‘Ndrangheta

L’ombra della «locale»: la metamorfosi degli immobili della criminalità restituiti alla comunità

Dalla «Minotauro» a «Platinum Dia»: 15 anni tra arresti e rinascite sul territorio volpianese

L’ombra della «locale»: la metamorfosi degli immobili della criminalità restituiti alla comunità
L’ombra della «locale»: la metamorfosi degli immobili della criminalità restituiti alla comunità

La mafia «non è altrove»

Quindici anni fa l’operazione «Minotauro» (2011) sconvolgeva il Canavese, mostrando le ramificazioni della ‘ndrangheta calabrese in Piemonte e documentando a suon di arresti l’esistenza di una «locale di Volpiano». Oggi, secondo gli ultimi report pubblicati dall’associazione Libera, la mafia «non è altrove»: è infiltrata in 24 comuni piemontesi, con 16 locali e 30 ‘ndrine attive, per un totale stimato di almeno 900 affiliati. Sul fronte dei beni, il Piemonte è la settima regione in Italia (seconda nel Nord Italia dopo la Lombardia) per numero di confische, con 385 immobili già destinati a fini sociali, ma è penultima per capacità di riutilizzo, con 838 beni ancora in gestione.

A che punto siamo?

E a Volpiano? Come hanno dimostrato l’operazione «Platinum Dia» (2021) e gli arresti avvenuti tra maggio e ottobre 2025, qui – ricorda il dossier – «sono stati disvelati interessi preminenti nel settore turistico-alberghiero, della ristorazione, della gestione di servizi pubblici e di immobili da parte dei sodali delle locali di Volpiano, ritenuti, tra l’altro, responsabili di reimpiego di capitali illeciti anche tramite prestanome». Quanto ai beni confiscati, Libera ne censisce sette, di cui quattro assegnati al Comune e già restituiti alla comunità volpianese.

I quattro beni restituiti

Tra questi beni, la villa di via Torino 11, intestata ad A.A., confiscata nel 1991 e successivamente assegnata ai Vigili del Fuoco volontari: oggi ospita anche la Scuola nazionale cinofili. Segue, in ordine di acquisizione, Casa Mariuccia, un complesso di quattro unità immobiliari intestate a M.R., confiscate nel 2011 e acquisite nel 2015 per essere destinate all’accoglienza di donne vittime di violenza. In via Trento 12, l’immobile intestato a F.M., confiscato nel 1992 e trasferito al Comune nel 2016, è stato trasformato nel 2025 in un progetto di cohousing per persone con disabilità lieve, realizzato dall’Unione Net in collaborazione con la Cooperativa Animazione Valdocco. Più recente è il recupero dell’immobile di via Basta 28 – un appartamento in condominio con box, intestati ad A.A. e confiscati nel 2013 – acquisito nel 2023 e, dall’anno scorso, sede di un Centro per le Famiglie sulla prevenzione del disagio giovanile, nell’ambito del progetto «Ametista» dell’Unione Net.

Gli altri ancora in gestione

I restanti tre beni, confiscati nel 2017 a M.D., risultano invece ancora in gestione. Si tratta, in via Buonarroti 32, di un appartamento con piccolo giardino e box adiacente; in via San Giovanni 5, di un complesso più articolato che comprende due terreni con fabbricati rurali, due box, un deposito, una bottega, oltre a un magazzino e un ulteriore box, entrambi in condizioni fatiscenti e bisognosi di interventi di ristrutturazione in quanto attualmente inagibili; e infine, in via Lamarmora 5/7, di un appartamento in condominio anch’esso in stato di abbandono. Resta infine aperta la questione dei beni della famiglia Vazzana, confiscati definitivamente nel dicembre 2025, sulla cui sorte non vi sono ancora certezze.