Dopo sette anni di lavori, ha aperto ufficialmente i battenti il nuovo Centro culturale islamico di Cuorgnè. Il «Nour El Muhammadi», con sede in viale Italo Rossi 15, è stato inaugurato sabato 31 ottobre alla presenza di numerose autorità civili e militari e dei rappresentanti delle diverse comunità religiose.
La cerimonia di inaugurazione e la tavola rotonda
Dopo il taglio del nastro, la cerimonia è proseguita con la recita di alcuni versetti del Corano, i saluti istituzionali e la tavola rotonda «Valori religiosi e cittadinanza», moderata da Shykh brahim Gabriele lungo. Al dibattito sono intervenuti il parroco Claudio Baima-Rughet, Roberto Mazzola, docente di Diritto interculturale all’Università del Piemonte Orientale, e Sergio Velluto, presidente del Concistoro della Chiesa valdese di Torino.
Le parole di Moustapha Hajraoui e dell’assessora Troglia
«Mi auguro che da oggi il rispetto reciproco possa rafforzarsi ulteriormente nella nostra comunità – ha esordito Moustapha Hajraoui, presidente della Confederazione islamica italiana – Il nostro non vuole essere soltanto un luogo di culto e cultura, ma anche uno spazio di collaborazione fraterna con le istituzioni civili. Che questo centro sia luce su luce, affinché Cuorgnè sia illuminata dai raggi della misericordia». Hajraoui ha inoltre sottolineato come «l’autentica integrazione non si limiti all’osservanza dei diritti e dei doveri, ma affondi le proprie radici in un comune humus civile, fondato sulla condivisione di valori spirituali e morali».
A portare il saluto dell’Amministrazione è stata l’assessora alle Politiche sociali Elisa Troglia, che ha definito l’apertura «un nuovo inizio per la comunità islamica, frutto di oltre dieci anni di lavori e impegno. Siamo certi che saprete vivere questo luogo nel segno di valori che appartengono a tutti: solidarietà, rispetto, comprensione, ascolto e dialogo. Auspichiamo per il futuro una convicenza proficua e reciproca».
Le riflessioni del parroco don Baima-Rughet e della politica
«So quanto avete aspettato questo momento – ha detto don Claudio – Come uomini di religione abbiamo un compito molto importante: disarmare il nome di Dio, il nostro linguaggio e il nostro cuore. Sono convinto che un luogo di incontro possa essere un grande strumento in questa direzione. Non dobbiamo però essere ingenui, perché tra noi esistono differenze e abbiamo importanti confronti da avviare insieme».
Il deputato Antonino Iaria (M5S) ha invece richiamato l’articolo 19 della Costituzione, che sancisce la libertà di culto. «Questo dettame, e penso anche alle polemiche che si sono sviluppate a Torino, è stato messo in discussione o interpretato male. Sono fiero di aver avviato a Torino la concessione di un immobile inutilizzato da anni che ospiterà un altro grande centro culturale. Gli italiani di seconda generazione sapranno far vivere questi luoghi».
A chiudere gli interventi è stato il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd): «O decidiamo di convivere insieme o andiamo incontro alla prevaricazione. Oggi stiamo concretamente ponendo le basi per maturare la consapevolezza reciproca che le differenze possono essere una ricchezza».