il racconto

Varvara, dall’Ucraina al Canavese fino all’incontro con Papa Leone

La 12enne era stata accolta a Castellamonte e curata grazie a La Memoria Viva

Varvara, dall’Ucraina al Canavese fino all’incontro con Papa Leone

di Elisa Olivetto Baudino

Varvara, dall’Ucraina al Canavese fino all’incontro con Papa Leone. La 12enne era stata accolta a Castellamonte e curata grazie a La Memoria Viva.

Varvara, dall’Ucraina al Canavese

Era l’inizio del mese di novembre quando, dall’Ucraina, nell’arco di pochi giorni, Varvara Struk, una ragazzina di 12 anni, viene portata in Italia grazie all’associazione “La Memoria Viva”. Il suo arrivo nel Canavese è dettato da un’urgenza ben precisa: riuscire ad accedere alla cure mediche dopo aver scoperto che la giovane ha un radbisarcoma al collo, un tumore maligno molto grave. Inizia così un iter sanitario complesso ma rapidissimo, una corsa contro il tempo: grazie all’operato del Dottor Ugo Scarlato, dall’ospedale di Ivrea viene mandata al Regina Margherita di Torino, dove la ragazza inizia le cure e il ricovero, mentre il Comune di Castellamonte sbriga tutte le pratiche burocratiche. Nel reparto pediatrico, Varvara non si lascia abbattere, lotta con costanza e impegno, superando il periodo di ricovero e tornando nel suo appartamento, con la mamma Iryna e il papà Dimitry, ritornato in Italia per le vacanze natalizie.

Il viaggio a Roma

Dopo questi momenti, complessi e duri per una dodicenne, ne vive uno emozionante: con la sua famiglia, va a Roma e mercoledì 31 dicembre 2025 viene ricevuta in udienza da Papa Leone XIV. Al pontefice la giovane ragazza ucraina porta alcuni doni che mettono in risalto il suo popolo e la sofferenza che si sta vivendo da quand’è iniziata l’invasione russa. «Quando Varvara è arrivata in Italia e ha scoperto che la nostra associazione aveva portato dei ragazzi ucraini di fronte al Santo padre ha espresso il suo desiderio di poterlo incontrare, chiedendolo come regalo di Natale. Siamo rimasti colpiti, così abbiamo scritto alla segreteria vaticana che ci ha dato disponibilità alla fine dell’anno, momento simbolo per mandare anche un messaggio di pace, a chiusura dell’anno giubilare – hanno spiegato dalla Memoria Viva – Dopo aver ricevuto l’ok dal Vaticano, abbiamo dovuto attendere anche il parere positivo dei medici che hanno firmato il nullaosta, potendo così realizzare la richiesta di Varvara».

L’incontro con papa Leone

All’udienza con il pontefice la ragazza ha portato con sé il suo trolley, simbolo non solo del suo viaggio, ma anche delle sue memorie; inoltre, durante l’incontro, la giovane ha voluto ricordare i 20.000 bambini che sono stati rapiti e portati in Russia e dei quali si sono perse le tracce, pregando e sperando che possano tornare dalle loro famiglie. All’interno della valigia c’era anche una Vilna, una bambolina simbolo di libertà con le due pietre di colore gialle e blu, simbolo dell’Ucraina. A questo si è aggiunta anche la lettera consegnata al Papa e scritta dal Sindaco Pasquale Mazza che ha ringraziato la Santa Sede per l’attenzione verso le missioni e i giovani che sono stati portati in Italia dall’Associazione, in altri momenti. Infatti, oltre a questo incontro, ve ne erano stati altri che avevano messo in contatto il precedente pontefice e quello attuale con i bambini ucraini de “La Memoria Viva”: Papa Francesco aveva incontrato alcuni bimbi orfani di Kharkiv e Veronika Lavinda, mentre Papa Leone aveva già accolto Elena Korobko, colpita da una rara malattia e operata all’ospedale di Ivrea. I rapporti con la Santa Sede erano già consolidati, ma l’ultimo ha permesso di aggiungere un ulteriore tassello e di mettere in luce la storia di Varvara che, come una vera eroina, continua la sua battaglia personale.