«Il Castello che non c’è più». Alle origini della leggenda
Le origini del Carnevale di Ivrea
Quando si parla delle origini del Carnevale di Ivrea, il problema non è stabilire quando nasce il Carnevale, ma chiarire che cosa si intenda per Carnevale. Il termine, infatti, non indica un fenomeno unico e immutabile nel tempo. Al contrario, nel corso dei secoli ha assunto forme, funzioni e significati profondamente diversi, che non possono essere compressi in una singola data fondativa. Esiste tuttavia una data ineludibile: il 1808, anno dei Libri dei Processi Verbali, a partire dal quale il Carnevale diventa documentabile come evento organizzato e regolato. Non è però ancora la festa cittadina unitaria che conosciamo oggi: si presenta piuttosto come un insieme di pratiche differenziate, legate alle Badie, che solo progressivamente verranno ricondotte entro un cerimoniale comune.
Da «rito della natura» a «rito della cultura»
Il Carnevale, probabilmente derivato da ritualità arcaiche con funzione simbolica e propiziatoria, viene progressivamente rifunzionalizzato e assunto come elemento identitario della Città. È in questo momento che la festa da «rito della natura» si trasforma in «rito della cultura» in cui convivono autorappresentazione comunitaria, rievocazione storica e trasgressione simbolica. Il Carnevale può essere collocato tra le grandi «feste tradizionali non religiose» (Natale Spineto): Tali feste determinano «un repentino eccezionale “incremento demografico”, la trasformazione idealizzata degli spazi pubblici, la rottura del comportamento e delle abitudini, l’attivazione delle reti sociali, l’assunzione di ruoli rituali», traducendosi «nella risignificazione di tempi e ritmi anonimi» e trasformando «una comunità sparsa in una comunità aggregata» (Laura Bonato).
La querelle sull’interpretazione della festa
È in questa prospettiva di lunga durata che vanno lette anche le fonti medievali richiamate nella recente querelle sulle «origini» e l’interpretazione del Carnevale, che ha visto confrontarsi Gabriella Gianotti, Franco Quaccia e Danilo Zaia con Francesco Gioana. Secondo Gianotti e Zaia la narrazione leggendaria che plasma l’attuale Carnevale ha finito col perdere «il senso delle nostre radici che in questo caso non risiedono in una festa, ma affondano in riti (documentati) nati nel mondo contadino». Nella loro operazione di scavo i tre studiosi hanno portato alla luce un documento datato 6 dicembre 1246, conservato nell’Archivio Storico Diocesano di Ivrea, in cui compare l’espressione latina «ad carnis leuamen». Questa indicazione veniva utilizzata come termine in un contratto agrario e si riferiva all’impegno di un contadino, che aveva ricevuto dal vescovo un terreno in area pavonese, a dissodarlo «prima del Carnevale», ossia entro il periodo immediatamente precedente alla Quaresima.
Una storia di otto secoli?
L’atto appena citato non fornisce una data di nascita della festa, ma dimostra che, nel Basso Medioevo, il concetto di «Carnevale» era già presente come riferimento temporale socialmente condiviso. I tre ricercatori hanno segnalato anche un documento del 1083, citato per la prima volta in una tesi universitaria di Antonio Oleari, discussa negli anni Ottanta. L’atto riguarderebbe donazioni di beni al Monastero di Cluny, in Francia, da parte dei conti di Pombia e, secondo i tre studiosi, getta la giusta luce storica sui rapporti tra i Conti del Canavese, il Vescovo e i Biandrate, a cui la leggenda – non la storia – fa risalire le prime vicende del Carnevale.
Fare ordine
Ecco, fare ordine oggi significa riconoscere la complessità di questa bellissima storia, fatta di sovrapposizioni, reinvenzioni, leggende e tradizioni, evitando sia le semplificazioni celebrative sia le contrapposizioni ideologiche, rifuggendo dalle manie di datazione. Forse, proprio per l’importanza che l’evento riveste nell’identità di Ivrea, sarebbe auspicabile un progetto condiviso: una storia della genesi del Carnevale, che restituisca ciò che oggi è possibile dire, distinguendo con chiarezza tra ciò che è storicamente documentabile, ciò che appartiene alla tradizione popolare e ciò che rientra nella sfera del simbolo. Solo così il Carnevale di Ivrea può essere compreso solo se lo si pensa non come un mito immobile, ma come un fenomeno storico vivo, stratificato e in continua evoluzione.