L’istituto Zooprofilattico promuove la carne cruda piemontese

Nei giorni in cui viene presentato a Roma, presso la sede di Coldiretti a Palazzo Rospigliosi, l’Igp dei Vitelloni Piemontesi della coscia insieme a Coldiretti Piemonte ed al Coalvi, il consorzio di tutela della razza Piemontese, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino rende noti i risultati di un’indagine sul livello microbiologico della carne piemontese, consumata tipicamente cruda.

L’istituto Zooprofilattico promuove la carne cruda piemontese
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Nei giorni in cui viene presentato a Roma, presso la sede di Coldiretti a Palazzo Rospigliosi, l’Igp dei Vitelloni Piemontesi della coscia insieme a Coldiretti Piemonte ed al Coalvi, il consorzio di tutela della razza Piemontese, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino rende noti i risultati di un’indagine sul livello microbiologico della carne piemontese, consumata tipicamente cruda.

Nei giorni in cui viene presentato a Roma, presso la sede di Coldiretti a Palazzo Rospigliosi, l’Igp dei Vitelloni Piemontesi della coscia insieme a Coldiretti Piemonte ed al Coalvi, il consorzio di tutela della razza Piemontese, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino rende noti i risultati di un’indagine sul livello microbiologico della carne piemontese, consumata tipicamente cruda. Lo studio fa parte di un progetto più ampio, concordato tra Ministero della Salute e altri Istituti Zooprofilattici per studiare il livello di rischio di taluni prodotti alimentari specifici. E’ stato condotto dal Laboratorio Controllo Alimenti, guidato da Lucia Decastelli e si è concentrato sul batterio Escherichia coli e sulle sue verocitotossine, capaci di provocare enteriti emorragiche gravi e anche la temuta Sindrome Emolitica Uremica, fatale nei bambini e nei grandi anziani per le pesanti compromissioni al sistema renale. Lo stesso batterio è responsabile di gravi epidemie alimentari in tutta Europa e anche negli Stati Uniti. Sono stati analizzati 167 campioni di carne battuta al coltello da consumare cruda, prelevati presso altrettante macellerie nelle province piemontesi. I risultati sono stati più che soddisfacenti: nessun campione di battuta al coltello è risultato positivo alla ricerca di Escherichia coli produttori di verocitotossine. “La nostra indagine – ha riferito Maria Caramelli, Direttrice Generale dell’Istituto– promuove la carne cruda piemontese, parte della nostra cultura e del nostro territorio. I risultati incoraggianti non devono però far abbassare la guardia: tutti i bovini possono ospitare nel loro intestino questi pericolosi batteri. Per questo, il consumo di carne che non ha subito trattamenti termici va comunque evitato nelle categorie di consumatori a rischio”.