10 febbraio

Foibe, l’Unione degli Istriani contro l’inaugurazione della targa a Ivrea

A criticare la scelta della formula è anche la destra locale che ha parlato, senza mezzi termini, di uno «schiaffo» alle vittime

Foibe, l’Unione degli Istriani contro l’inaugurazione della targa a Ivrea

Foibe, l’Unione degli Istriani contro l’inaugurazione della targa a Ivrea

La targa

«Alle vittime del nazi-fascismo e dei totalitarismi, le Donne e gli Uomini della Resistenza, gli Internati Militari Italiani, i Deportati, gli Infoibati, gli Esuli, i soldati di tutte le guerre». È questa la dicitura incisa sulla targa che a Ivrea inaugura «Il Giardino del Ricordo», nell’area verde tra via dei Mulini e via Grande Torino. Una formula che, se nella Città ha immediatamente suscitato un vespaio di polemiche, ha trovato eco assai più attenuata nel resto dell’Eporediese, dove la ricorrenza è passata quest’anno in un clima di sostanziale silenzio istituzionale.

La critica

A contestare la scelta della formula non è soltanto la destra locale, che parla apertamente di «schiaffo» alle vittime, ma anche l’Unione degli Istriani, che ha definito l’episodio una «vicenda grottesca». «Si tratta – affonda il coordinatore di Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione, Valerio Cignetti – di un goffo tentativo di minimizzare e mistificare la tragedia che ha colpito i nostri connazionali che vivevano nelle terre strappate all’Italia dopo la seconda guerra mondiale, togliendo così la vicenda dal suo contesto e accumunandola ad altre storie che con le foibe non hanno alcuna relazione». Cignetti non manca di criticare «i soliti “storici” che in maniera strutturale vengono usati per giustificare i crimini compiuti in quelle terre dalle formazioni partigiane comuniste jugoslave e italiane nonché anche da criminali comuni». Il punto centrale resta «il rispetto della legge n. 92 del 30 marzo 2004 che istituisce il Giorno del Ricordo e contestualmente il rispetto di chi quella tragedia ha vissuto».

Il Protocollo d’Intesa

L’intervento si inserisce in una fase di intensa attività pubblica dell’associazione, caratterizzata da un marcato attivismo nazionalista e identitario. Nei giorni scorsi l’Unione ha siglato con la Giunta regionale piemontese un Protocollo d’Intesa, volto ad avviare un partenariato per la programmazione di iniziative dedicate alla diffusione dei temi delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. La notizia è stata diffusa il 10 febbraio dall’assessore regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone e dallo stesso Cignetti, che in quell’occasione ha ribadito: «Siamo pronti a lavorare da subito per promuovere già nelle prossime settimane le prime iniziative».

Che cosa sono le foibe

Con la legge del 2004 il Parlamento italiano ha istituito il 10 febbraio come «Giorno del Ricordo», «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime dellefoibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Quando si parla di foibe – termine che indica caratteristiche voragini del paesaggio carsico utilizzate come tombe –, ci si riferisce a due episodi di violenza distinti: il primo si verificò in Istria dopo l’8 settembre 1943; il secondo tra maggio e giugno 1945. Successivamente a questi eventi si collocò l’esodo, che nei quindici anni successivi interessò almeno 300.000 persone.

Una data problematica

Fin dall’inizio il giusto riconoscimento delle vittime si è scontrato con una data problematica: il 10 febbraio 1947, infatti, l’Italia firmava il Trattato di pace che sanciva la cessione di alcuni territori alla Jugoslavia, a seguito della sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Più corretto sarebbe stato scegliere come data il 10 giugno 1940, giorno dell’entrata dell’Italia in guerra, o, meglio ancora, il 6 aprile 1941, data dell’invasione della Jugoslavia. Perché la tragedia delle foibe ha radici ben più profonde, tra le politiche di italianizzazione forzata attuate dopo la Prima guerra mondiale e gli anni di violenza – esasperati dall’occupazione militare italo-tedesca – che precedettero il collasso del regime fascista. Altro punto problematico resta la vicinanza temporale con il 27 gennaio, Giorno della Memoria, utilizzato per creare una falsa equiparazione tra i massacri dei partigiani jugoslavi e lo sterminio degli ebrei perpetrato dai nazisti.