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Draghi paragonato a Cesare Battisti, l'avvocato: «Un attacco ad un diritto costituzionale, ossia la libertà di espressione»

il Consiglio comunale di Ivrea tenutosi ieri ha votato per la rimozione della Perinetto.

Draghi paragonato a Cesare Battisti, l'avvocato: «Un attacco ad un diritto costituzionale, ossia la libertà di espressione»
Attualità Ivrea, 26 Ottobre 2021 ore 18:54

Draghi paragonato a Cesare Battisti, l'avvocato: «Un attacco ad un diritto costituzionale, ossia la libertà di espressione».

Draghi paragonato a Cesare Battisti

Enormi polemiche ha suscitato il post satirico su Mario Draghi della dr.ssa Paola Perinetto, Garante dei detenuti presso il carcere di Ivrea. Da più parti se ne è chiesta la rimozione e il Consiglio comunale di Ivrea tenutosi ieri, lunedì 25 ottobre ha votato in tal senso: la votazione, avvenuta in forma privata, si è conclusa con 13 voti a favore della revoca ed una scheda bianca, ed il punto è passato.

Il commento dell'avvocato Donato

L'avvocato eporediese Vincenzo Valerio Donato è intervenuto sulla questione:

Il post facebook si limita a riprendere un vecchio meme (e non un fotomontaggio come falsamente riferito da alcune testate) uscito all’epoca dell’arresto di Cesare Battisti che, giocando sull’evidente somiglianza tra i due, li affiancava per dire più o meno “uno l’abbiamo arrestato”. All’epoca le accuse che si muovevano a Draghi, che non era Presidente del Consiglio, riguardavano la gestione delle crisi greca allorquando l’attuale primo ministro, quale presidente della BCE, chiuse i bancomat alla Grecia contribuendo alle misure lacrime e sangue che furono adottate e che causarono un notevole abbassamento dell’aspettativa di vita e il deciso aumento della mortalità infantile (tanto che anni dopo “autorevoli” opinionisti avrebbero ammesso di avere censurato il fatto per salvare la moneta unica). La Perinetto, in particolare, commenta il meme dicendo “Nella foto possiamo osservare un caso di estrema somiglianza. Uno è un criminale senza scrupoli. L’altro è Cesare Battisti”. La richiesta di rimozione è con tutta evidenza l’ennesimo attacco ad un diritto costituzionale, quello della libertà di espressione che ha come corollario il diritto di satira. Questa, come noto, consiste nel “rappresentare o descrivere (persone, situazioni, difetti, ecc.) in modo da rilevarne, spesso in modo caricaturale, gli aspetti negativi” (Treccani) ed è assolutamente lecita se rivolta a personaggi pubblici e cariche politiche. Secondo la Suprema Corte di Cassazione (ex multis Sentenza n. 5499/14), infatti, “la satira è configurabile come diritto soggettivo di rilevanza costituzionale”, si sostanzia in “una critica corrosiva e spesso impietosa, basata su una rappresentazione che enfatizza e deforma la realtà per provocare il riso”, “si esprime con il paradosso e la metafora surreale”, “sottrae al parametro della verità” e “assume i connotati dell'inverosimiglianza e dell'iperbole”. L’unico limite a tale diritto è l’esistenza di un collegamento “alla manifestazione di un dissenso ragionato dall'opinione o comportamento preso di mira” che non si risolva “in un'aggressione gratuita e distruttiva dell'onore e della reputazione del soggetto interessato”. Nella specie tale collegamento è evidente in relazione alle durissime misure, uniche al mondo, che vietano il lavoro (bene supremo nel nostro ordinamento) ai cittadini non in possesso dell’illogico lasciapassare verde. Va da sé che la probabile rimozione della Perinetto dal suo incarico sarà l’ennesima ferita alla Costituzione più bella del mondo, già duramente provata dalle restrizioni sanitarie e dalla repressione (anche violenta e subdola) del relativo dissenso sociale.