Viticoltori canavesani a confronto su cambiamenti climatici e avanzata della Popillia
Il convegno
Vendemmia anticipata, grappoli esposti a stress idrici e andamenti stagionali imprevedibili: sono questi alcuni dei segnali concreti con cui anche i viticoltori canavesani si confrontano anno dopo anno. In questo contesto si inserisce la nuova piattaforma digitale gratuita «Clima e Vite», presentata a Torino alla presenza, tra gli altri, del presidente di Coldiretti Torino, neopresidente del Laboratorio Chimico della Camera di Commercio, Bruno Mecca Cici, e di Confagricoltura Torino Gian Luigi Orsolani.
La piattaforma
La piattaforma, frutto di un lavoro condiviso tra esperti del settore, con la supervisione scientifica del Dipartimento DISAFA dell’Università di Torino e della Fondazione Dalmasso, e con il coordinamento del Laboratorio Chimico, individua 14 rischi climatici, ne valuta 164 effetti sull’ambiente e sulla vite e propone 107 misure di adattamento per il breve e lungo periodo. La sua affidabilità scientifica sarà in grado di supportare i viticoltori nel prendere decisioni mirate per prevenire danni ai vigneti e ottimizzare la qualità e la produttività dell’uva.
Il problema dei cambiamenti climatici
«Nella scorsa annata – spiega Orsolani – abbiamo assistito, da un lato, all’avanzata della Popillia japonica, che, arrivando dal nord del Piemonte, ha invaso il Canavese creando gravi danni in molti vigneti e, dall’altro, a forti grandinate, che hanno interessato particolarmente l’area di Caluso. I cambiamenti climatici sono un problema che la vigna sta soffrendo moltissimo: anche se nell’immediato hanno portato dei benefici qualitativi ai nostri vini, c’è il timore che l’accelerazione di questi fenomeni possa creare difficoltà tali da mettere in discussione la viticoltura come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi».
La Popillia? Un’incognita
Le rigide temperature registrate a gennaio potrebbero aver frenato la diffusione del coleottero asiatico, ma la minaccia resta concreta per i vigneti, e non solo in Canavese. «Dobbiamo imparare a convivere con un meteo sempre più instabile – suggerisce – puntando su innovazione, strumenti digitali e ricerca per dare ai viticoltori risposte concrete: la qualità c’è, ora bisogna mettere il vigneto nelle condizioni di reggere le sfide dei prossimi anni». E la qualità è confermata anche dal presidente del Consorzio di tutela dei vini Caluso, Carema e Canavese, Bartolomeo Merlo: «Struttura e corpo risultano leggermente più contenuti, così come le gradazioni, che restano comunque nella norma, delineando un profilo organolettico equilibrato e di sicuro interesse». Malgrado le sfide impegnative, per la prossima vendemmia c’è speranza.