In ricordo dei frati aggrediti, fiori bianchi e rossi al convento di Belmonte. La storia dei francescani, a diciotto anni di distanza, è una ferita ancora aperta.
In ricordo dei frati aggrediti
«Nessuno ha dimenticato». Sono trascorsi diciotto anni da quella che resta «una delle pagine più tristi e angosciose» della storia millenaria di Belmonte.
La sera del 26 agosto 2008 il Santuario e il convento furono teatro di una brutale aggressione in stile «Arancia Meccanica» ai danni di quattro frati francescani: Salvatore Magliano, Emanuele Battagliotti, Martino Gurini e Sergio Baldin. Quattro uomini diversi per storia e incarichi, ma accomunati dalla vita religiosa a Belmonte.
Salvatore Magliano, 86 anni, era il decano della comunità. Emanuele Battagliotti, 81 anni, era allora presidente dell’Ente di gestione dei parchi e delle riserve naturali del Canavese. Martino Gurini, 75 anni, originario della Valtellina, si trovava al Santuario come ospite dopo il rientro da una missione in Sud America. Sergio Baldin, 48 anni, il più giovane, era il guardiano del convento.
La commemorazione
Anche quest’anno, a diciotto anni da quel fatto, sull’altare sono stati deposti quattro vasi di fiori, bianchi e rossi, «per ricordare la purezza delle loro anime e il sangue che essi versarono eroicamente, come martiri».
Mercoledì 26 agosto 2026 il Santo Rosario ha ricordato fra Salvatore, Martino e Emanuele, mentre una preghiera speciale è stata dedicata a padre Sergio. Il ricordo è proseguito giovedì 27 con la Santa Messa, celebrata sempre al Santuario.
L’aggressione
Era l’ora della cena quando, quella sera di agosto, un gruppo di malviventi fece irruzione nel convento. I quattro religiosi furono aggrediti, picchiati selvaggiamente, legati e imbavagliati. Una violenza inaudita consumata all’interno di un luogo di preghiera, fino ad allora considerato un rifugio sicuro.
Padre Sergio tentò di intervenire in difesa dei confratelli e fu colpito con particolare virulenza. Venne trasportato all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino in condizioni disperate e per giorni la sua vita rimase appesa a un filo. Gli altri tre religiosi, trasportati a loro volta in ospedale, riportarono ferite e traumi. Alla fine riuscirono tutti a superare le conseguenze dell’aggressione, anche se da quella notte, per loro, la parola «normalità» non ebbe più lo stesso significato.
L’indagine portò poi, nel dicembre dello stesso anno, all’arresto di quattro persone ritenute responsabili della rapina e dell’aggressione. Tutti e quattro, di origine romena e provenienti dalla città di Galați, furono individuati anche grazie alle intercettazioni telefoniche e arrestati tra l’Italia, la Spagna, la Svizzera e l’Austria. Successivamente arrivarono le condanne, con pene superiori ai nove anni di reclusione. Oggi Salvatore, Emanuele e Martino non ci sono più: fra Salvatore è morto nel 2010, padre Emanuele nel 2020 e fra Martino, dopo essere rientrato in Bolivia, nel 2021. Il loro ricordo continua però a vivere tra le mura del Santuario, accanto a padre Sergio, l’unico dei quattro ancora in vita, il cui cuore, come dice lui stesso, «è rimasto affettuosamente a Belmonte».