post lockdown

Fase 3: ripartito anche il settore delle scommesse sportive

Un settore che muove nel territorio nazionale cifre di tutto rispetto, che però è stato tra gli ultimi a riprendere.

Fase 3: ripartito anche il settore delle scommesse sportive
Alto Canavese, 28 Giugno 2020 ore 15:06

Settimana dopo settimana l’Italia cerca di ripartire e di risalire la china, all’indomani di un «lockdown» che ha messo a dura prova il nostro Paese e migliaia di attività commerciali ed industriali di ogni genere. Ripartito anche il comparto delle scommesse sportive.

Ripartito il settore delle scommesse sportive

Se in alcuni casi si può parlare di un ritorno quasi alla normalità, in molti altri invece più lentamente si sta tornando ai ritmi del pre-emergenza Covid-19. Fra gli ultimi comparti che hanno di nuovo tirato su le proprie serrande c’è quello delle scommesse sportive. Un settore che muove nel territorio nazionale cifre di tutto rispetto, che però è stato tra gli ultimi a riprendere (visto poi che parte del mondo sportivo agonistico tricolore e internazionale solo in questo ultimo periodo è a sua volta attivi). Allo stesso tempo è risultato fortemente penalizzato e poco «assistito». Lo conferma, ad esempio, Yari Scaglione, che in quel di Valperga gestisce una delle sedi della Stanleybet.

Post lockdown

«Siamo tornati attivi dal 15 giugno scorso – spiega il canavesano – e va detto che si sta iniziando a lavorare abbastanza. Ci siamo organizzati nel miglior modo possibile per garantire la massima sicurezza a tutti i nostri clienti, approntando postazioni che rispettino le distanze, sanificazione e con regolamenti chiari e leggibili. Purtroppo, però, paghiamo sulla nostra pelle più di tre mesi di chiusura totale, ma anche il fatto che siamo risultati una categoria poco tutelata». Scaglione lamenta non solo la totale assenza di interventi da parte dello Stato a supporto di chi fa questo mestiere. Mette i puntini sulle «i» anche sul fatto che per molti questo tipo di esercizio commerciale andrebbe addirittura bandito. «Dietro ad un’attività come quella che conduco io ci sono sacrifici, attenzione e grande professionalità. Ed a livello di erario siamo tra coloro che versano un bel gruzzolo allo Stato. Perché qui tutto è chiaro, lampante ed onesto. Nonostante questa trasparenza c’è chi ci addita come un pericolo e quindi fa ogni cosa per ostacolarci. Vorrei far capire che qui non stiamo parlando di gioco d’azzardo: le scommesse sono ben altra cosa, ci vuole abilità ed attenzione, non semplicemente fortuna. A questo si aggiunge il fatto che non siamo stati ritenuti una classe lavorativa degna di un aiuto concreto nel periodo in cui tutto era bloccato. Pure noi abbiamo avuto delle spese alle quali difficilmente abbiamo potuto fare fronte visto l’azzeramento delle entrate, ma ciò sembra che a nessuno importi».

Grido d’allarme

Scaglione torna quindi a rimboccarsi le maniche, mettendosi a disposizione della propria clientela tutti i giorni, fine settimana compresi. «Un’attività come questa in un paese di provincia si trasforma anche in luogo di aggregazione, dove chi parla e segue lo sport viene e non deve per forza giocare, ma può fare anche due chiacchiere. Questo aspetto non viene preso in considerazione, fermandosi al discorso invece della ludopatia». Allo stesso tempo, però, è un «grido di allarme» quello che lancia lo stesso Yari: «Dietro a ciò che facciamo ci sono famiglie che portano a casa uno stipendio, onestamente ripeto, che quindi vanno prese in considerazione. Come per altro già fatto da quei colleghi che sono scesi in piazza a protestare, deve essere chiaro che occorrono maggiori tutele, a partire da un intervento che interessi per esempio le tasse che dobbiamo pagare. Il Governo deve fare qualcosa di concreto per tutto il nostro Paese, non limitandosi solo a tante belle parole, cioè quelle che abbiamo sentito sino ad ora».

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