Contro la Popillia, pronto un progetto di Coldiretti di lotta biologica per attaccare le larve del coleottero asiatico.
Contro la Popillia, il progetto di Coldiretti
Coldiretti Torino lancia un progetto pilota per contrastare, in modo efficace e senza impatto ambientale, l’infestazione di Popillia japonica. «Il coleottero che distrugge vigne, frutteti, mais – ricorda il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ha invaso ormai non solo i campi del Canavese e di molte altre aree della provincia ma ha attaccato anche i parchi e i giardini di Torino oltre che ogni genere di pianta ornamentale che trova sui balconi dei condomini. Questo progetto interessa non solo l’economia agricola ma vuole trovare una soluzione a disposizione di tutta la comunità».
Dopo le sperimentazioni con reti antinsetto e i trattamenti con insetticidi chimici tradizionali, questa volta si prova a sconfiggere il coleottero asiatico con un metodo biologico.
I tecnici di Coldiretti hanno scelto un parassita delle larve di Popillia che potrebbe debellarle in modo mirato. Si tratta di un nematode dal nome scientifico complicato: Heterorhabditis bacteriophora. In pratica è un microscopico verme che, una volta sparso sul terreno, va a cercare le larve di Popillia che stanno crescendo sottoterra in attesa di emergere in primavera come adulti per devastare vigneti, frutteti, campi e giardini urbani. Una volta individuate le larve vengono parassitate e uccise dal nematode.
Questi nematodi sono innocui per gli altri insetti ed eliminano la Popillia in modo mirato; per questo possono essere sparsi sui terreni senza particolari limitazioni fitosanitarie. Un metodo consentito anche nei disciplinari per l’agricoltura biologica la cui efficacia così come l’assenza di controindicazioni sono già state sperimentate in molte aree del mondo, ma mai nel Torinese.
Al via la sperimentazione in questi giorni

Il progetto parte in questi giorni non per caso: settembre è il mese in cui le larve, nate in agosto dalla deposizione delle uova degli insetti adulti, sono nel massimo sviluppo e stanno per entrare nel letargo invernale. È quindi il momento di massima vulnerabilità.
Al progetto hanno aderito 10 aziende agricole del Canavese, l’area che al momento risulta la più colpita della provincia di Torino. Il progetto si svolge su un totale di 77,5 ettari su cui è stato applicato il prodotto per un totale di oltre 193 miliardi e 750 milioni nematodi distribuiti nei terreni contaminati.
Gli agricoltori che collaborano all’iniziativa hanno dovuto preparare i prati con uno sfalcio e un’irrigazione per permettere ai nematodi di muoversi agevolmente sottoterra e per fare in modo che le larve risalgano appena sotto le radici e siano individuate più facilmente dai nematodi.
«Dai rilevamenti preventivi è stata accertata una densità enorme di larve nei prati da trattare: oltre 200 a metro quadro, un dato che fa ipotizzare, solo nei terreni trattati, una presenza di oltre 160 milioni di larve da cui dovrebbero nascere gli adulti nella primavera 2027. Una quota di parassiti davvero insostenibile per la nostra agricoltura e per i nostri Comuni. Nelle prossime settimane verranno eseguiti, a seguito del trattamento, i campionamenti post intervento. Speriamo davvero che questo progetto possa essere l’inizio di una soluzione positiva al problema Popillia, una soluzione innovativa a disposizione degli agricoltori e delle amministrazioni pubbliche di tutta Italia».
Il finanziamento della Camera di Commercio
Il progetto è finanziato dalla Camera di Commercio di Torino. «Abbiamo scelto di sostenere questa sperimentazione – spiega il presidente Massimiliano Cipolletta – per dare risposte concrete soprattutto alle imprese vitivinicole che producono i pregiati vini canavesani a partire dalla Docg Erbaluce di Caluso. In questo territorio la Popillia sta continuando a ridurre le produzioni mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di una delle eccellenze del nostro sistema agroalimentare. Un’eccellenza da sempre da noi promossa e valorizzata nell’ambito della nostra selezione Torino DOC e che sarà protagonista anche nel prossimo Terra Madre Salone del Gusto».
Per il Consorzio di Tutela e Valorizzazione dei vini DOCG Caluso, Carema e Canavese DOC un’opportunità di vedere risolto il problema Popillia. «Questo coleottero – spiega il presidente Lorenzo Simone – è un vero flagello per i nostri viticoltori canavesani. Quest’anno è stato in grado di distruggere interi vigneti mettendo a rischio la produzione. Puntare su ricerca e innovazione è la strategia vincente per ridurre la futura popolazione di Popillia. Pensiamo che il trattamento con i nematodi sia l’intervento che farà la differenza in Canavese».