L'intitolazione

San Giusto Canavese: la villa del narcotraffico torna alla legalità

«Qui ha vinto lo Stato, ha vinto il coraggio di Marcella»: scoperta dalla mamma la targa intitolata alla Di Levrano

San Giusto Canavese: la villa del narcotraffico torna alla legalità
Attualità Castellamonte, 25 Luglio 2021 ore 09:00

La villa che era della famiglia Assisi è stata intitolata alla collaboratrice Marcella di Levrano. San Giusto Canavese: la villa del narcotraffico torna alla legalità.

L'intitolazione

Una storia di riscatto quella che riguarda la villa della famiglia Assisi e la sua intitolazione alla collaboratrice di giustizia Marcella Di Levrano. Giovedì 15 luglio la villa sequestrata al narcotraffico è tornata definitivamente dalla parte della legalità ed a raccontarlo erano presenti le istituzioni locali, il prefetto Francesca Stallone, che ne aveva disposto il sequestro e lo sgombero nel febbraio 2018, e la mamma di Marcella, Marisa Fiorani, che ha raccontato ai presenti ed ai ragazzi del campo estivo di Libera «E-state liberi» la storia di sua figlia.

Il futuro della villa

Per le istituzioni presenti, tra cui il sindaco Giosi Boggio ed il parroco Don Marco Marchiando, ma soprattutto per Marisa, il ritorno di questa villa alla comunità, come alloggio per le famiglie in difficoltà e come centro per le persone con disabilità in gestione alla cooperativa Progest, è la vittoria dello Stato sulla mafia, il segno tangibile che «il seme della legalità è stato seminato e sta germogliando».

La storia di Marcella

La mamma di Marcella Di Levrano ha ripercorso la storia di sua figlia, quella di una ragazza che durante gli anni delle superiori conosce la droga e finisce stretta nella sua morsa, fino alla scoperta della gravidanza ed all’amore per la figlia. L’abbandono del suo compagno, però, la spezza nuovamente, riconducendola alla droga. A quel punto Marcella diventa una pedina nelle mani dei mafiosi. Dopo che la figlia le viene tolta per essere affidata ad una delle sue sorelle, Marcella, all’insaputa dei suoi famigliari, decide di fidarsi dello stato e va alla questura di Lecce a raccontare tutto quello che sa dei suoi futuri aguzzini. Marcella, infatti, sarebbe stata la testimone chiave del processo degli anni ‘90 alla Sacra Corona Unita, ma l’8 marzo del 1990 viene rapita e poi ritrovata morta, uccisa con una pietra.

La testimonianza della mamma

«Di mia figlia non è importato niente a nessuno, la mia famiglia provava paura e vergogna per quanto successo - afferma Marisa - Non io: ho parlato, ho raccontato, ho incontrato Libera e portato in giro la storia di Marcella, una storia di coraggio, cominciata nel 1987 quando Marcella è diventata collaboratrice di giustizia, senza chiedere nulla in cambio, solo per “salvarsi”. Così mi aveva detto, “Mamma, io mi salvo”: Marcella è stata in grado di riconoscere il male che si aggira tra di noi e di combatterlo anche se “sono arrivati prima loro”». La richiesta di archiviazione relativa alla morte di Marcella resterà nella villa che ha preso il suo nome per non dimenticare qual è la parte giusta.