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emergenza covid-19

Covid: uno studio scientifico rivela quali gruppo sanguigno è meno soggetto a sviluppare l’infezione

Un’approfondita indagine dell’Università di Torino conferma quanto era già emerso in altre ricerche.

Covid: uno studio scientifico rivela quali gruppo sanguigno è meno soggetto a sviluppare l’infezione
Cronaca Torino, 24 Novembre 2020 ore 10:34

Covid: è il gruppo sanguigno che ti salva. Un’approfondita indagine dell’Università di Torino conferma quanto era già emerso in altre ricerche. Alcuni gruppi sanguigni sono più portati ad ammalarsi, altri invece per così dire… ci “difendono” dal Covid. Lo riportano i colleghi di primatorino.it

Ricerca su trapianti e sistema immunitario

Da questo affidabile studio emerge una possibile correlazione tra la presenza di alcuni antigeni (HLA, il sistema genetico che regola il sistema immunitario nell’uomo) e una maggiore predisposizione all’infezione da Covid. Come pure al suo peggioramento nel decorso della malattia. La ricerca è stata appena pubblicata su Transplantation, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo. Lo studio ha acquisito i dati sui pazienti positivi al Covid a marzo 2020 nel registro di sorveglianza epidemiologica del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. Il paniere d’indagine riguarda ben 56.304 persone, quindi una fetta piuttosto ampia.

Meglio avere il Gruppo Zero

Dalla ricerca arriva anche un’ulteriore conferma: che i soggetti con Gruppo A presentano un rischio di infezione lievemente maggiorerispetto agli altri. Ma, se uno dei gruppi sanguigni è più fragile di fronte al virus, ce n’è anche uno che lo fronteggia in modo efficace: è il Gruppo Zero. Chi ha sangue di Gruppo Zero(meglio ancora se Rh+) sembra invece maggiormente protetto dal virus. Questo dato era già stato evidenziato dai risultati di altri studi scientifici effettuati su popolazioni diverse. Esisterebbe quindi una relazione fra Covid e gruppo sanguigno. Secondo questa ricerca, infine, nei pazienti trapiantati e immunodepressie in quelli in attesa di trapianto il rischio di infezione è circa 4 volte superiore rispetto ai soggetti sani.