Dibattito aperto

Asa, il milione è arrivato ma lo scontro resta aperto

Risolta la questione, ora la resa dei conti tra i partiti (e liste civiche)

Asa, il milione è arrivato ma lo scontro resta aperto

Asa, il milione è arrivato ma lo scontro resta aperto e ora sono le forze locali che si affrontano.

Asa, il milione è arrivato

Che ci fosse puzza di bruciato – forte e acre – era chiaro fin dalla vigilia: e il fatto che il nostro settimanale “Il Canavese“, avesse dedicato il titolo più evidente e forte della prima pagina della scorsa edizione, era per descrivere il timore, poi risultato fondato, che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto. E così è stato. «In Regione chi rema contro la soluzione Asa» ci chiedevamo alla vigila delle sedute del Consiglio del Piemonte per l’approvazione dell’articolata Legge di Stabilità, quella che mette nero su bianco il bilancio del Governo Cirio. Documento all’interno del quale era stato inserito un emendamento – strumento lecito e previsto dall’ordinamento – che prevedeva la destinazione di un milione di euro per 52 Comuni coinvolti, ovvero poco meno di 20.000 euro ad amministrazione, giusto per fare capire la misura – infinitesimale – della manovra, rispetto ai 16,5 miliardi totali della manovra. Il primo scricchiolio arriva con l’interrogazione della consigliera Paola Antonetto di Fratelli d’Italia (della corrente dell’assessore Marrone e quindi del Presidente provinciale di FdI Fabrizio Bertot) che chiede garanzie su quell’operazione, la risposta dell’assessore al bilancio arriva puntuale, ma nonostante le rassicurazioni il percorso si blocca.

La cronistoria…

Tra martedì 27 gennaio e mercoledì 28, vengono anche sospesi i lavori, inizia un braccio di ferro interno tutto alla maggioranza, giochi di forza (politica) che porta addirittura alla conta su quel punto specifico. la proposta: via l’emendamento e sì ad un ordine del giorno (strumento che impegna la Giunta a fare un determinato atto) per scrivere una legge ad hoc per il milione al Canavese che aggiunto agli 8 messi sul tavolo dagli Enti locali coinvolti consentirebbe chiudere il Lodo Asa e mettersi alle spalle 15 anni di debiti e polemiche. Colpo di spugna su errori del passato commessi degli esponenti dei partiti che oggi in Regione giocano a «braccio di ferro» sul rischio di default dei 52 comuni stessi (il Lodo Asa se non si risolve fuori dal Tribunale potrebbe arrivare a costare più di 50 milioni tra il crack da ripianare sommati ai debiti). Ma nonostante i tempi stretti – con l’emendamento il milione sarebbe già al curatore fallimentare, così dovranno passare mesi prima che venga scritta una legge ad hoc – per questione meramente tecniche e non di contenuto, così si difendono i politici – come se i dirigenti di Regione Piemonte che scrivono le “correzioni” di bilancio non sapessero cosa fanno – la solita “manina” cancella e stralcia il provvedimento «salva Canavese» in attesa di una prossima norma ad hoc. Ma perché tutto questo? Davvero dobbiamo credere perché l’iter di assegnazione del contributo non fosse “regolare”? O, forse, il Canavese (e i suoi residenti) si è trovato al centro di un gioco di potere e visibilità di questo o quel consigliere?

La trattativa

Da un anno e mezzo circa l’eurodeputato Giovanni Crosetto, su input dell’assessore rivarolese Alessia Cuffia, che cura i rapporti con gli Enti superiori, lavorava con i sindaci coinvolti e il Commissario di nomina governativa per arrivare ad uno stralcio del debito, con una proposta considerata congrua da tutti gli attori coinvolti, creditori compresi. E si era arrivati all’ultimo miglio, anzi, all’ultimo milione mancante. Se così fosse stato, Crosetto e a cascata Cuffia fino ad abbracciare la Giunta Zucco Chinà sarebbero stati incoronati gli eroi della patria, anzi, del Canavese. E in politica si può correre un rischio del genere con le elezioni regionali non alla porta, ma dietro l’angolo? Assolutamente no. Ed ecco la soluzione: un ordine del giorno firmato da tutti i capigruppo di maggioranza, cosicché i meriti saranno equamente condivisi. Nel frattempo: il Canavese può attendere…
Situazione oggetto di scherno anche l’opposizione, in particolare la capogruppo del Pd, Gianna Pentenero, ironizza: «Una situazione di totale confusione che regna nella maggioranza, ignara e sorpresa, in certi casi, anche delle proposte al bilancio presentate dalla ‘sua’ stessa giunta» sottolinea in un passaggio.

Lotta intestina

Ma a rendere bene cosa realmente sia accaduto all’interno delle forze di maggioranza, ed il clime che si è respirato a Palazzo Lascaris, è lo stesso Giovanni Crosetto che nel ringraziare il Consiglio Regionale per lo sforzo effettuato ed il Presidente Cirio per aver sostenuto fin dal primo momento queste amministrazioni, elogia i sindaci che «nonostante tutte le difficoltà, i problemi, le lunghe ed estenuanti attese, i personalismi e le invidie, continuano a tenere un’unitarietà politica ed un attaccamento agli interessi del territorio che, sopratutto in questo momento, dovrebbe essere di esempio a tanti». Più chiaro di così! Che per maggior chiarezza, aggiunge: «Sono stati tre giorni segnati dalla scelta, da parte di alcuni membri del centro-destra, di rendere pubblico uno scontro che non si sarebbe mai dovuto verificare, se si fosse tenuto come unico faro l’interesse del territorio che rappresentiamo. Ci ritroviamo a leggere sui giornali che la strada giusta da seguire non era quella della presentazione dell’emendamento alla legge di bilancio, ma quella di una legge speciale dedicata, tramite l’impegno assunto nell’Ordine del Giorno oggi approvato. Peccato che la strada dell’emendamento fosse stata la strada proposta dai massimi dirigenti della Regione Piemonte, che ad occhio dovrebbero intendersi un po’ di più di procedura legislativa.

La soluzione

La strada dell’Ordine del Giorno e della successiva legge speciale dedicata, che rappresenta un impegno sicuramente positivo, pone però un fattore di rischio, legato all’accettazione dell’offerta complessiva da parte del Comitato a garanzia dei Creditori. E proprio per questo la politica avrebbe dovuto tutelare e agevolare il più possibile, tramite la strada più veloce e sicura dell’emendamento alla legge di bilancio, come suggerito dai dirigenti della Regione Piemonte. Purtroppo così non è stato, e la Politica ha deciso di scegliere una strada che comporta un fattore di rischio, prendendosi le sue responsabilità». E rimarcare il concetto anche il presidente del Consiglio Regionale, Davide Nicco, prima che la situazione precipitasse: «Purtroppo, in politica, accanto al merito, entrano talvolta in gioco logiche che poco hanno a che vedere con l’interesse generale. Mi auguro che ciò non accada su una decisione che incide sul futuro di un intero territorio. Oggi abbiamo l’occasione di compiere una scelta di autentica». E non è stato fatto. O meglio, è stato fatto 7 giorni più tardi: ieri, martedì 3 febbraio 2026.