il fatto

“Padre-padrone”: pesava la figlia e umiliava la moglie, altri 4 anni e 2 mesi di reclusione

L’uomo, nel 2023, era già stato condannato a 24 mesi per analogo reato commesso ai danni del figlio

“Padre-padrone”: pesava la figlia  e  umiliava  la moglie, altri 4 anni e 2  mesi di reclusione

Un uomo residente in città, Edoardo B., è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia per aver inflitto continue violenze psicologiche e fisiche ai danni della moglie e della figlia dal Tribunale di Ivrea presieduto dalla giudice Stefania Cugge.

“Padre-padrone”: pesava la figlia e umiliava la moglie, altri 4 anni e 2 mesi di reclusione

Una sentenza che si somma, in regime di continuazione, ai due anni di reclusione già totalizzati dall’uomo con la decisione definitiva della Corte d’Appello del 4 ottobre 2023 per analogo reato commesso ai danni del figlio. La difesa ha tentato fin dall’inizio di far valere l’eccezione del “ne bis in idem”, sostenendo che la dinamica familiare fosse già stata giudicata nel primo procedimento. Un’impostazione respinta con decisione dalla Procura e accolta dal collegio: le condotte contestate riguardavano infatti fatti, contesti e periodi diversi, diretti verso persone offese differenti.
Il tribunale di Ivrea ha ricostruito uno scenario di gravi e sistematiche umiliazioni domestiche, tra cui: il rituale della pesatura. L’uomo obbligava i figli a pesarsi regolarmente con l’unico scopo di insultarli e schernirli sul loro aspetto fisico. Incontri forzati con le amanti: sottoponeva la moglie a pesanti violenze psicologiche, costringendola persino a incontrare e conoscere le donne con cui lui intratteneva relazioni extraconiugali nate sulle chat online. l dibattimento, che ha visto l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Ludovico Bosso (in sostituzione di Mattia Francesco Cravero), si è concentrato sulle prevaricazioni perpetrate dall’imputato nell’arco temporale compreso tra il 2018 e il 2020. La difesa aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che quelle contestate fossero condotte riconducibili a un metodo educativo rigido e autoritario ma non sufficientemente a integrare il reato di maltrattamenti. Nel corso delle udienze è emerso un quadro fortemente oppressivo e degradante consumatosi tra le mura domestiche.

Un atteggiamento ossessivo e sistematico

L’accusa ha tratteggiato la figura di un uomo incline a un controllo ossessivo e sistematico. Tra gli elementi più inquietanti ricostruiti in aula, figura, infatti, l’istituzione del “rituale della pesatura”: moglie e figli venivano pesati quotidianamente e i dati venivano puntualmente annotati su un calendario appeso al muro. Ai periodi di aumento ponderale seguivano restrizioni sul cibo, diete forzate e denigrazioni continue sull’aspetto fisico della figlia, trasformando l’alimentazione e il corpo in un perverso strumento di verifica e umiliazione. La moglie, casalinga e in totale condizione di dipendenza economica, era sottoposta a costanti pressioni psicologiche e a continue lesioni della propria dignità. Particolarmente grave e sistematico era il controllo esercitato dall’imputato sulla sfera affettiva e sessuale: la donna non soltanto era costretta a tollerare le continue relazioni extraconiugali che il marito intrecciava su internet, ma venivaobbligata a confrontarsi e a interagire direttamente con le amanti dell’uomo, arrivando persino a doverle conoscere di persona e a convivere passivamente con la loro presenza. Un vero e proprio incubo psicologico culminato in episodi di prevaricazione, come quando la moglie veniva costretta a stirare gli abiti che l’uomo avrebbe poi indossato per uscire con le altre donne o quando, durante il lockdown, la donna lo sorprese a intrattenere frequentazioni virtuali nei contesti più intimi della casa. Adesso la difesa è in attesa di conoscere le motivazioni che ha portato alla condanna a 4 anni e 2 mesi in attesa delle successive mosse.