di Piercarlo Gattolin
Un’operazione ai limiti della scienza, salva mamma e figlio nato alla 35ª settimana. Equipe congiunta Sant’Anna e Molinette di altissimo profilo compiono il «miracolo».
Salva mamma e figlio nato alla 35ª settimana
Riccardo è venuto al mondo pesando 2.760 grammi, cinque giorni prima che con sua madre lasciasse l’ospedale Sant’Anna di Torino in buone condizioni. Un lieto fine che, in questo caso, non era affatto scontato. Un risultato reso possibile soltanto dalla straordinaria sinergia tra équipe di altissimo livello, capaci di coordinarsi con precisione in ogni fase di una delle situazioni ostetriche più complesse e pericolose della medicina moderna.
La diagnosi
La protagonista della storia è Eleonora di 38 anni, residente a Leini, alla sua terza gravidanza dopo due parti cesarei. La storia clinica della paziente era già segnata da cicatrici uterine quando gli specialisti del Centro di ecografia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, diretto dal dottor Andrea Sciarrone, hanno individuato una placenta previa centrale con sospetto accretismo. In parole semplici: la placenta non si era posizionata correttamente e mostrava segni preoccupanti di adesione anomala alla parete uterina. A 28 settimane di gestazione, la diagnosi si è fatta ancora più grave: placenta percreta, una condizione rara e potenzialmente letale in cui il tessuto placentare invade in profondità le strutture circostanti, esponendo madre e figlio al rischio di emorragie massicce e incontrollabili.
La decisione dei medici
La paziente è entrata in un percorso altamente specializzato gestito dall’Ostetricia e Ginecologia 3, sotto la direzione del dottor Corrado De Sanctis e coordinato dalla dottoressa Eleonora Pilloni con l’intera équipe della divisione. La risonanza magnetica, refertata dalle dottoresse Stephanie Gentile e Donatella Tota, ha confermato l’estensione del percretismo fino alla cupola vescicale e al parametrio sinistro. La risposta è stata un intervento programmato alla 35ª settimana: taglio cesareo con contestuale isterectomia. A rendere l’operazione ancora più complessa, le aderenze lasciate dai precedenti interventi, soprattutto a livello vescicale. In sala operatoria il dottor Paolo Cortese, affiancato da De Sanctis e dal dottor Giuseppe Garbagni, ha guidato una procedura lunga e delicatissima. Al loro fianco, l’équipe anestesiologica per le emergenze ostetriche della dottoressa Mariella Maio, quella neonatologica diretta dalla dottoressa Caterina Carbonara, la caposala Erika Pejrasso e il personale di comparto. Decisiva si è rivelata la sinergia con le Molinette: il dottor Pierluigi Muratore della Radiologia interventistica, guidata dal dottor Andrea Doriguzzi Breatta, ha posizionato prima dell’intervento due cateteri a palloncino nelle arterie ipogastriche.
L’operazione
Dopo la nascita di Riccardo, il gonfiaggio di quei dispositivi, controllato con l’amplificatore di brillanza messo a disposizione dall’Ospedale Infantile Regina Margherita, ha ridotto drasticamente l’afflusso sanguigno all’utero, consentendo ai chirurghi di operare in condizioni di maggiore sicurezza. Le perdite ematiche sono state contenute e in gran parte recuperate e reinfuse. Il coordinamento della dottoressa Manuela Ceccarelli della Direzione sanitaria, diretta dal dottor Umberto Fiandra, ha tenuto insieme tutti i fili di questa operazione corale. «Ancora una volta un esempio delle eccellenze multidisciplinari della nostra Città della Salute e della Scienza», ha dichiarato il direttore generale Livio Tranchida. Un caso che racconta come, quando le competenze sanno dialogare, anche le situazioni più rischiose possano trasformarsi in storie a lieto fine.