Marcella Di Levrano, vittima di mafia: il ricordo di una madre e di un coraggio spezzato
Marisa Fiorani ricorda la figlia Marcella, assassinata dalla Sacra Corona Unita prima di testimoniare al maxi-processo di Lecce

Marcella Di Levrano, vittima di mafia: il ricordo di una madre e di un coraggio spezzato. Lunedì 7 aprile, Marisa Fiorani ricorda la figlia Marcella, assassinata dalla Sacra Corona Unita prima di testimoniare al maxi-processo di Lecce. Un incontro per non dimenticare le vittime innocenti delle mafie.
Marcella Di Levrano, vittima di mafia
Nell’ambito del programma per la XXX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, lunedì 7 aprile alle ore 18, presso la Sala consiliare, ingresso da via Ivrea 60, Marisa Fiorani ricorderà la figlia Marcella Di Levrano, assassinata nel 1990 a 26 anni poco prima di testimoniare a maxi processo istruito a Lecce contro la Sacra Corona Unita. A Marcella è intitolata la villa di San Giusto Canavese confiscata alla ‘ndrangheta e oggi destinata ad attività sociali. Ingresso libero.
Gli incontri precedenti
Martedì 25 marzo presso il Salone comunale di via Montenero, la compagnia torinese Eleonora Frida Mino ha proposto “Emanuela Loi. La ragazza della scorta di Borsellino”. Emanuela sognava di fare la maestra, ma il destino aveva previsto per lei un’altra strada. Così, in un’epoca in cui le donne erano state ammesse da poco in Polizia, passò il concorso e portò avanti il suo mestiere con dedizione e senso del dovere. Destinata alla scorta del Giudice Paolo Borsellino, morì nella strage di via D’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992. Eleonora Frida Mino ha raccontato Emanuela attraverso un lavoro di messinscena collettivo, condiviso con Roberta Triggiani e Raffaella Tomellini e i contributi video creati da Giulia Salza. La drammaturgia contaminata di immagini, suoni e colore ha toccato i temi del coraggio e della parità di genere: a partire dalle scelte di vita e affrontando una carriera in un ambito considerato ancora maschile, dove la lotta contro la mafia diventa una guerra per la libertà di tutti.
In apertura è intervenuto il Vicesindaco Marina Vittone, con Giulia Toffanin, vicepresidente di ACMOS, e Tiziana Perelli per il presidio di Libera “Luigi Ioculano” di Cuorgnè.
Nella mattinata di mercoledì 26, due repliche, introdotte da Marina Vittone e dal consigliere delegato alle politiche giovanili Francesca Bevacqua, sono state riservate alle scuole cittadine, coinvolgendo oltre 120 studenti dell’I.C. “Guido Gozzano”, dell’I.I.S “Aldo Moro” e dell’Istituto “SS. Annunziata”.
Al termine di ogni spettacolo, gli studenti hanno dialogato con Eleonora Frida Mino dimostrando interesse e attenzione sia verso la vita di Emanuela Loi, sia verso alcuni aspetti tecnici e artistici dello spettacolo.
Le iniziative a Rivarolo
“L’incontro con Marisa Fiorani conclude le iniziative promosse dall’Amministrazione comunale e cofinanziate dalla Regione Piemonte per la memoria e l’impegno delle vittime delle mafie” segnala Marina Vittone, Vicesindaco e Assessore alla Cultura “un programma che a partire dal primo appuntamento del 19 marzo, con la lettura dei nomi delle vittime presso il parco Spazio Elementare ha visto protagonisti studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Anche al termine delle repliche dello spettacolo con Eleonora Frida Mino, i ragazzi hanno dimostrato interesse e attenzione sia verso la vita di Emanuela Loi, sia verso alcuni aspetti tecnici e artistici della rappresentazione. Ringraziamo in particolare i docenti che hanno considerato le iniziative come rilevanti momenti di formazione civica dei loro allievi, insieme anche ai laboratori dedicati alla legalità che ACMOS ha svolto nelle classi”.
Il programma è cofinanziato dalla Regione Piemonte ai sensi della L.R. 14/2007, organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Città di Rivarolo Canavese, dall’associazione ACMOS e dalla Biblioteca “Domenico Besso Marcheis” con l’adesione, oltre al Presidio Libera di Cuorgné, del gruppo Scout AGESCI Rivarolo 1 e di ANPI Sezione “Tina Anselmi” Favria-Oglianico-Rivarolo.
