sul muro dei Giusti allo Yad Va-Schem

Don Cossavella riconosciuto «Giusto tra le Nazioni»: salvò una famiglia ebrea dalla Shoa

Il suo nome sarà inciso sul muro dei Giusti allo Yad Va-Schem, per 20 mesi nascose una famiglia ebrea

Don Cossavella riconosciuto «Giusto tra le Nazioni»: salvò una famiglia ebrea dalla Shoa

Don Cossavella riconosciuto «Giusto tra le Nazioni»: salvò una famiglia ebrea dalla Shoa. Il suo nome sarà inciso sul muro dei Giusti allo Yad Va-Schem, per 20 mesi nascose una famiglia ebrea.

Don Cossavella riconosciuto «Giusto tra le Nazioni»

A 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che ha scritto le pagine più buie della storia d’Italia e del mondo intero, e a 60 dalla sua morte, Don Stefano Cossavella è stato riconosciuto “Giusto fra le Nazioni”. Giovedì 18 dicembre, alla Sinagoga di Torino, il nipote di don Cossavella, parroco di Muriaglio scomparso nel 1965, ha ritirato il prestigioso riconoscimento. Un titolo, conferito dallo Yad Va-Schem di Gerusalemme, che onora i non ebrei che durante la Shoah rischiarono la propria vita per salvare quella degli ebrei perseguitati.

La cerimonia a Torino

La cerimonia, semplice e intensa, si è svolta in piazzetta Primo Levi alla presenza del presidente della Comunità ebraica di Torino, Dario Disegni, della rappresentante dell’Ambasciata di Israele in Italia, Ophir Eden, e di numerosi familiari dei salvatori e dei salvati. Il riconoscimento è stato consegnato alla memoria di don Cossavella e di altre due famiglie piemontesi. A riportare alla luce la vicenda è stato Davide Morello, nipote del medico ebreo Armando Morello, che durante l’occupazione nazifascista trovò rifugio con la moglie Maria Gagliardone e i tre figli nella canonica di Muriaglio. «Non scherzavano mica – ha raccontato Alessandro Vigna Atton, nipote del sacerdote – quando arrivavano giravano dappertutto. Dicevano: “Voi qui avete nascosto una famiglia di ebrei!” e puntavano il fucile addosso».

La storia

Dal settembre 1943 fino alla Liberazione, don Cossavella ospitò e protesse la famiglia Morello per oltre venti mesi, affrontando rastrellamenti, perquisizioni e minacce dirette. Armando Morello, medico di Casale Monferrato, aveva abiurato al giudaismo per poter continuare a lavorare durante il fascismo, ma con l’arrivo dei tedeschi quella rinuncia non servì più a nulla. La fuga verso il Canavese fu l’unica possibilità di salvezza. Il sacerdote non solo offrì un rifugio, ma arrivò a realizzare un nascondiglio sicuro all’interno della canonica, mettendo a repentaglio la propria vita senza mai parlarne con nessuno.

Un uomo umile e riservato

«Era una persona estremamente umile e riservata – sottolinea Daniela Gallo Balma, vicepresidente dell’Associazione Italia-Israele di Torino – fino alla sua morte nessuno seppe nulla di quello che aveva fatto». A testimoniare il suo operato fu una lettera pubblicata su “Specchio dei tempi” de La Stampa il 7 luglio 1965, pochi giorni dopo la sua morte. A scriverla fu lo stesso Armando Morello, che parlò di “amore, dedizione e coraggio” e di un sacerdote che aveva agito “esponendosi a gravissimo rischio”. Don Stefano Cossavella, nato a Bollengo nel 1885, fu parroco di Muriaglio dal 1932 al 1965. Visse in povertà e discrezione, senza mai cercare riconoscimenti.

Sul muro dei Giusti

Oggi il suo nome sarà inciso sul muro dei Giusti allo Yad Va-Schem, accanto a figure simbolo del bene come Carlo Angela, padre del grande giornalista e divulgatore scientifico Piero. «È una storia che ci ha profondamente colpiti – ha commentato il sindaco di Bollengo Luigi Sergio Ricca – un esempio di impegno e di umanità che parla anche al presente».