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Falsi ciechi? No alla “caccia alle streghe”

CIRIE' . Nelle scorse  settimane è stata diffusa, con grande evidenza, la notizia della  scoperta  in città di un «falso cieco» da parte della Guardia di Finanza con  le indagini condotte dalla Procura di Ivrea. A questo proposito Marco Bongi  presidente dell’associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti desidera  fare alcune riflessioni.

Falsi ciechi? No alla “caccia alle streghe”
16 Agosto 2017 ore 20:14

CIRIE’ . Nelle scorse  settimane è stata diffusa, con grande evidenza, la notizia della  scoperta  in città di un «falso cieco» da parte della Guardia di Finanza con  le indagini condotte dalla Procura di Ivrea. A questo proposito Marco Bongi  presidente dell’associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti desidera  fare alcune riflessioni.

CIRIE’ . Nelle scorse  settimane è stata diffusa, con grande evidenza, la notizia della  scoperta  in città di un «falso cieco» da parte della Guardia di Finanza con  le indagini condotte dalla Procura di Ivrea. A questo proposito Marco Bongi  presidente dell’associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti desidera  fare alcune riflessioni: «La nostra associazione, nell’esprimere soddisfazione per i giusti controlli contro i truffatori dello Stato, intende tuttavia invitare alla prudenza gli organi d’informazione. E’ molto facile infatti gettare frettolosamente la croce addosso a persone comunque deboli. Le statistiche nazionali ci dicono infatti che, fino ad oggi, oltre il 70 % di questi procedimenti si conclude regolarmente con la piena assoluzione degli imputati. Il problema è che la nozione legale di cecità, indicata dalla legge numero  138 / 2001, è parecchio diversa rispetto al significato della parola nel linguaggio comune. Secondo tale normativa infatti può essere classificata come cieca assoluta anche una persona con campo visivo binoculare inferiore al 3% e che quindi conserva un minimo residuo visivo. Negli indizi riportati dalla stampa, in verità, solo uno risulta abbastanza compromettente, ovvero la guida di un Ape a motore. Gli altri elementi: curare l’orto, ritirare la pensione alla Posta, guardare i necrologi per strada eccetera… Non sembrano apparentemente attività incompatibili con l’autonomia di un non vedente legale correttamente riabilitato. Ma anche la guida dell’Ape, che non richiede patente, potrebbe essere più l’azione di un «pazzo sconsiderato» che non quella di un truffatore. In tal caso ci sarebbe sì un illecito ma non la simulazione della disabilità visiva. Quando leggiamo queste notizie siamo molto preoccupati  – commenta il presidente di APRI – – Noi che ci occupiamo attivamente di riabilitazione visiva notiamo infatti, sempre più spesso, che gli ipovedenti non vogliono recuperare la loro autonomia perchè hanno paura di essere poi accusati, da vicini di casa o passanti, di non essere realmente ciechi. E’ un problema molto grave su cui occorrerebbe fare più sensibilizzazione. Con tutto ciò sappiamo che alcuni truffatori davvero esistono. Speriamo che gli accertamenti vengano fatti in modo equilibrato ed umano». In conclusione l’Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti intende sottolineare l’importanza di un approccio equilibrato e prudente alla delicata materia. Per questo, unica in Italia, ha realizzato un documentario intitolato «Quando l’occhio non fa la sua parte» che intende presentare al grande pubblico il pianeta quasi inesplorato dell’ipovisione.