Cronaca
Nel cuore dell'emergenza

Da Cuorgnè a Bergamo per aiutare chi lotta contro il Covid-19

La storia di Raffaele Brasile, ufficiale volontario del Corpo militare della Croce Rossa Italiana.

Da Cuorgnè a Bergamo per aiutare chi lotta contro il Covid-19
Cronaca Cuorgnè, 05 Aprile 2020 ore 10:23

Da Cuorgnè a Bergamo per aiutare chi lotta contro il Covid-19. La storia di Raffaele Brasile, ufficiale volontario del Corpo militare della Croce Rossa Italiana.

Da Cuorgnè a Bergamo

A Bergamo, nel cuore dell'epidemia, partendo da Cuorgnè. Ascoltare, essere attenti, consolare, accompagnare, aiutare sono verbi che a volte dimentichiamo. Bisognerebbe scriverli su una parete accanto alla porta di casa, e leggerli ogni volta che usciamo nel mondo. Non ha bisogno di farlo Raffaele Brasile. Residente a Vico e direttore della storica Casa di riposo Umberto I di Cuorgnè Brasile è ufficiale volontario del Corpo militare della Croce Rossa Italiana, in forza al distaccamento Cri del paese delle due torri. Proprio in questa vesta, ha deciso di rimboccarsi le maniche e partire dal Canavese direzione Bergamo per dare il suo contributo nella lotta contro il Covid-19. In prima linea.

La storia

«Faccio parte della Cri di Cuorgnè e sono ufficiale in congedo del Corpo militare volontario della Croce Rossa – spiega Brasile – Tempo fa avevo dato la mia disponibilità a essere richiamato in servizio attivo per situazioni di emergenza. Così, a metà marzo sono stato una settimana in supporto sanitario all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Con me c’erano volontari della Croce Rossa civili e militari». La presenza del corpo militare di Cri è stata importante. «Ho lavorato in Day-Hospital di Oncoemetalogia - specifica Raffaele - e in reparti dove i casi Covid-19 positivi accertati erano in isolamento dai degenti ordinari e senza sintomatologia manifesta. Se comparivano sintomi febbrili e sopratutto respiratori, si cercava di spostarli in reparti Coronavirus “puri” come rianimazione, suintensiva. E’ stata un’esperienza umana molto arricchente che non dimenticherò mai». Turni serrati, uomini e donne in mascherina e camice che lottano per salvare la vita ai pazienti e l’emergenza vista con i propri occhi.

"L'emergenza è reale"

«A livello personale, posso dire che vedere una struttura ospedaliera all’avanguardia come il Papa Giovanni XXXIII di Bergamo in crisi nel combattere 24 ore al giorno contro il Coronavirus ti fa riflettere – racconta Brasile – Vuol dire che l’emergenza reale e grave. Avevo già lavorato da giovane, per 10 anni, all’ospedale Molinette, ma mai in una situazione simile. Ogni giorno ci sono nuovi casi, le equipe mediche lavorano a contatto con la malattia, sono stanchissimi ma non mollano. Sono davvero straordinari». Angeli senza ali che aiutano gli altri con passione e professionalità, come fatto dal direttore della Casa di Riposo cuorgnatese: «L’emergenza era generale e senza confini. Erano contenti di vederci in supporto, di non sentirsi più soli, non ho mai ricevuto tanti “grazie” come in quella settimana. Quei ringraziamenti ti riempivano il cuore. Abbiamo fatto un corso di formazione e preparazione e in ospedale cercavamo di renderci utili in ogni modo, anche una parola di conforto o due chiacchiere con gli altri degenti possono fare molto in quei momenti. Quando finivamo il turno, se si poteva, si dava ancora una mano con la logistica, nel caso provvedendo ad occuparsi della base operativa dove eravamo alloggiati». Raffaele è già pronto a ripartire e a concentrarsi sull’Umberto I e sui suoi ospiti.

Un appello

«D’accordo con il medico di famiglia, ho rispettato un periodo di quarantena volontaria di 2 settimane anche se ero a basso rischio, avendo operato non in reparti Covid-19 – chiosa Raffaele Brasile – Un appello mi sento però di farlo. Rientrando in Canavese in treno, siamo partiti da Milano Centrale. Una stazione quasi spettrale, deserta. A Santhià, snodo nevralgico, ho visto molte più persone. Mi raccomando rispettiamo le regole, restiamo a casa e usciamo solo se strettamente necessario. E’ importante, ora più che mai. Solo così aiuteremo medici e infermieri nella battaglia la Coronavirus».