Il bilancio con Luigi Stella, direttore della Fondazione, tra i dati dell’attività e le numerose sfide future: la fusione nasce dalla volontà di non disperdere la storia, i valori e il patrimonio umano creato dall’indimenticabile Ginetta Dondero.
Faro e Samco
A più di due anni dalla procedura di fusione per incorporazione, l’Associazione SAMCO e la Fondazione FARO sono oggi un’unica grande realtà. Di seguito, il bilancio di questo percorso, i dati dell’attività sul territorio e le sfide future di un’infrastruttura sociale con Luigi Stella, direttore della Fondazione FARO ETS .
Faro e Samco sono una unica realtà. Come è nata questa «fusione»?
«La fusione nasce dalla volontà di non disperdere una storia e un patrimonio umano costruito da SAMCO sul territorio. Certo nasce anche da esigenze organizzative e gestionali che il codice del terzo settore avrebbe reso obbligatoria da marzo 2026, riceve un impulso accelerativo, per i tempi della coprogettazione con l’ASL TO4 e si finalizza grazie alla visione del Direttivo della Samco, giungendo nei tempi previsti, alla favorevole conclusione della complessa procedura di fusione per incorporazione dell’Associazione SAMCO all’interno della Fondazione FARO. L’obiettivo finale è unico, riuscire ad avere un impatto sempre più significativo sui territori dove si opera, curando un numero sempre maggiore di pazienti, a cui assicurare servizi di qualità e ascolto. Il vero compito di un ente del terzo settore moderno è quello di essere in ascolto costante, dei pazienti, delle famiglie, dei volontari, degli operatori, dei cittadini, in modo da raccogliere istanze e suggestioni e trasformarli in visione e progetti, una funzione di incubatore e generatore di progetti sociali».
Cos’è la Faro oggi?
«Oggi la FARO è una realtà unica nel panorama nazionale proprio per quello che dicevo prima, per la volontà di recitare fino in fondo il proprio ruolo di ente del terzo settore e di essere in ascolto costante di tutti gli stakeholder che entrano in contatto con noi. Una realtà forte del valore delle persone, quasi 200 operatori tra dipendenti e liberi professionisti, per la maggior parte sanitari, e oltre 250 volontari; un valore che si può notare dalla controtendenza sia rispetto alla crescita del numero di volontari che all’indice di turn over del personale che testimonia il forte appeal della nostra organizzazione. E’ grazie a questo, a questi numeri, a questa visione, che la FARO in generale e la FARO – SAMCO in questo territorio, riescono a garantire presenza nelle situazioni di vulnerabilità e ad esserci sempre, soprattutto quando le famiglie si ritrovano sole».
Come sono i vostri rapporti con i territori?
«Il terzo settore ha delle peculiarità, la maggior parte positive, poi però ne ha altre, più delicate all’interno dell’organizzazione come, per esempio, non dare nulla per scontato. Ecco, su questo mi assumo delle responsabilità e dico che il rapporto va migliorato, potenziato, in alcune parti ricostruito. Quando abbiamo iniziato e concluso il percorso che ha portato alla fusione FARO SAMCO ci eravamo dati degli obiettivi tra cui quello fondamentale di garantire il servizio e la vita di SAMCO per non disperdere i valori che Ginetta Dondero, aveva seminato, ma anche rendere più fluidi i rapporti con l’ASL TO4; ebbene questi due obiettivi sono senz’altro oggi raggiunti. Altro obiettivo importante era il preservare l’identità di SAMCO e le proprie peculiarità, in modo da poter far sì che, come nei legami d’amore che funzionano, il meno diventasse più e non si rischiasse che la somma di due entità e quindi anche il patrimonio di donatori non diventasse poi in realtà una sottrazione. Su questi due obiettivi si può fare meglio. Per l’identità e le peculiarità di SAMCO sicuramente migliorare le azioni legate alla comunicazione. Chivasso ha una tradizione di solidarietà concreta che negli anni ha sostenuto SAMCO e che oggi continua dentro il progetto FARO SAMCO. È un patrimonio umano e civile che sentiamo come una responsabilità da custodire e rafforzare, perché in realtà tutto è proseguito e continua senza ostacoli, anzi da parte nostra vi sono l’orgoglio e la volontà di supportare nuovi progetti. Per quanto riguarda la riflessione sul non disperdere donatori e arrivare ad avere una somma e non una sottrazione, dobbiamo essere maggiormente presenti e cogliere tutte le opportunità, come questa intervista, che ci permette di dare a tutti la visione che c’è alla base di questa collaborazione.
