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Pronto Soccorso

Nursind: «Occorre pensare a soluzioni alternative per riaprire»

Giuseppe Summa riflette su un diverso piano di assunzioni per ovviare alla mancanza di 7 medici urgentisti e circa 300 infermieri

Nursind: «Occorre pensare a soluzioni alternative per riaprire»
Attualità Cuorgnè, 30 Ottobre 2021 ore 11:00

Nursind: «Occorre pensare a soluzioni alternative per riaprire». Commenta così Giuseppe Summa, rappresentate sindacale degli infermieri, la prolungata attesa per la riapertura del Pronto Soccorso.

Nursind: «Occorre pensare a soluzioni alternative per riaprire»

«Ci viene detto che c’è la volontà di riaprire, ma ciò che vediamo, come la copertura dell’insegna del Pronto Soccorso o lo spostamento degli operatori sanitari da Cuorgnè ad Ivrea, non fa pensare ad una risoluzione in tempi brevi» commenta Giuseppe Summa, segretario provinciale del Nursind.

Mancanze importanti

«Durante un incontro con la Direzione Generale ci è stato detto che c’è la volontà di riaprire, ma mancano almeno 7 medici urgentisti ed il recente bando da 21,5 milioni di euro è andato deserto. Purtroppo, se questi medici non arriveranno, la situazione sarà presto drammatica. E’ comprensibile che i dottori siano maggiormente attirati dalle strutture ospedaliere torinesi, all’avanguardia e dove vi è la possibilità di crescere professionalmente, ma la speranza è che con i primariati alcuni professionisti della città scelgano di venire in provincia e portare con sé il loro staff, come è già successo ad Ivrea».

Anche tra gli infermieri

«Per quanto riguarda gli infermieri, solo sul territorio dell’Asl To4 ne mancherebbero circa 300, mentre molti operatori sanitari, circa 90, hanno il contratto in scadenza a fine anno e ad oggi non si sa se verranno riconfermati. Se ciò non accadesse, in concomitanza con la fine dello stato di emergenza al 31 dicembre, si rischierebbe il blocco dei servizi. Al momento gli infermieri normalmente impiegati nel pronto soccorso di Cuorgnè, invece, sono riutilizzati in altri servizi e la speranza è che in caso di riapertura tornino al loro posto. Non è, quindi, soltanto un problema di medici ed occorre pensare a soluzioni alternative, perché i piani di assunzione finora adottati non sono stati efficaci a garantire il servizio del pronto soccorso di Cuorgnè. La conseguenza, ovviamente, è che aumenta la congestione dei pronto soccorso di Ivrea e, in parte, anche di Ciriè, dove le lunghe file non migliorano l’umore dei pazienti che vi si recano e spesso si arrabbiano per le interminabili attese. Siamo preoccupati per l’attuale situazione, che non sembra ancora trovare soluzione: per ora, infatti, non sappiamo definire una data per la possibile riapertura di questo servizio fondamentale per tutti, cittadini del territorio e lavoratori del settore».