Volpiano

Piazza Italia, la Corte dei conti assolve il Rup ma condanna il progettista

Dopo anni arriva la sentenza sui lavori nell’area che oggi ospita il mercato cittadino e la festa patronale

Piazza Italia, la Corte dei conti assolve il Rup ma condanna il progettista
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Piazza Italia, la Corte dei conti assolve il Rup ma condanna il progettista

La sentenza

Piazza Italia, da anni sotto i riflettori di una controversia politica e giudiziaria, finisce al centro di una sentenza della Corte dei conti per «i vizi e difetti delle opere eseguite a seguito di un appalto di lavori effettuati per la sistemazione ad area mercatale». Il progettista e direttore dei lavori è stato condannato a versare 22.153,35 euro al Comune di Volpiano, mentre la dipendente comunale che ricopriva il ruolo di Responsabile unica del procedimento (Rup), per la quale la Procura contabile aveva chiesto un risarcimento di 98.206,98 euro, è stata invece assolta. A stabilirlo è la sentenza numero 72/2026 della Sezione giurisdizionale per il Piemonte.

I difetti accertati

Al centro della vicenda ci sono i lavori in piazza, consegnati all’impresa il 14 giugno 2016 e conclusi l’11 giugno 2017. I primi problemi erano emersi già nella primavera del 2018, quando, durante alcuni sopralluoghi, furono rilevati difetti nell’esecuzione nelle opere. Nel 2019 il Comune dichiarò le opere non collaudabili, dopo che una perizia tecnica aveva evidenziato vizi costruttivi e carenze rispetto al progetto. La vicenda era approdata anche in sede civile, con un accertamento tecnico preventivo e una causa nei confronti del progettista e dell’impresa esecutrice, conclusasi con una transazione il 13 settembre 2024. La consulenza tecnica d’ufficio disposta dalla Corte ha accertato «evidenti e manifesti segni di cedimenti dello strato fondazionale della pavimentazione che hanno portato alla rottura delle canalette di raccolta delle acque superficiali e generato vistosi e diffusi avvallamenti».

Le cause dei cedimenti

Tra le cause dei cedimenti, il consulente tecnico ha individuato «una insufficiente compattazione e un insufficiente spessore dello strato». Mentre per le canalette le criticità vanno ricondotte anche a «una errata scelta del materiale fondazionale». La consulenza ha quantificato in 101.375,93 euro i costi necessari per il ripristino. La Corte dei conti ha quindi riconosciuto la responsabilità del progettista «nell’aver modificato il progetto attraverso una variazione stratigrafica fondazionale meno performante rispetto a quella originaria» e «nel non aver prescritto […] le indispensabili prove di piastra», definendo la sua condotta «gravemente colposa». Il danno complessivo è stato quantificato in 73.844,53 euro, ma la condanna è stata limitata, in applicazione della legge 1/2026, a 22.153,35 euro, pari al 30% dell’importo. La Corte ha invece sospeso il giudizio sui restanti 51.691,18 euro in attesa della pronuncia sulla legittimità costituzionale della norma.