dietro le sbarre

Carcere di Ivrea, detenuto aggredisce cinque agenti: il Sappe chiede misure urgenti

Cinque poliziotti penitenziari feriti durante una colluttazione. Il sindacato denuncia: “Non è più tollerabile, servono strumenti di difesa e regole più severe”

Carcere di Ivrea, detenuto aggredisce cinque agenti: il Sappe chiede misure urgenti
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Carcere di Ivrea, detenuto aggredisce cinque agenti: il Sappe chiede misure urgenti. Ancora violenza dietro le sbarre: cinque poliziotti penitenziari feriti durante una colluttazione. Il sindacato denuncia: “Non è più tollerabile, servono strumenti di difesa e regole più severe”.

Carcere di Ivrea, detenuto aggredisce cinque agenti

Ancora violenza nel carcere di Ivrea, dove cinque agenti della Polizia Penitenziaria sono rimasti feriti durante un’aggressione da parte di un detenuto, scatenata da una banale richiesta di sostituzione di un televisore. A denunciare l’ennesimo episodio è Vicente Santilli, segretario regionale del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che parla di “situazioni ormai lontane da ogni senso di ragionevolezza e civiltà”, sottolineando come non si possa più parlare soltanto di aggressioni, ma di un disagio profondo che mina quotidianamente il lavoro delle donne e degli uomini in divisa. L’episodio, avvenuto tre giorni fa, riaccende il dibattito sulla sicurezza nelle carceri italiane e sulla necessità di riforme urgenti e strutturali. Solidarietà ai colleghi feriti è arrivata anche dal segretario generale del Sappe, Donato Capece, che chiede l’introduzione di misure più severe e l’utilizzo del taser per difendere gli agenti da simili violenze.

Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sappe

“A volte definirle aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria è davvero riduttivo quando gli esiti sono di cinque colleghi feriti con prognosi variabili da 4 a 10 giorni salvo complicazioni. Anche follia forse non è la parola corretta, ma la cosa certa è che non se ne può più! Come sindacato abbiamo l’onore di rappresentare le donne e gli uomini del corpo di Polizia Penitenziaria che da lustro al Paese ma, per contro, abbiamo anche l’onere di raccontare situazioni lontane dal più elementare senso di ragionevolezza e civiltà che ogni giorno logorano gli animi di chi, con dedizione ed incrollabile senso del dovere, vuole solo che il proprio servizio sia utile a favorire la sicurezza dei cittadini”. È amareggiato Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, nel dare notizia quanto avvenuto due giorni fa nel carcere di Ivrea.

I fatti

“Tutto ha avuto inizio quando, nel primo pomeriggio, un detenuto di origine afghane si è recato dal personale presente sul piano detentivo con un televisore in mano, asserendo che non fosse funzionante. Il personale, sorpreso dalle modalità, ha spiegato al soggetto che non poteva smontare la tv e portarla in giro per il carcere, ma doveva riportarla nella sua cella e attendere che gli addetti al materiale verificassero il malfunzionamento e, successivamente, provvedessero alla eventuale sostituzione. Il detenuto si rifiutava di riportare indietro la tv e la abbandonava sulla scrivania dei colleghi esigendo in malo modo la sua sostituzione, poi si allontanava per recarsi al corso scolastico a cui è iscritto. Al suo rientro, il detenuto è stato informato che non vi erano altre tv disponibili, alche andava in escandescenza e con uno scatto repentino prelevava il televisore dalla scrivania e riusciva ad entrare nell’ascensore per poi scendere al piano terra. Immediatamente, è stato dato l’allarme e quando è giunto al piano terra il personale allertato di quanto stava accadendo ha tentato di spiegare al soggetto che il suo comportamento non fosse adeguato e, comunque, anche volendo, non c’erano ulteriori televisori con cui sostituire quello che portava con sé”. “Invitato quindi a fare rientro al proprio piano detentivo”, prosegue il sindacalista, “il detenuto ha iniziato a dare in escandescenza e con violenza ha lanciato il televisore contro un agente per poi colpire con un violento pugno al volto un altro poliziotto. Con non poca fatica il ristretto è stato contenuto dal personale presente e poi condotto in infermeria. Giunto nella saletta di attesa il nordafricano ha iniziato a ferirsi da solo procurandosi delle escoriazioni sul corpo, per poi inveire contro il personale e insultando chiunque. Quando poi è stato il momento di accompagnarlo dalla sala d’attesa alla sala visite, si è nuovamente scagliato con violenti pugni contro il personale che a gran fatica ha nuovamente contenuto il detenuto evitando che la sua furia si rivolgesse anche al personale sanitario. Una volta calmatosi, il soggetto è stato visitato e poi destinato all’isolamento disciplinare mentre cinque unità di Polizia Penitenziaria sono state accompagnate al locale nosocomio per ricevere le cure del caso”.

Solidarietà e vicinanza

Per Santilli, “anche solo ripercorrere con l’immaginazione i fatti appena raccontati da l’idea di ciò che con estremo onore la Polizia Penitenziaria affronta quotidianamente. Non si tratta solo di aggressioni, di un disagio sociale espresso con violenza o di contrasto all’istituzione da parte dei delinquenti. Qua siamo all’abc! Troppo spesso si tratta di inciviltà, di mancanza di educazione e di rispetto del prossimo. Sembra davvero che certe persone non riescano o non vogliano accettare che una società civile ed evoluta come la nostra si fondi su regole, diritti e doveri che tutti si è chiamati ad onorare”.
Solidarietà e vicinanza ai colleghi contusi ed a tutto il Reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Ivrea arriva anche da Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che torna a sollecitare “interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Bisogna applicare ai violenti l’arresto in flagranza di reato per i detenuti che aggrediscono poliziotti penitenziari o mettono in grave pericolo la sicurezza del carcere, il carcere duro con isolamento fino a 6 mesi (articolo 14 bis dell’Ordinamento penitenziario) ed il trasferimento immediato in particolari sezioni detentive a centinaia di chilometri dalla propria residenza, come prevede il successivo articolo 32 del Regolamento: chiediamo anche per la Polizia Penitenziaria la dotazione del taser, che potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza in chiave anti aggressione (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici)”.

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