Vescovo Bettazzi criticato sui social per la lettera al premier Conte

Nella missiva ha chiesto di riaprire i porti per accogliere i migranti.

Vescovo Bettazzi criticato sui social per la lettera al premier Conte
Ivrea, 06 Luglio 2018 ore 16:32

Vescovo Bettazzi è stato criticato sui social per la lettera al premier Conte.

Vescovo Bettazzi

L'emerito Vescovo Bettazzi di Ivrea è stato criticato sui social per la lettera al premier Conte. Nella missiva ha chiesto di riaprire i porti per accogliere i migranti. Ma le critiche non sono arrivate solo sui social, dove si sono scatenati un po' tutti davanti alla tastiera. Certamente più moderate e civili sono state le osservazioni postate sul sito Pax Christi, dove è stata pubblicato lo scritto poi ripreso dagli organi di stampa anche a livello nazionale.

Le critiche anche dai cattolici

Tra le decine e decine di commenti sul sito infatti ci sono anche quelle dei cattolici. Al di là dei contestatori arrivati sui social. Uno in particolare infatti riporta: "Eminenza condivido appieno il suo pensiero, ma nella sua analisi ha dimenticato (o solo fatto accenno) alle cause di questa immane migrazione". E evidenzia: "Il problema non è Salvini o Conte (che si lasciano trasportare da un accorato consenso di popolo) ma piuttosto come intervenire per far si che il fenomeno migrazione termini".

Qual è la soluzione?

"La chiesa in tutti questi anni ha mandato i suoi missionari e che puntualmente hanno reso noto le situazioni di sfruttamento di quei popoli. Ma nulla è successo, nulla che ha potuto sensibilizzare l’opinione mondiale, Lei ha una soluzione?". Per l'autore del commento, dunque,    il problema è  "l’inerzia del nostro cuore a voler mettere fine a questo genocidio è di tutti e conviene a tutti". Il commento si chiude con un'autocritica estese a tutti, nel non aver ancora messo in pratica "l'insegnamento di Cristo".

Dure critiche

In un altro commento l'autore dichiara di non condividere la sua posizione. "Come cristiano sono solidale con il mondo intero ma qui sembra che si continua a dare la droga ad un tossicodipendente per aiutarlo pur sapendo che non è la strategia migliore". E poi osserva: "Non ho mai sentito la chiesa battersi per il sostegno al famiglia così come fa per gli immigrati".

E il Vaticano?

Un altro infine si appella alle regole di ogni Stato. "Lo stesso Stato Vaticano ha le sue regole. Se l’Italia apre i porti il Vaticano aprirà le porte?". La domanda, un po', retorica.