedì 8 ottobre,è stato  il trentesimo anniversario della tragedia aerea che uccise due sanfranceschesi, Fiorentino Martinetto e la moglie Maria Perucca, agricoltori di 55 anni, intenti ad accudire il bestiame presente nella stalla. Ma a San Francesco al Campo non sono in programma eventi di commemorazione. Quel drammatico giorno del 1996, tra i primi soccorritori c’era l’ex primo cittadino, Diego Coriasco, all’epoca già in forza al distaccamento dei Vigili del Fuoco Volontari di San Maurizio Canavese, che racconta quei concitati attimi: «Quella mattinata uggiosa mi trovavo sul sagrato della parrocchiale, quando ho sentito il rumore di un aereo che ha “riattaccato”. Immediatamente tutti abbiamo voltato la testa verso l’aeroporto.

L’8 ottobre 1996 l’areo si schiantò

Il velivolo aveva già sfiorato i tralicci dell’alta tensione in via Roma e, poco dopo, è sparito in via Bruna, emettendo una grande fiammata. Siamo tutti corsi lungo via Roma, prima del municipio. Ho allertato i colleghi del 115, fornendo le esatte coordinate del disastro aereo. Giunti sul posto, ci siamo accorti che un’ala si era già staccata, ma il motore era ancora acceso. I primi a giungere sul luogo sono stati i pompieri di San Maurizio, quindi tutti gli altri distaccamenti della zona, i vigili del fuoco aeroportuali e la squadra 21 da Torino. Ricordo ancora nitidamente i corpi inermi del pilota Oleg Pripouskov, e il copilota, Alexandre Ougrumov, in tuta azzurra, sulla cloche. Il volo aveva coinvolto anche 23 membri dell’equipaggio russo. Il velivolo stava andando a recuperare alcune Ferrari che il sultano del Brunei aveva mandato da Pininfarina a fare la manutenzione… Dopo aver spento l’incendio, ci siamo occupati a soccorrere i feriti. Gli occupanti della casa, che aveva squarciato, erano morti. Fiorentino l’abbiamo trovato dopo poche ore, Maria alcuni giorni dopo, sotto le macerie. Per circa un anno ricordo il turismo macabro di gente che veniva a scattare fotografie…. Giorgio Candelo, ex dipendente del Sandro Pertini di Caselle, stava partecipando al funerale di Maurilio Massa, un collega, quando si è verificato lo schianto: « Lavorando all’aeroporto sapevo dell’arrivo dell’Antonov. Intorno alle 10.30 abbiamo sentito un rumore forte e le turbine che continuavano a girare. Sono stato tra i primi a giungere sul posto dal lato di via Roma e ho subito prestato soccorso all’equipaggio coinvolto».

Il racconto

Pochi metri più avanti, nell’ufficio tecnico del municipio, Sergio Colombatto, allora geometra ventiseienne poi sindaco, stava presentando una pratica: «Ho visto dalla finestra un aereo che volava molto basso e dall’altro lato si è notata la colonna di fumo generata dall’impatto. Da lì sono scattati i soccorsi della Polizia Locale, dell’ufficio tecnico, dei Vigili del Fuoco dei Carabinieri. Quando sono uscito dal Comune andando verso via Costa, si vedeva l’ areo piantato nel terreno». Quel giorno le strade d’accesso al paese erano quasi tutte chiuse per consentire i soccorsi, come afferma l’attuale vicesindaco di Ciriè Aldo Buratto: «Sono venuto a sapere della tragedia mentre mi stavo recando alla sede dell’Ardor. Le strade principali d’accesso al paese erano chiuse e ho dovuto fare una deviazione per arrivare al campo. Naturalmente il pensiero di tutti era per il disastro aereo». In quella giornata gli ospedali erano sotto allerta per l’arrivo dei feriti, come rammenta Marco Gentila, capogruppo degli Alpini di San Francesco al Campo: «Nel momento del disastro aereo, mi trovavo alle Molinette di Torino, siccome lavoravo per l’ospedale di Cirié. Rammento che era arrivata la richiesta urgente d’ulteriori sacche di sangue per soccorrere i feriti dell’Antonov».