Quattro colpi di pistola sparati nella notte: avvertimento o qualcosa di più? Nel mirino, nel vero senso della parola, Francesco Vivenza, reporter freelance, 54 anni, residente a Ciriè.
Quattro colpi di pistola contro Francesco Vivenza: «La mia inchiesta sullo spaccio ha dato fastidio…»
Ecco il suo racconto: «Giovedì 24 settembre intorno alle 22 avevo raggiunto l’abitazione di mia madre che, nei mesi estivi, risiede nelle Valli di Lanzo (il Comune per motivi di sicurezza è omesso ndr). Non appena parcheggio la mia Fiat “Punto” e faccio per scendere dall’auto vedo alcuni bagliori nella notte. Due colpi di pistola raggiungono la carrozzeria della Punto mentre altri due svaniscono nel buio». Questione di attimi. Vivenza non vede nessuno, nessuno grida minacce: «Volevano spaventarmi? O qualcosa di più? – s’interroga il reporter freelance – In questi giorni ho riflettuto parecchio sugli avvenimenti di quella sera. E sono giunto alla conclusione che la mia inchiesta in Valle sullo spaccio di sostanze stupefacenti ha, evidentemente, dato fastidio a qualcuno, anzi a molti…».

Lo spaccio a Lanzo e in Valle
Vivenza nel settembre 2025 si era occupato grazie a filmati e fotografie dello spaccio a Lanzo e nelle Valli: «Un fenomeno spaventoso, anzi direi agghiacciante che sta passando sotto silenzio. Ci sono decine di giovanissimi ormai dipendenti alla cocaina e crack». Il reporter aveva avvicinato alcuni giovani dipendenti dal consumo di stupefacenti e, tramite una telecamera nascosta, aveva anche filmato l’arrivo degli spacciatori con i giovani “clienti” in attesa. «Poi tutto il materiale video e fotografico – racconta Vivenza – ho deciso di consegnarlo alle forze dell’ordine. Così mi sono recato nel novembre 2025 alla Stazione dei Carabinieri di Lanzo». Ma… «Purtroppo nonostante le prove raccolte non c’è stato alcun seguito dopo un generico “Ci risentiamo presto…”. Quindi nel maggio 2026 ho deciso, dopo aver documentato personalmente lo spaccio nelle Valli di Lanzo, in particolare in Val Grande, di recarmi presso la Stazione dei Carabinieri di Chialamberto. Doppio ma… «Anche qui niente da fare. Video e fotografie non interessavano le forze dell’ordine… Il mio dispiacere, dopo alcuni mesi, si è trasformato in grande dolore». In che senso? Cosa è accaduto? «Uno dei ragazzi che avevo intervistato come consumatore di sostanze stupefacenti è stato trovato morto suicida. Forse per la depressione o, magari, per motivi economici, questo non lo posso sapere ma il mio dolore e la mia rabbia si sono ingigantiti». Perchè? «Ritengo che il ragazzo si poteva salvare se si fosse smantellata l’organizzazione dedita allo spaccio. Invece è finita che, sui social, amici della vittima mi hanno “attaccato” violentemente… Il motivo? Non mi sono fatto gli affari miei. Una immensa delusione insomma». A questo punto Vivenza posta i filmati della sua inchiesta.
Lo spaccio: l’organizzazione
Da quanto accertato nei mesi di filmati la banda di spacciatori (coca e crack) è costituita da italiani. Raramente gli spacciatori consegnavano direttamente ai “clienti”. «Si tratta di una banda molto organizzata – racconta Vivenza – che faceva pagare i clienti tramite Satispay. Dopo aver incassato il denaro i malviventi dettavano i tempi. Indicavano tramite telefonino dove andare a recuperare la merce ordinata. Naturalmente il cliente aveva un ristretto arco di tempo per farlo: magari la “roba” veniva lasciata in una piazzetta, nascosta dietro a un monumento o addirittura vicino a un pilone votivo, anche in mezzo a un cespuglio. In questo modo gli spacciatori evitavano il contatto diretto con i giovani “clienti”. Quest’ultimi all’inizio venivano “agganciati” nei bar, fuori dalla scuola o tramite il passaparola. Subito i prezzi erano modici poi con il passare del tempo gli spacciatori incastravano i clienti facendo spendere loro parecchi quattrini».
Adesso per fare completa luce su quanto accaduto nella serata di giovedì 24 settembre indaga il Nucleo Operativo della Compagnia di Venaria. Vivenza è stato ascoltato presso gli uffici di via Dante Alighieri con la Fiat “Punto” sequestrata per poter compiere ulteriori accertamenti balistici.