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Una sacca nutrizionale può salvare una vita. Ma la cura non finisce lì

Serata del Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo dedicata alla nutrizione artificiale: tra competenza medica, testimonianze di vita e l’importanza di una rete di sostegno per pazienti e famiglie

Una sacca nutrizionale può salvare una vita. Ma la cura non finisce lì
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La serata del Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo dedicata alla nutrizione artificiale: tra competenza medica, testimonianze di vita e l’importanza di una rete di sostegno per pazienti e famiglie. Vivere non significa soltanto ricevere le cure necessarie per affrontare una malattia. Significa anche poter uscire di casa, lavorare, incontrare gli amici, coltivare le proprie relazioni e conservare, per quanto possibile, la propria autonomia. È da questa consapevolezza che ha preso avvio la serata del 13 ottobre organizzata dal Rotary Club Ciriè Valli di Lanzo, dedicata alla nutrizione artificiale e al suo impatto sulla vita quotidiana delle persone. Un incontro che ha permesso di approfondire un tema complesso e spesso poco conosciuto, mettendo in luce non soltanto gli aspetti clinici, ma anche le difficoltà concrete che pazienti e familiari affrontano ogni giorno. In apertura, il presidente del Club, Franco Fenoglio, ha richiamato l’impegno del Rotary sui temi della salute e della tutela della persona, sottolineando quanto sia importante promuovere una maggiore consapevolezza e favorire risposte istituzionali concrete e tempestive, capaci di sostenere chi vive situazioni di particolare fragilità. La professoressa Simona Bo, direttrice della Struttura complessa di Dietetica e Nutrizione clinica dell’Ospedale Molinette di Torino, ha illustrato la complessità dell’insufficienza intestinale cronica e il ruolo fondamentale delle cure specialistiche e di un’assistenza qualificata. Un contributo prezioso per comprendere quanto la nutrizione artificiale possa essere indispensabile per la vita e quanto sia importante garantire ai pazienti percorsi di cura adeguati e continuativi. Accanto alla competenza medica, la serata ha dato spazio a una testimonianza capace di rendere tangibile la realtà quotidiana di chi convive con questa condizione. Alessandra Rivella, fondatrice e direttrice dell’associazione A.N.N.A., ha condiviso la propria esperienza di vent’anni di nutrizione parenterale, raccontando come sia possibile affrontare le difficoltà della malattia senza rinunciare al desiderio di vivere pienamente. La sua testimonianza ha mostrato come, accanto alle terapie, possano fare la differenza anche strumenti apparentemente semplici: uno zaino per trasportare la sacca nutrizionale, la disponibilità di forniture adeguate, informazioni accessibili e, soprattutto, la presenza di persone capaci di ascoltare, comprendere e accompagnare. Sono proprio questi aspetti a ricordarci che la qualità della vita non può essere considerata secondaria rispetto alla cura. Per chi dipende dalla nutrizione artificiale, poter mantenere le proprie abitudini, muoversi con maggiore libertà e continuare a partecipare alla vita sociale significa recuperare spazi di autonomia e preservare la propria dignità.  In questo percorso si inserisce l’attività dell’associazione A.N.N.A., che attraverso Casa di A.N.N.A. mette a disposizione di pazienti e familiari un punto di appoggio vicino all’ospedale, offrendo orientamento, tutela dei diritti e iniziative di prevenzione. Un sostegno che va oltre l’assistenza materiale e che contribuisce a far sentire le persone meno sole nell’affrontare un percorso spesso impegnativo, anche per chi sta loro accanto. Il confronto con i soci del Rotary ha arricchito ulteriormente l’incontro, trasformando l’ascolto in un’occasione di riflessione e consapevolezza. Perché conoscere una realtà significa anche imparare a riconoscere i bisogni delle persone, superare i pregiudizi e comprendere quanto una comunità informata e attenta possa contribuire concretamente al benessere di tutti. Il messaggio emerso dalla serata è semplice, ma fondamentale: la cura non è soltanto terapia. È dignità, autonomia, sostegno e possibilità di continuare a vivere pienamente, anche quando la malattia impone nuove difficoltà. È anche questo il significato più profondo dell’impegno rotariano: mettere la persona al centro e trasformare la solidarietà in attenzione concreta, sensibilizzazione e azioni capaci di migliorare la vita degli altri. Un sentito ringraziamento alla professoressa Simona Bo per il prezioso contributo scientifico, ad Alessandra Rivella per aver condiviso con generosità la propria esperienza e ad Andrea Rivella, presidente dell’associazione A.N.N.A., per il suo impegno e per il lavoro svolto a sostegno dei pazienti e delle loro famiglie. La serata ha lasciato un messaggio che merita di essere portato oltre le pareti del Club: una sacca nutrizionale può salvare una vita, ma sono anche l’ascolto, la comprensione e il sostegno a permettere a quella vita di essere vissuta pienamente. Perché una comunità davvero attenta non si limita a garantire le cure: si impegna affinché ogni persona possa continuare a sentirsi parte della vita.