Recuperato un antico stabile di inizio 900

L'architetto canavesano Davide Fornero ha lavorato al restyling dell'edificio LIberty presso cui sorge la caffetteria "d’epoca" Le Jardin Fleuri

Recuperato un antico stabile di inizio 900
Cultura 15 Maggio 2017 ore 11:28

L'architetto canavesano Davide Fornero ha lavorato al restyling dell'edificio LIberty presso cui sorge la caffetteria "d’epoca" Le Jardin Fleuri

La caffetteria ristorante liberty Le Jardin Fleuri, di via Santa Teresina, a Romano Canavese raccoglie al suo interno prodotti e personale canavesani, a partire dal responsabile del recupero dell’antico stabile di inizio Novecento: l’architetto Davide Fornero. Laureatosi presso il Politecnico di Torino in restauro conservativo, eporediese di origine, ma con studio a Castellamonte, Fornero ha già maturato, nel corso degli anni, numerose esperienze nel recupero di immobili storici e, a breve, interverrà ancora su un palazzo d’epoca. Del suo lavoro a carico dell’edificio che ospita Le Jardin Fleuri, l’architetto ricorda: “Ci sono due impressioni che accompagnano il mio primo arrivo in questo luogo. Il primo è l’invito della committenza a creare un angolo fumatori. Tale suggerimento mi colpì da subito, pur non essendo un fumatore, e nella mia mente si formò all’istante l’immagine del piccolo salotto come quello che poi abbiamo realizzato. Un luogo accogliente e tranquillo che ricorda la cabina di un transatlantico di inizio Novecento. La seconda sensazione, che mi ha accompagnato per tutta la durata dei lavori, è la suggestione musicale degli ambienti. Mio padre è un cantante d’opera e mia moglie, Sonia Magliano, è direttrice artistica presso il liceo musicale di Rivarolo Canavese, dunque la musica fa parte del mio quotidiano. Forse per questo ho lavorato immaginando questi luoghi letteralmente pervasi dalle sonorità del tempo e da quelle magiche atmosfere ho preso spunto per realizzare gli interventi”. Come si sono svolti i lavori? Fornero spiega: “L’intervento più massiccio è stato quello a carico dell’ex fienile, oggi divenuto Salone di Bacco, con decori bucolici, dedicati alla vita agreste. Uva e cachi oggi ornano muri che ormai non esistevano più. Abbiamo dovuto ricostruire quasi totalmente la struttura. In altre parti abbiamo utilizzato materiali contemporanei per ricreare effetti d’epoca oppure abbiamo reimpiegato elementi già appartenenti alla struttura assegnando loro un nuovo ruolo, un esempio? Le antiche piastrelle delle cucine, oggi formano un decoro simile ad un tappeto davanti all’antico bancone presso cui prese il caffè persino Gabriele D’Annunzio. Sono stati inoltre tutti riutilizzati gli spettacolari vetri cattedrali di proprietà della Fondazione Arte Nova, da cui peraltro derivano gli arredi, le stoviglie e l’oggettistica. Nulla è andato perduto. Ho lavorato con un team d’eccezione, formato da professionisti ed artigiani con cui ho condiviso la passione per un progetto che ci ha coinvolti profondamente. Mi sono sentito davvero un direttore d’orchestra intento a dirigere musicisti straordinari”.