La storia di Marcella
Marcella Di Levrano nasce a Mesagne (Brindisi) il 18 aprile del 1964. Nel 1968 sua mamma Marisa sceglie di abbandonare il marito violento e di trasferirsi con le sue tre bambine a Torchiarolo, facendo di tutto per regalare loro un futuro sereno. Marcella si iscrive l’istituto magistrale a Brindisi, proprio in anni in cui la città diventa una piazza importante di spaccio di droga e criminalità organizzata. Marcella, una ragazza solare e intelligente, ma profondamente fragile, cresciuta senza suo papà, da quel momento non sarà più la stessa; quel sorriso diventa sempre più raro da vedere sul suo volto diventa scontrosa anche in famiglia, fino a quando, al secondo anno, una sera non fa ritorno a casa. La ritroveranno due giorni dopo, drogata. Iniziano anni travagliati: per procurarsi le dosi comincia a frequentare giovani senza scrupoli, ambiziosi boss della Sacra Corona Unita, che muoveva i suoi primi sanguinosi passi. A nulla serve l’enorme sforzo di sua mamma e delle sue sorelle che con amore provano a strapparla da quel mondo. Senza un aiuto reale e concreto dei servizi sociali, Marcella alterna momenti di lucidità e di voglia di cambiamento a fughe e intossicazioni, ricoveri e dimissioni. Quattro anni dopo Marcella scopre di essere incinta. È un momento di rinascita, ha capito che questa è per lei l’occasione del riscatto. La gioia di diventare mamma la fa allontanare dal giro della droga e dalle vecchie frequentazioni. Trascorrono così dei mesi bellissimi per lei e per la sua famiglia, mesi di piccole gioie, di sorrisi e di serenità, in cui Marcella cerca di costruire una vita migliore e un futuro dignitoso per sé e per la bambina che porta in grembo.
La nascita di Sara per Marcella è una gioia immensa, ma un pensiero la turba: non vuole che la piccola cresca, come lei, senza un papà. Così lo va a cercare e, sentendosi ripetutamente rifiutata, viene risucchiata di nuovo dal mondo che con fatica aveva abbandonato. Riprende a drogarsi, diventa schiava di sé stessa e dell’eroina. La sua famiglia cambia più volte paese nella speranza di allontanarla da quel giro, ma senza risultati. Di lì a poco i servizi sociali le tolgono l’affidamento della sua piccola Sara. Marcella senza sua figlia si sente persa. Decide allora di riprendere in mano la sua vita, per poter salvare sé stessa e dare dignità a sua figlia. Dal giugno del 1987 inizia così a collaborare con le Forze dell’Ordine, denunciando le persone che giravano intorno allo spaccio e al traffico di droga: nomi e volti legati alla Sacra Corona Unita. Marcella diventa una persona scomoda, che doveva essere la prima testimone nel maxi – processo che si sarebbe tenuto contro l’organizzazione criminale a novembre del 1990. Ma Marcella non arriverà mai in quell’aula del Tribunale di Lecce. Scompare l’8 marzo del 1990. Il suo corpo sarà ritrovato solo il 5 aprile dello stesso anno, parzialmente occultato tra foglie e rami secchi, nel bosco dei Lucci, tra Brindisi e Mesagne. La troveranno con il volto sfigurato, irriconoscibile: la morte che la Sacra Corona Unita dispone per i traditori.
Il procedimento penale relativo all'omicidio di Marcella fu archiviato nell'aprile del 1992. Nel corso degli anni diverse sono state le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia sul suo omicidio, che hanno permesso agli organi inquirenti di individuare il movente. Tutti i collaboratori hanno dichiarato che Marcella fu uccisa per paura che testimoniasse in tribunale, avendo saputo che era stata ascoltata dalle forze dell'ordine già nel 1987. Le sue dichiarazioni furono riportate nella sentenza del maxiprocesso di Lecce, che confermò l'esistenza della Sacra Corona Unita. Il procedimento penale era stato riaperto nel 2011, ma nel dicembre del 2019 il pm Alberto Santacatterina ha fatto richiesta di archiviazione che è stata accolta dal Gip di Lecce il 5 marzo 2020. L'unico esecutore individuato è morto nel 2000.