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Rifiuti radioattivi in Canavese, l'incontro promosso dalla deputata Jessica Costanzo

"Pieno conflitto di interesse tra Sogin e Isin"

Rifiuti radioattivi in Canavese, l'incontro promosso dalla deputata Jessica Costanzo
Attualità Torino, 23 Ottobre 2021 ore 18:01
Rifiuti radioattivi in Canavese, l'incontro promosso dalla deputata Jessica Costanzo.

Rifiuti radioattivi

Al centro il Deposito Unico Nazionale dei rifiuti radioattivi. Su questo tema  giovedì scorso, per iniziativa della Deputata Jessica Costanzoe con il coinvolgimento dell’OnorevoleGiovanni Vianello, membro della  Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali, si è svolto un incontro.
Era presente anche il Presidente della Commissione scientifica sul Decommissioning, Massimo Scalia. Spiega in una nota Costanzo di Alternativa C’è: «L’obiettivo di questo incontro, da me promosso, è quello di creare un ponte di contatto tra amministratori locali, esperti del settore come il prof. Massimo Scalia   e il deputato Giovanni Vianello, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che sarà relatore del documento conclusivo da sottoporre al Ministero.  Ho voluto fortemente questo incontro affinché il relatore Vianello conoscesse le perplessità, le criticità e le difficoltà riscontrate dagli amministratori locali piemontesi sul tema. In questo modo, sarà possibile riportare alla Camera tutte le perplessità di molti sindaci della provincia, che hanno lamentato le difficoltà di dialogo con Sogin, che non ha tuttora fornito risposte alle centinaia di pagine di osservazioni tecniche presentate e non ha consegnato agli Enti locali interessati una serie di documenti tecnici. Credo che il dialogo appena avviato sul tema del deposito unico possa essere un’occasione molto importante per l'area torinese interessata».  In rappresentanza del nostro territorio erano collegati: il sindaco di Mazzè Marco Formia, il vice-sindaco di Rondissone Davide Cambursano, l’assessore di Chivasso Pasquale Centin, un tecnico del Comune di Caluso, rappresentanti di altri comuni Piemontesi, il vice-sindaco della Città Metropolitana di Torino Marco Marocco, e Renato Cambursano del Comitato «Io mi rifiuto. No scorie nucleari». Ed è proprio quest’ultimo che ci relaziona sull’incontro.

I commenti

«Vianello ha ricordato quanto previsto dalla CNAPI – Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee - ad ospitare il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico, rispondendo poi ad alcune domande che gli erano state inoltrate precedentemente, , ed in particolare sulla tenuta dei contenitori del materiale radioattivo, su possibili irradiazioni, sulla manutenzione dell’impianto - ha detto Cambursano - Argomenti tutti quanti molto importanti, ma che dovranno essere affrontati successivamente alla scelta del sito idoneo, che ad oggi sono stati “liquidati” da Sogin con la solita  risposta: “non ci saranno irradiazioni!”» Ha preso poi la parola Massimo Scalia, che ha subito bollato il Parco Tecnologico, come lo specchietto per le allodole, ma soprattutto si è soffermato sulla «procedura aperta», attivata tardivamente da SOGIN, definita: «necessaria ma non sufficiente per soddisfare le richieste UE e, soprattutto, per garantire consenso informato e sicurezza della popolazione e del sito per il Deposito Nazionale». Scalia ha poi aggiunto che: «E’ la prima volta che nel mondo occidentale si vogliono collocare in un unico sito sia rifiuti di bassa-media attività, che lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti di alta attività, i più pericolosi, la cui durata è di alcune migliaia di anni, nonostante prassi e letteratura internazionale tengano separata la gestione di queste due tipologie di scorie nucleari». Sempre Scalia ha fatto notare che lo stoccaggio temporaneo  richiede un vero e proprio impianto nucleare, che custodisca per decenni i rifiuti ad alta attività, e pertanto esige delle linee guida specifiche, che al momento non ci sono. Se poi la scelta fosse quella di esportare quelli più pericolosi, anche in questo caso, nonostante rappresentino una quantità relativamente piccola, si deve proseguire una procedura UE molto ben definita. Si parla di anni di questa ipotesi soprattutto in sede politica, ma non c’è traccia né di accordi con un Paese disposto ad accoglierli né dell’ormai mitico sito comunitario». Ci riferisce Cambursano che secondo la Commissione è necessaria una Valutazione Ambientale Strategica per verificare la compatibilità di un unico sito sia per i rifiuti di bassa-media attività che per lo stoccaggio “temporaneo”  dell’alta attività. «Fare i “furbi” significa incorrere  in una sicura infrazione ma soprattutto si scherza con la sicurezza». Nelle interlocuzioni con chi è intervenuto nel dibattito, Scalia ha poi ancora sottolineato l’importanza della Qualificazione Tecnica del Sito, dello Studio Geologico Profondo  e non solo delle acque superficiali (argomento toccato anche  da Cambursano  e dal sindaco di Mazzè -, ed in fine del Criterio della Irrilevanza radiologica).

Le conclusioni

Gli interventi che hanno fatto seguito sono stati quelli di Cambursano che ha sottolineato l’enorme problema delle distanza dai centri abitati (Tonengo di Mazzè e Mandria di Chivasso) che se “fotografata” ad oggi, il sito è a meno di mille metri, e non valutata solo su vecchie carte, diventando quindi un fattore escludente. E ancora: «La necessità di non far prevalere il “metro” della logistica , data la nostra vicinanza a Saluggia,  ma i gravi problemi che questo territorio ha sia in superficie che nel terreno (falde acquifere superficiali e quelle profonde)». Marco Formia,  il più addentro alle questioni territoriali, avendo il Comune di Mazzè di cui è Sindaco, speso 40.000 euro, (che rapportati al bilancio di quel comune sono una cifra enorme)  contrariamente al silenzio dell’assessore all’ambiente del comune di Chivasso, la cui frazione Mandria dista dal centro dell’area indicata da Sogin non più di 1.000 metri, ha con forza evidenziato tutte le incongruità e le contraddizioni della coppia SOGIN/ISIN, già oggetto delle puntuali Osservazioni presentate nel luglio scorso. Marco Marocco, vicesindaco della Città Metropolitana di Torino ha definito inaccettabile il metodo, il merito della individuazione dei siti potenzialmente idonei, fatta esclusivamente sulla carta e non sul posto, come e soprattutto l’applicazione dei criteri sui singoli siti, la procedura sin qui seguita è quella del  non confronto con i territori.  C’è stata, quindi piena sintonia tra i rappresentanti del territorio chivassese nell’evidenziare le gravi criticità del duo Sogin/Isin nonostante che una, la SOGIN dovrebbe essere l’esecutore dell’opera, mentre ISIN colui che controlla se i criteri ENEA, C.N.R.,di derivazione IAEA- International Atomic Energy Agency vengano rispettati. La conclusione a di Cambursano: «Fino ad ora si è assistita a troppo commistione tra controllore e controllato: siamo quindi in pieno conflitto di interesse, mentre ISIN dovrebbe essere più autonoma, maggiormente rafforzata nelle risorse umane e finanziarie, per non essere in “sudditanza psicologica” nei confronti di Sogin. Intanto a metà novembre inizieranno le  consultazioni con chi ha presentato le Osservazioni in tempo utile, tra gli altri, anche il Comitato «Io mi rifiuto/no scorie nucleari». Ecco perché di qui a quella data, la mobilitazione dovrà riprende vigore, per non finire, come successe quando fu approvata la Mozione da parte della Camera dei Deputati e qualche politico del territorio cantava già vittoria, che invece è tutt’altro che scontata».