La discarica di Vespia continua a far discutere: sarà chiusa oppure no?

Comissione consiliare ad hoc quella che si è svolta di recente per parlare dell'argomento.

La discarica di Vespia continua a far discutere: sarà chiusa oppure no?
Rivarolo, 29 Settembre 2019 ore 15:00

La discarica di Vespia continua a far discutere: sarà chiusa oppure no?. Se n'è discusso in occasione di una Commissione ad hoc.

La discarica di Vespia continua a far discutere: sarà chiusa oppure no?

Quando sarà chiusa definitivamente la discarica di Vespia? Ci sarà un ulteriore prosieguo della sua attività? Sono solo alcune delle domande a cui si è cercato di dare una risposta esaustiva nel corso della riunione della Commissione consiliare ad hoc andata in scena a palazzo Antonelli lo scorso 20 settembre. All’ incontro castellamontese hanno partecipato il sindaco, Pasquale Mazza, l’assessore all’ambiente, Marco Bernardi Ghisla, i rappresentanti delle frazioni di Campo, Muriaglio e Preparetto, il consigliere di minoranza, Giovanni Maddio, il geologo incaricato del Comune, Daniele Chiuminatto, la portavoce del Comitato Monti Pelati, Flavia Casassa, e Fabrizio Zandonatti, presidente e amministratore delegato di Agrigarden Ambiente, la società che gestisce il sito di interramento controllato dei rifiuti. «Chiusura in tempi rapidi sì, ma in sicurezza» è il leit motiv ribadito da Zandonatti. Anche perché le criticità, secondo quanto emerso nella riunione, non mancano.

Accantonamenti mancanti

A cominciare, pallottoliere alla mano, dalle mancanze (circa 300mila euro) negli accantonamenti previsti nel 2015 per il post mortem di Vespia. «E’ stato un incontro utile – spiega Zandonatti – La commissione è entrata nel merito con domande specifiche. La banalizzazione è pericolosa in questa vicenda, perché è un problema che sarà cruciale a Castellamonte per i prossimi decenni. In assemblea ho citato, non a caso, Platone per evidenziare come sia cambiato il rapporto con la politica rispetto al passato. Oggi sono importanti i ragionamenti tecnici. Vespia esiste dal 1995. Agrigarden Ambiente che rappresento è subentrata a giugno del 2018. Da Asa sono stati abbancate 406mila tonnellate di rifiuti con, praticamente, zero accantonamenti per la copertura (capping) e la gestione successiva alla chiusura. Da piano finanziario la somma di denaro che doveva essere accantonata ammonta a 3 milioni 440mila e 450 euro. Una cifra che non sarà raggiunta per un difetto di calcolo previsionale nell’indice di compattazione dei rifiuti a suo tempo previsto. Il dato di carattere meramente finanziario ci dice che mancherà un 10% del totale, ossia 300 mila euro. Ma ancor più rilevante è il fatto che il piano finanziario, documento a corredo del progetto di ampliamento approvato quattro anni orsono, sottostimi fortemente la produzione di percolato nonché i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria per i prossimi trent’anni anni».

Criticità nel sito

L’impianto secondo Agrigarden Ambiente presenta infatti alcune rilevanti criticità: «Il lato Malesina ha, come da progetto approvato, una pendenza eccessiva. Siamo al 40%. E’ troppo. Si rischia lo scivolamento della copertura. Pensiamo, quindi, di fare dei rilevati di contenimento in terra rinforzata a lato discarica per garantire la stabilità del capping. Una situazione analoga riguarda il lato Nord, dove c’è un problema di “corda molle”. Puntiamo quindi a modificare la pendenza di quella zona in modo che le acque non defluiscano in strada in modo incontrollato ma vengano incanalate in una zona dove c’è già un sistema di raccolta, campionamento e allontanamento delle acque meteoriche. Inoltre, per la copertura finale, vogliamo incrementare lo spessore dello strato di terreno agrario portandolo ad 1 metro invece dei 40 cm previsti, così da consentire lo sviluppo della vegetazione arbustiva ed arborea, che si raccordi all’area boscata circostante. Questi restyling sono interventi “no profit” con l’unica finalità di risolvere criticità per i 30 anni a venire».

Nuovo ampliamento?

Sarà necessario un altro «ampliamento» di Vespia? «Risagomatura finale e recupero ambientale è il nome del progetto che presenteremo agli Enti competenti – aggiunge Zandonatti – “Finale” perché non ce ne saranno altri da parte nostra. Anche la pendenza del lato est è elevata. Per risolvere quella criticità abbiamo intenzione di riprofilare ed impermeabilizzare le scarpate esistenti sui terreni storici di proprietà e disponibilità di Asa (senza coinvolgere, quindi i nuovi terreni opzionati e acquistati dal gestore privato precedente) per un recupero di volumetria, con il deposito di rifiuti, in modo da raccordarci di conseguenza con il profilo della montagna. Questo “incremento volumetrico” permetterà di reperire le risorse necessarie per far fronte agli accantonamenti che mancano per il post mortem e gli interventi no profit sui lati e sulla sommità della discarica. La documentazione con tutti gli interventi secondo noi necessari per la situazione attuale di Vespia e la sua post conduzione saranno pubblicati sul sito del Comune. Sul post mortem abbiamo proposto un tavolo tra pubblico e privato, con rappresentanti delle istituzioni e del territorio, per ragionare e trovare insieme la soluzione migliore per un utilizzo futuro di quell’impianto, magari con un’attività da realizzare al suo interno in modo da avere un controllo quotidiano su cosa succede».

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