La vicenda

«Rispetto il dolore di una mamma. La decisione di allontanare i piccoli è stata drastica, ma la priorità è la tutela dei bambini»

Dopo il racconto di Alessia che oggi vede i suoi figli solo due volte al mese, parla la vicesindaca Irene Berardo

«Rispetto il dolore di una mamma. La decisione di allontanare i piccoli è stata drastica, ma la priorità è la tutela dei bambini»

«Rispetto il dolore di una mamma. La decisione di allontanare i piccoli è stata drastica, ma la priorità è la tutela dei bambini»

La storia di Alessia e dei suoi due bambini, oggi separati tra una comunità minorile e una famiglia affidataria, ha colpito profondamente la comunità, aprendo interrogativi e riflessioni sul delicato equilibrio tra tutela dei minori e fragilità familiari. A intervenire è la vicesindaca Irene Berardo, assessora alle Politiche sociali, alla famiglia e ai servizi alla persona.

Vicesindaca Berardo, di fronte a una vicenda così dolorosa, qual è il primo sentimento che prova?

«Il primo sentimento non può che essere il rispetto per il dolore di una madre e dei suoi figli, e per quello di una famiglia intera. Si tratta di situazioni che toccano corde profonde e che non possono essere affrontate con giudizi semplici. Come istituzioni abbiamo il dovere di ricordare che ogni intervento che riguarda i minori nasce con un unico obiettivo: la loro tutela e il loro benessere, nel presente e nel futuro».

Ha incontrato i genitori?

«Sì, io e il sindaco Giovanni Panichelli li abbiamo incontrati, perché riteniamo fondamentale l’ascolto e il confronto. Allo stesso tempo ci troviamo di fronte a una situazione estremamente complessa e delicata, che richiede grande riservatezza, oltre che l’intervento tecnico degli addetti ai lavori. La tutela del benessere dei bambini impone attenzione, rispetto dei ruoli e dei tempi, e rende impossibile entrare pubblicamente nei dettagli dei singoli casi».

Come si arriva a una decisione così drastica?

«Situazioni così dolorose sono quasi sempre il risultato di fragilità che si accumulano nel tempo: difficoltà socio-economiche, problemi di salute, relazioni complesse. L’allontanamento di un bambino dal proprio nucleo familiare non è mai un atto automatico: è sempre l’ultima misura, adottata solo quando, dopo un percorso di osservazione, sostegno e valutazione, emergono condizioni di grave rischio per il minore. In questi casi interviene un sistema articolato che coinvolge la scuola, i servizi sociali dell’Unione Net, i servizi sanitari e l’autorità giudiziaria, ciascuno per il proprio ruolo. Le decisioni finali non spettano mai a un singolo operatore o al Comune, ma all’autorità giudiziaria sulla base di valutazioni documentate e multidisciplinari».

Come si lavora sulla prevenzione?

«Le iniziative si fondano sulla legge regionale sull’“allontanamento zero”, che promuove interventi precoci per prevenire situazioni gravi. Tra queste, il progetto di “genitorialità positiva”, che coinvolge alcuni nuclei familiari del nostro territorio, e le numerose attività presenti a Volpiano a sostegno delle famiglie. La recente apertura del Centro Famiglia in via Basta punta proprio a mappare i bisogni, valorizzare le risorse esistenti e costruire un sistema di supporto accessibile e vicino ai genitori».

Qual è l’impegno dell’Amministrazione di Volpiano?

«Come amministratori riponiamo grande fiducia nelle assistenti sociali e sentiamo forte la responsabilità di continuare a investire nella prevenzione, nel lavoro di rete in ambito sociale, sempre mettendo al centro il benessere dei bambini e il rispetto delle famiglie. Mi piacerebbe pensare che un domani questi bambini possano guardare al loro passato come a un momento difficile, ma anche come a una fase in cui la comunità, le istituzioni e i servizi si sono presi cura di loro».