Entrando nello specifico di Chivasso, qual è la vostra attività?
«A Chivasso, l’anno della fusione ha coinciso con quello della coprogettazione con l’ASL TO4 che ci ha portato a poter continuare l’attività assistenziale domiciliare con la presenza della nostra equipe medica, all’interno di un progetto integrato con le Cure Domiciliari ASL; nel 2025 abbiamo assistito oltre 250 famiglie, erogando 13.079 giornate di assistenza e garantendo circa 2000 visite dei nostri medici. Inoltre, abbiamo partecipato e vinto il bando di coprogettazione del progetto Protezione Famiglie Fragili su tutto il territorio dell’ASL, dove siamo capofila di un progetto che vede anche la presenza di Casa Insieme di Ivrea. E’ un progetto fondamentale per il supporto di quelle che sono le due grandi fragilità proprie del nostro tempo: la solitudine e la povertà a tutto tondo e non solo economica. In tutto questo il merito maggiore e il motore insostituibile, sono i nostri volontari, che hanno sempre garantito presenza, ascolto e continuità con gli accompagnamenti dei pazienti.
E i progetti futuri?
«Il futuro passa da un rinnovato rafforzamento del rapporto con i cittadini e con il territorio. La FARO SAMCO vuole dare il proprio contributo sia in termini di assistenza, sia di cultura della cura; siamo un soggetto culturale che ha un impatto sociale, economico e ambientale importante che vogliamo continuare a garantire e ampliare. Vogliamo potenziare i servizi, mettere a disposizione le competenze nel supporto ai caregiver per i quali stiamo sviluppando progetti specifici, nel supporto ai giovani e agli educatori per riuscire a superare momenti delicati, come il lutto; perché le cure palliative hanno delle peculiarità, come la capacità di relazione e di comunicazione, che sono trasversali e sono utili a tutti, non solo agli ammalati. Inoltre vogliamo riprendere un progetto importate di supporto ai malati neurologici.
Per farlo abbiamo bisogno della vicinanza anche concreta dei cittadini. Oggi assistiamo a un paradosso, tutti parlano della fondamentale importanza delle cure palliative, della necessità di potenziare questo settore della medicina che con i dati epidemiologici che abbiamo e che si trovano anche nel nuovo piano socio sanitario regionale, è di importanza strategica, ma nessuno investe, nessuno parla di risorse economiche, con i rimborsi per il ricovero in hospice ferme dal 2000, trasformate da lire in euro, e le cure domiciliari in perdita secca; tutto questo sta portando all’esplosione del sistema con il rischio che non si riesca più a sostenere i bisogni reali. Abbiamo quindi bisogno di tutti, con le donazioni e con il 5×1000 che a noi porta risorse, ma anche la forza delle firme a supporto, in modo da poter garantire la sostenibilità nel tempo.
Le cure palliative e hospice restano il core, ma la FARO SAMCO è anche una infrastruttura sociale che risulta legata in modo indissolubile al territorio di riferimento.
La Fondazione si pone l’obiettivo di contribuire a far crescere la cultura del prendersi cura, non solo durante le attività assistenziali svolte dall’equipe di cure palliative a domicilio dei pazienti o in hospice.