Quella che la settimana scorsa era solamente un’indiscrezione, ora è confermata: don Alberto Carlevato sarà il nuovo parroco di Bosconero e San Benigno Canavese – ricevendo, quindi, anche il prestigioso titolo di Abate della millenaria Fruttuaria – in sostituzione a don Mario Viano, dopo che quest’ultimo è finito al centro di un’indagine giudiziaria.
Don Carlevato a San Benigno e Bosconero Così, la nomina del Vescovo spacca i fedeli
La nomina ufficiale, insieme all’annuncio di diversi altri spostamenti sul territorio diocesano, è stata comunicata mercoledì della scorsa settimana, sebbene per don Carlevato il trasferimento effettivo dalle parrocchie da lui attualmente gestite (quelle di Mazzé, Tonengo e Villareggia) avverrà solo a settembre.
59 anni, originario di Valperga, don Alberto fu ordinato sacerdote nel 1993, a 26 anni, dall’allora Vescovo di Ivrea Monsignor Luigi Bettazzi presso il Tempio dell’Immacolata dei Miracoli a Ivrea, dopo gli studi nel seminario diocesano eporediese e poi a Padova. Prima di arrivare a Villareggia e Tonengo (nel 2001) e infine anche a Mazzè (nel 2008), è stato viceparroco presso la parrocchia del Sacro Cuore di Ivrea e successivamente viceparroco a Strambino. Noto per la vicinanza alle persone e la passione per la musica (è infatti lui, spesso, ad organizzare raduni di cori a livello diocesano), don Carlevato ha lasciato un segno profondo nelle comunità nelle quali ha operato. Non a caso, l’annuncio della sua nomina a parroco di San Benigno e Bosconero ha diviso l’opinione pubblica, generando malcontenti tanto nei paesi “di partenza” che in quelli “di arrivo”.
Protestano sia i sostenitori di don Viano che quelli che perdono il loro pastore
Molti parrocchiani delle terre fruttuariensi non hanno infatti ancora digerito l’idea di non poter più avere l’adorato don Mario, nonostante le tante manifestazioni, una raccolta fondi a favore del sacerdote 39enne, la costituzione di un Comitato a suo sostegno, una petizione (molto partecipata) presentata al Vescovo di Ivrea Monsignor Daniele Salera e persino la stesura di un libro che raccoglie tante testimonianze positive sul suo operato pastorale.
Sebbene non sia ancora stata ufficializzata l’organizzazione di nuove iniziative, i fedeli che orbitano attorno al comitato #iostocondonmario hanno annunciato l’intenzione di continuare a far sentire la propria voce, biasimando la gestione da parte dell’episcopo eporediese del “caso don Mario”. Altri sanbenignesi e bosconeresi hanno invece accolto la notizia dell’arrivo di don Carlevato con relativa positività, esprimendo la speranza che il nuovo parroco possa portare serenità alle due comunità
Allo stesso tempo a Villareggia, Tonengo e Mazzé, in molti si chiedono i motivi dell’ improvviso cambiamento e avanzano obiezioni circa l’opportunità di separare tre parrocchie dalla guida spirituale cui sono legate da un lungo rapporto di stima e affetto reciproco. «Se oramai conosceva i parrocchiani e magari era anche ben voluto, perché spostarlo in altre parrocchie?» ha scritto un utente su Facebook; «poi chiedetevi perché la Chiesa perde fedeli», si legge in un altro commento, e ancora: «Don Alberto era l’unico che raccoglieva i giovani». Intanto c’è chi ha persino lanciato l’idea di una raccolta firme da inviare al Vescovo per chiedergli di tornare sui propri passi (eppure dovrebbe essere ormai chiaro quanto strumenti di questo tipo siano di fatto inefficaci in simili situazioni).
Dal canto suo, Monsignor Salera ha spiegato in una nota ufficiale lo “spirito” che ha guidato le nuove nomine, sottolineando da un lato il “respiro diocesano” di queste ultime, dall’altro l’idea della transitorietà della missione pastorale, che per essere ben vissuta richiede la disponibilità a non mettere radici.
Insomma, proprio nel momento in cui l’istituzione Chiesa nel suo complesso affronta una significativa crisi interna (si pensi alla recente scomunica che ha investito la comunità lefebvriana) anche a livello locale una cospicua parte di fedeli mostra segnali di sfiducia sempre più evidenti nei confronti delle cariche ecclesiastiche sovraordinate. Per chi ci crede, forse è proprio questo il momento di pregare.