27 GENNAIO/2

L’intervento dello storico Claudio Vercelli: «Lo sterminio è una progressione verso l’amoralità collettiva»

Sul Giorno della Memoria: «Ci troviamo di fronte ad una situazione di oggettiva faticosità e stanchezza che si misura su tutto il calendario civile»

L’intervento dello storico Claudio Vercelli: «Lo sterminio è una progressione verso l’amoralità collettiva»

L’intervento dello storico Claudio Vercelli: «Lo sterminio è una progressione verso l’amoralità collettiva»

L’incontro-dibattito

«Lo sterminio, nel passato come nel presente, non è solo un insieme di azioni violente, ma è una progressione verso l’amoralità collettiva». Sta qui il nucleo del genocidio secondo lo storico Claudio Vercelli (nella foto), che giovedì 29 gennaio 2026, all’Auditorium del Liceo «Carlo Botta», ha tenuto un incontro-dibattito organizzato dal Forum Democratico del Canavese, dal titolo «Deportazioni di massa e stermini nella Storia». All’evento, moderato da Armando Minutola, responsabile del Dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo eporediese, ha partecipato anche il delegato della Comunità ebraica di Ivrea Guido Rietti.

La «stanchezza» dopo Gaza

«Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione di oggettiva faticosità e stanchezza rispetto al Giorno della Memoria che si misura su tutto il calendario civile», ha esordito Vercelli, parlando di una stanchezza antica accentuata dai «ritualismi istituzionali» che ogni anno segnano le celebrazioni. Una stanchezza che negli ultimi tre anni si è ulteriormente aggravata «per le vicende legate al 7 ottobre e per quello che ne è derivato a Gaza», segnando un momento in cui la memoria si confronta con il peso delle tragedie contemporanee.

Al cuore del genocidio

Vercelli, autore di numerosi studi sulla storia contemporanea, che spaziano dal negazionismo della Shoah alle destre radicali e al conflitto mediorientale, è poi entrato nel cuore dell’argomento: «Se parliamo di genocidio, non parliamo solo di atti sistematici e ripetuti di violenza nei confronti di un segmento di popolazione, ma anche di una politica di Stato pianificata nel tempo: il genocidio presuppone una volontà da parte delle autorità pubbliche, una disponibilità degli apparati amministrativi e la collaborazione di una parte della società. Dietro i genocidi c’è sempre una macchina amministrativa, politica e burocratica».

Un «meccanismo moderno e raffinato»

Lo storico torinese ha poi sottolineato come all’origine vi sia un «meccanismo moderno e raffinato» che porta a una graduale normalizzazione: «A un certo punto diventa “normale” non vedere i perseguitati. La loro progressiva emarginazione, spoliazione e scomparsa diventa accettabile o comunque comprensibile nella misura in cui va favorisce i nostri interessi». Riflettendo sulle radici dei genocidi, Vercelli ha richiamato l’attenzione sul colonialismo: «Alle origini, al netto di facili analogie, c’è il ruolo del colonialismo europeo, legato all’idea di un’inferiorità che non costituisce una “differenza”, ma una “alterazione”. È un’idea che matura prima e che i nazisti hanno saputo tradurre in una politica di Stato all’interno di un’opera di colonizzazione».

Il ritorno del passato

Vercelli ha poi spiegato che il genocidio non mira solo all’eliminazione, ma ha anche il proposito di «ridisegnare la società». Ed è qui il nesso con il presente: «“Etnico” è un termine che ritorna ed è in contrasto con tutte le Costituzioni contemporanee, che non parlano di masse vincolate da un patto di sangue, ma di legami giuridici tra individui che tutelano le differenze all’interno di una comunione di diritti e doveri. Oggi questi temi sono tornati nelle rivendicazioni di imprenditori politici della paura che li sfruttano a proprio vantaggio». Dietro c’è sempre lo stesso filo conduttore: quel senso di insicurezza che caratterizza certi periodi storici, ieri come oggi, e la promessa di benessere in cambio della libertà: «C’è una minaccia e, se la eliminiamo scavalcando la legge, allora staremo tutti molto meglio».