Per il processo Busso non c’è prescrizione. Ricusato un Giudice
L’udienza
Non è aria tesa quella che si respira, giovedì 11 dicembre, nell’aula 48 della Corte d’Appello di Torino, dove è fissata l’udienza del nuovo processo d’Appello nei confronti di Paolo Busso. L’ex vigile della Polizia Locale di Volpiano, 57 anni, licenziato a maggio, arriva accompagnato dalla sua legale, Gabriella Vogliotti. A rappresentare il Comune c’è l’avvocato Giulio Calosso, che insieme alla collega Adelaide Piterà assiste l’ente anche nel contenzioso in corso davanti al Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Ivrea. L’udienza dura pochi minuti: uno dei giudici del collegio risulta incompatibile, avendo già ricoperto il ruolo di Gup nella fase preliminare del procedimento.
Il processo non è prescritto
Nulla da fare, dunque, ma la novità è che il processo si celebrerà comunque. Contrariamente a quanto previsto dai tempi ordinari, il reato non si è prescritto il 6 dicembre. La scadenza è stata infatti prorogata di circa nove mesi e mezzo per effetto della legge Orlando, applicabile ai reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, che sospende il decorso della prescrizione dal deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado fino alla decisione di secondo grado. Nel caso di Busso la sospensione è iniziata il 20 dicembre 2023, con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza del 21 settembre, e si è conclusa con la pronuncia d’Appello del 4 ottobre 2024. Così, l’8 gennaio si tornerà in aula.
L’accusa
L’ex vigile era stato prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio, per effetto della depenalizzazione del reato, e assolto da quella di accesso abusivo a sistema informatico, ritenuto dai giudici d’Appello «non punibile per particolare tenuità del fatto». Nell’aprile 2025, però, la Cassazione ha disposto un nuovo giudizio di appello bis, accogliendo il ricorso del Procuratore generale. Secondo la Suprema Corte, la valutazione sulla particolare tenuità del fatto era «obiettivamente contraddittoria» e fondata su argomentazioni «manifestamente viziate». I nuovi giudici dovranno ora valutare «l’offensività della condotta nel suo complesso», considerando tutti gli elementi del caso.