Abbandono di rifiuti, ripulita la discarica di Località Vauda a San Benigno. Il sindaco: “Da quattro anni ci impegniamo per contrastare il fenomeno”.
Abbandono di rifiuti
Negli ultimi giorni ad occupare il dibattito pubblico sanbenignese è stata una vera e propria discarica a cielo aperto che ormai da mesi interessava un’area a bordo strada in Località Vauda, all’ingresso del paese provenendo da Lombardore. Di certo non un bel biglietto da visita, più volte segnalato dai residenti; peraltro, simili sversamenti erano già stati rinvenuti e ripuliti altre volte in passato. Nella mattinata di oggi, venerdì 18 settembre, il cumulo di immondizia è stato finalmente portato via dagli operatori Seta. Il sindaco di San Benigno Alberto Graffino ha però tenuto a precisare che le polemiche sul tema non avrebbero contribuito ad accelerare i tempi, in quanto l’intervento sarebbe già stato in programma da giorni. Il primo cittadino ha poi voluto approfondire la questione relativa all’abbandono di rifiuti in termini più generali. “L’abbandono dei rifiuti rappresenta purtroppo un problema che interessa anche il territorio di San Benigno Canavese, particolarmente ampio e caratterizzato da numerose aree agricole, boschive e periferiche. È un fenomeno che conosciamo e che, proprio per queste caratteristiche, richiede un’attività costante di prevenzione, controllo e intervento”, ha detto.
Coordinamento istituzionale
“Da quattro anni l’Amministrazione comunale lavora su questo fronte attraverso un coordinamento continuo tra amministratori, Polizia Locale, uffici comunali, SETA, Ispettore Ambientale e Consorzio di Area Vasta CB16 – continua Graffino -. In particolare, l’attività viene seguita dall’assessore all’Ambiente e Territorio Domenico Giraudi e dal consigliere Massimo Revello, in collaborazione con Alessandro Casotti del Consorzio in stretto raccordo con gli organi di controllo e con tutti i soggetti coinvolti. Ricordando che l’abbandono di rifiuti è un Reato, è bene specificare che il lavoro non consiste soltanto nella rimozione dei rifiuti. Quando le circostanze lo consentono, si cerca di ricostruire la dinamica dell’abbandono e di individuare i responsabili. In questo senso, un ruolo importante è svolto dalle fototrappole, utilizzate in diverse zone del territorio comunale. Negli ultimi anni, anche grazie a questo strumento, sono stati individuati alcuni responsabili, ai quali sono state applicate le sanzioni previste e richiesto, nei casi consentiti, di provvedere direttamente alla rimozione dei materiali abbandonati e ai relativi costi. Si tratta quindi di un’attività che richiede un vero e proprio coordinamento tra diversi soggetti, nel quale Polizia Locale e Ispettore Ambientale svolgono un ruolo fondamentale insieme all’Amministrazione, a SETA e al Consorzio di Area Vasta CB16. L’obiettivo è passare dalla semplice constatazione dell’abbandono alla ricerca concreta di chi lo ha commesso”.
Il plafond consortile
C’è poi un aspetto della questione poco conosciuto dai cittadini ma cruciale: “San Benigno è stato, fin dall’inizio, tra i Comuni che hanno sostenuto la costituzione del «plafond consortile». Si tratta di una soluzione condivisa tra i Comuni del Consorzio, pensata anche per sostenere le realtà meno popolose che devono gestire territori molto estesi e caratterizzati da ampie aree agricole e boschive, confinanti con comuni più popolosi e a struttura abitativa densa. Il principio è quello di mettere a disposizione risorse consortili per affrontare un fenomeno che non può essere valutato soltanto in rapporto al numero degli abitanti, perché i costi degli interventi sono fortemente condizionati dall’estensione e dalle caratteristiche del territorio. San Benigno, negli ultimi due anni, ha esaurito la propria quota del plafond già intorno alla metà dell’anno. È un dato che testimonia concretamente la quantità di interventi effettuati e l’attenzione con cui l’Amministrazione affronta il problema. Una volta esaurita la quota assegnata, però, non è possibile procedere automaticamente con ulteriori interventi utilizzando risorse consortili”.
Un singolo intervento non basta
È necessario confrontarsi con il Consorzio, verificare la disponibilità di ulteriori risorse e ottenere l’autorizzazione al loro utilizzo. In questo percorso abbiamo sempre trovato grande collaborazione da parte del Consorzio e di Seta, ma si tratta comunque di procedure che richiedono tempi tecnici e amministrativi. Per questo motivo la rimozione di un abbandono non è necessariamente un’operazione immediata. L’alternativa sarebbe utilizzare ulteriori risorse del bilancio comunale, facendo quindi ricadere sulla fiscalità generale e, in definitiva, su tutti i cittadini, anche corretti, i costi prodotti dall’inciviltà di pochi. Il lavoro dell’Amministrazione prosegue quindi su più fronti: rimuovere gli abbandoni, controllare il territorio, utilizzare le fototrappole, individuare i responsabili e costruire, insieme al Consorzio e agli altri soggetti coinvolti, le condizioni per poter intervenire con continuità. Il problema non può essere risolto con un singolo intervento o con un solo strumento. Servono controlli, tecnologia, collaborazione, risorse economiche e continuità nel tempo. Come Amministrazione continueremo a fare la nostra parte, con fermezza e senza abbassare l’attenzione, perché il territorio di San Benigno è un patrimonio della nostra comunità e il costo dell’inciviltà di pochi non deve ricadere sui cittadini che rispettano le regole.