Centrale idroelettrica a Spineto, il Consorzio del Canale di Caluso si oppone al progetto dell’opera sull’Orco.
Centrale idroelettrica a Spineto
Ci sono questioni la cui complessità va molto oltre le contrapposizioni tra slogan o gli schematismi politici. E a volte non basta l’aspetto “green” e la promessa di sostenibilità ad assicurare ad un’iniziativa il favore di un territorio. E’ il caso del progetto della nuova centrale idroelettrica sul torrente Orco che potrebbe essere realizzata in corrispondenza dello sbarramento della presa del Canale di Caluso, in frazione Spineto. Un impianto da 150 kilowatt per la produzione di energia rinnovabile che, però, sta riscontando la contrarietà non solo del Comune di Castellamonte, ma anche del mondo agricolo locale. «Il progetto mette seriamente a rischio l’approvvigionamento idrico dell’agricoltura del territorio e per questo esprimiamo la nostra netta opposizione – afferma Lodovico Actis Perinetto, presidente del Consorzio del Canale di Caluso ed ex presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte.
Il problema
Se l’azienda proponente aveva inizialmente lanciato l’idea di realizzare l’opera sulla sponda sinistra dell’Orco, in prossimità della presa, dopo le proteste del Consorzio è stata avanzata una nuova ipotesi che prevede il posizionamento dell’impianto direttamente sullo sbarramento del Canale di Caluso. Ipotesi che secondo le associazioni di categoria avrebbe conseguenze ancora più critiche. «In questo modo – spiega infatti Actis Perinetto – l’acqua verrebbe “tirata” da due parti: da un lato per le esigenze irrigue, dall’altro per la produzione di energia, con la possibile turbinazione dell’acqua destinata al deflusso ecologico. Un’operazione che provocherebbe un grave danno all’agricoltura, rendendo impossibile garantire una corretta erogazione e una giusta ripartizione della risorsa idrica tra gli agricoltori». E prosegue: «Si arriverebbe al paradosso che il Consorzio del Canale di Caluso, nato per servire l’agricoltura, si troverebbe nella condizione di dover garantire l’acqua a una centrale idroelettrica. Per questo ribadiamo la nostra opposizione al progetto così come concepito e chiediamo che si rinunci alla nuova centrale, oppure che si torni all’ipotesi iniziale sulla sponda sinistra del torrente, con tutte le garanzie necessarie a tutela degli agricoltori e del territorio».
Progetto rischioso
Alle parole di Actis Perinetto fanno eco quelle di Stefano Rossotto, presidente provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi: «Qui non si tratta di essere contrari allo sviluppo energetico, ma di difendere un bene primario come l’acqua, indispensabile per le aziende agricole. Il rischio concreto è quello di compromettere un sistema irriguo che da secoli sostiene il territorio, mettendone in difficoltà le imprese e filiere agricole. In un contesto già segnato dai cambiamenti climatici e da una crescente scarsità idrica, ogni scelta deve mettere al centro la tutela dell’agricoltura e garantire che l’uso della risorsa acqua resti prioritariamente destinato alla produzione alimentare». Recentemente la Città Metropolitana di Torino, alla quale è stato presentato il progetto e che deve pronunciare sulla fattibilità o meno dell’opera, ha inoltre rinviato la Conferenza dei Servizi di tutti gli enti coinvolti, concedendo al Consorzio 150 giorni per portare all’attenzione dell’ex provincia osservazioni ed elementi a sostegno del “no” all’iniziativa.